Primavera dei teatri, il festival che per una settimana anima il borgo di Castrovillari, compie 20 anni e li festeggia con un’edizione di alto profilo che vede schierati i nomi più significativi del nuovo teatro e della sperimentazione: da Roberto Latini a Dario De Luca, Michele Santeramo, Carullo Minasi, Davide Carnevali, Kronoteatro e molti altri, tutti impegnati a far conoscere in prima o anteprima nazionale le loro ultime creazioni. Tra i molti temi non mancano la libertà d’espressione e le differenze sessuali.

 

Che un festival teatrale festeggi i suoi primi 20 anni è già un fatto assai importante ma per Primavera dei Teatri a Castrovillari, curato con perseveranza e dedizione dalla compagnia Scena Verticale (fondata nel 1992 da Saverio La Ruina e Dario De Luca, da allora anche direttori artistici a fianco di Settimio Pisano che cura l’organizzazione), questa ricorrenza assume un significato speciale.

Che un piccolo borgo della Calabria, regione spesso ingiustamente trascurata, sia diventato la vetrina di spettacoli destinati poi ad affermarsi a livello nazionale, legati dalla matrice del nuovo teatro o della sperimentazione e sempre prodotti e interpretati da artisti anagraficamente o spiritualmente giovani, è cosa ancora più significativa.

Il festival ha spesso fatto conoscere in anteprima i lavori di Saverio e Dario che sono stati poi visti e premiati in Italia e all’estero, ma ha soprattutto contribuito all’affermazione di talenti prima semi sconosciuti, offrendo loro una preziosa opportunità per farsi notare dagli operatori del settore, oltre ad allargare lo sguardo al di là dei nostri confini per dar giustamente spazio anche ad autori stranieri.    

Aldilà di tutto

Questa edizione (dal 25 maggio all’1 giugno) rispecchia le linee guida che da sempre lo hanno contraddistinto: posto d’onore alla drammaturgia contemporanea, ai nuovi talenti che stanno emergendo, alle compagnie che non cadono nella facile tentazione di rivisitare classici o testi già sfruttati ma si assumono il rischio della novità, di trattare tematiche a volte scomode come la libertà d’espressione, l’emarginazione o la sessualità.

A inaugurare la rassegna, spalmata su diverse location della cittadina che mette a disposizione spazi tradizionali come i teatri Vittoria e Sybaris e altri inusuali come la Sala Consiliare, è stato The Night Writer, sorta di diario intimo del geniale Jan Fabre che ha scritto e diretto il testo, interpretato dal poliedrico Lino Musella, immedesimatosi con la propria sensibilità nelle tortuose dinamiche artistiche e psicologiche del regista belga. 

A seguire, domenica 26 e lunedì 27 (in concomitanza con l’elezione del Parlamento Europeo) per il Progetto Europe Connection sono in programma La nave fantasma di Maxi Obexer, Contro la libertà di Esteve Soler e The Speaking Machine di Victoria Szpumberg, tutti in prima nazionale. Il primo propone una riflessione sull’attuale e controverso problema delle migrazioni, mentre il secondo si focalizza sul tema della libertà e il terzo apre un’inquietante finestra su un futuro surreale, dove macchine parlanti ed emozioni si mescolano.

Sempre lunedì, Teatro Dallarmadio presenta Alfonsina Panciavuota, monologo di Fabio Marceddu anche protagonista, già noto per il suo FM, autobiografia dolceamara di un attore gay che dalla Sardegna spicca il volo verso il “continente” nella difficile ricerca del successo nel mondo dello spettacolo. È la storia di Alfonsina (che Fabio interpreta in abiti femminili ma non en travesti, proprio come La Ruina ha fatto nei mai dimenticati Dissonorata e La borto), nel 1932 venduta dai genitori a soli 10 anni al padrone di una miniera che per quattro anni la sottoporrà a una serie di intollerabili abusi che la segneranno per il resto della vita.

Il giorno seguente troviamo, tra gli altri, il collettivo Nova Melancholia con Immagina un paesaggio eroico, riflessione su utopia ed eroismo, ispirata alle lettere inviate dal carcere dalla rivoluzionaria Rosa Luxenburg.

Michele Santeramo, molto presente nei cartelloni del festival, è uno dei nostri drammaturghi più interessanti e fecondi: con Teatro Koreja presenta La ragione del terrore, diretto da Salvatore Trimacere, in cui ci si interroga se esista una ragione nella mente di chi provoca violenza e dolore, mentre l’ensemble Scena Nuda debutta con Non siamo barbari del tedesco Philip Lohle dove una coppia si ritrova a confrontarsi in una situazione del tutto inaspettata con i nuovi vicini di casa.

