La sottocultura ursina si è infiltrata ovunque e il mondo delle sette note non fa eccezione. La bear music è musica creata da e per uomini che si identificano come orsi, e si tratta in prevalenza di rock acustico composto in contrasto a quella che, in maniera stereotipata, è considerata come la musica gay per eccellenza: la dance music elettronica. La musica ursina ha inoltre per obiettivo di celebrare la diversità anche all’interno della comunità gay e promuovere un’immagine positiva del proprio corpo in maniera consapevole e orgogliosa. La maggiore ispirazione per questo filone è stata identificata nel movimento musicale folk femminile, che tramite le sue artiste promuove un senso di sorellanza ovunque, e “Music, Brotherhood, Fur” (musica, fratellanza, pelo) fu lo slogan per la decima edizione di Bearapalooza che si è tenuto lo scorso anno.
Fondato da Freddy Freeman nel 2002, deriva il suo nome da Lollapalooza, un festival musicale annuale itinerante di musica rock alternativa creato negli anni ’90 e molto famoso negli USA. Freeman nella sua canzone Free Man dall’album Break The Silence declama: “I’m a free man, a big man, a fat man and a hairy man. Well, I’m a big man, a sexy man, a proud bear” (Sono un uomo libero, un uomo grosso, un uomo grasso e un uomo peloso; Bene, sono un uomo grosso, un uomo sexy, orgoglioso come orso). Essere più chiari di così in due strofe è impossibile.
Sul sito www.bearapalooza.com nella sezione “Artists” sono segnalati 34 cantanti di cui il più famoso è probabilmente Kendall Kelly, di cui trovate su YouTube numerosi video, tra cui la struggente ballad Deeper Than Blue, per cui è d’obbligo avere a portata di mano una scatola di fazzoletti di carta per asciugare le lacrime e non solo.
La musica orsa si è comunque diffusa in varie direzioni. Il country è rappresentato da Drak Jensen, dalla voce suadente e gay dichiarato, caso più unico che raro in quell’ambiente. Per il queer hip hop ascoltate Big Deeper, mentre se amate il trash suggeriamo i Band of Bears e la loro Dirty Bitch, di cui la musica inascoltabile e il video inguardabile ne fanno un vero pezzo cult. “Ginger alert”, allarme capelli rossi, per Homer Marrs, da segnalare per la sua canzone Bear 411, in cui promuove in maniera ironica un famoso sito di incontri online con lo stesso nome.
Dato che nella comunità ursina ci sono anche i “cacciatori”, gli uomini magri a cui piacciono quelli ben piantati, è doveroso citare Tom Goss che per il video del suo brano dall’originalissimo titolo Bears (disponibile su i-Tunes) ha riunito 200 orsi per 3,44 minuti di pura estasi visiva. Chiudiamo il cerchio con una “goldielocks”, appellativo che in slang americano indica una frociarola da bear ed è una citazione della favola “Riccioli d’oro e i tre orsi”. In The Bear Song Pixie Herculon, pseudonimo della cantautrice Jill Sobule, gorgheggia: “If I was a guy I’d wanna be a bear” (se fossi un ragazzo vorrei essere un orso). Nel video canta circondata da un tripudio di uomini panciuti in camicie a scacchi rigorosamente di flanella, e se volete scoprire cosa c’è nel suo cestino qualora vi portasse a fare un picnic ascoltate attentamente il testo…
Interrompiamo la lista nordamericana e arriviamo in Italia passando da un elenco, sempre non esaustivo, di cantanti europei e nazionali di cui ha già parlato la rubrica musica di Pride. Solo un rapido riferimento per gli olandesi Bearforce 1 e gli spagnoli Barb@azul, mentre segnaliamo Immanuel Casto per il singolo I Love Bears (Il bosco degli orsetti) e Fabio Cinti per Waiting for my bear. Se invece non conoscete il bulgaro Azis, megapopstar nei Balcani, i suoi video pieni di muscle bears come in No Kazvam Ti Stiga, vi faranno sudare anche se foste nudi dentro a un igloo! Il fatto che lui, pur se orso barbuto, a un certo punto appaia travestito come un’orrida vestale pronta, chissà come mai, al sacrificio del corpo è un dettaglio trascurabile.
Non fosse che per l’immagine che lo ritrae come una famosa copertina di un disco di Grace Jones, facciamo rappresentare l’Italia da Hard Ton, che si definisce disco bear queen XXL. I suoi look un po’ circensi come il costume da cupcake in Food of Love, l’outfit fetish di stringhe a rete che contengono l’abbondante corpo in Earthquake o il due pezzi in latex arancione in Not Again non vi facciano fuorviare, perché al ritmo dei suoi pezzi ballerete a più non posso. Forse un filo rosso con il passato glielo possiamo reperire con Gepy & Gepy, pseudonimo che Giampiero Scalamogna scelse per sottolineare la sua stazza “doppia” rispetto al normale, e la sua hit Body to Body. In un video tratto da un programma televisivo del 1979 entra in scena maschile come Giove, ma quando inizia a ballare si muove come se fosse Giunone e praticamente non degna di uno sguardo le tre splendide coriste che gli si strusciano addosso. Un dubbio sorge spontaneo ma erano altri tempi… Per fortuna la musica è cambiata.