Mercoledì 29 vede il ritorno della compagnia Kronoteatro che, in anteprima nazionale, propone Sangue del mio sangue di Riccardo Spagnulo (ispiratosi a un testo di Michel Foucault) con la regia di Maurizio Sguotti. Proseguendo nell’osservazione delle più variegate dinamiche familiari, questa volta il gruppo riporta alla luce un cruento fatto di sangue: nella Francia di fine ottocento un contadino diciottenne uccide madre, sorella e fratellino per liberare il padre dalle “sofferenze” della famiglia.

Giornata assai densa quella di giovedì 30: la apre Menelao, pièce di Davide Carnevali, costruita, diretta e interpretata da Teatrino Giullare, dal 1995 votato a una rigorosa ricerca che ha prodotto spettacoli, installazioni e laboratori segnati dall’invenzione di straordinari artifici scenici. A Castrovillari ritornano con una rielaborazione in chiave contemporanea del mito della famiglia degli Atridi, il marito lacerato dal dubbio e destinato a fare i conti con aspirazioni da sempre incompiute.

A seguire, la sinergia tra ERT, Arca Azzurra e Riccione Teatro ha prodotto Per il tuo bene, scritto e diretto da Pier Lorenzo Pisano, dove il ritorno di un figlio nel nucleo familiare diventa un’immersione nella propria identità, tra recriminazioni, colpe secretate e battute acide dei parenti. Chiude il milanese Atir Teatro Ringhiera (tuttora privo di una sede e itinerante in diverse sale cittadine) con Aldilà di tutto, di e con Valentina Picello e Chiara Stoppa su drammaturgia di Carlo Guasconi. Le due attrici, dopo che Chiara ha in precedenza portato in scena con un monologo la sua lotta vittoriosa contro il cancro, decidono di affrontare un tema considerato da molti ancora tabù, quello dell’accompagnamento alla morte.

Lo Psicopompo

Due proposte assai stimolanti sono in programma per venerdì 31. Dopo Patruni e sutta – peripezie della libertà e illibertà, adattamento da L’isola degli schiavi di Marivaux firmato da Carullo-Minasi (anche produttori insieme a La Corte Ospitale), è la volta dell’atteso Lo Psicopompo, pièce di Dario De Luca anche regista e interprete accanto all’eclettica Milvia Marigliano. Il testo vede al centro il tesissimo confronto tra la coppia formata da un infermiere e una professoressa che affrontano il complesso e drammatico problema del fine vita. Per questo spettacolo (che si replicherà il 15 giugno al Napoli Teatro Festival) ci si trasferisce a Cosenza negli spazi del BocsArt dove 60 spettatori, collocati in un site specific sotto le stelle, lo seguiranno muniti di cuffie.

Nell’ultimo giorno, sabato 1 giugno, scende in campo un’altra terna di valore. Aprono la serata Tamara Bartolini e Michele Baronio, registi e interpreti di Tutt’intera, scritto da Guillaume Poix: ispirato alla biografia della fotografa Vivian Maier della quale sono stati ritrovati 150.000 negativi ammassati in capienti scatoloni durante tutta una vita, vissuta per necessità lavorando come governante, nonostante l’enorme talento.

In exitu

A seguire, uno dei più creativi e imprevedibili artisti della scena italiana: Roberto Latini che, dopo il Cantico dei cantici, si cimenta in veste di adattatore, regista e protagonista con In exitu, lo “scandaloso” (all’epoca suscitò infatti un’imponente levata di scudi tra benpensanti e cattolici integralisti) testo di Giovanni Testori, portato in palcoscenico per primo da Franco Branciaroli accanto allo stesso autore alla fine degli anni ottanta. È la disperata invettiva di Riboldi Gino, un marchettaro eroinomane che si trascina nei pressi della stazione Centrale di Milano: la sua storia di emarginazione e degrado lo fa assimilare a un Cristo dolente senza il conforto delle braccia di una Madonna che lo sostengano. Lo si potrà vedere l’8 e 9 giugno anche al Napoli Teatro Festival.

L’ultimo spettacolo in cartellone è firmato dalla compagnia Sutta Scupa che presenta Miracolo, scritto e diretto da Giuseppe Massa il quale, prendendo spunto dalle ondate migratorie, concepisce un divertissement agrodolce in cui due becchini precari – anche fratelli – hanno l’ingrato compito di seppellire un migrante in un cimitero stracolmo e privo posti vacanti. E se si liberassero dello scomodo cadavere?