La capitale morale d’Italia è diventata anche la capitale arcobaleno della nazione? Sicuramente ha molte frecce al suo arco, e nel 2020 ospiterà il più importante evento annuale del turismo LGBT.

(prima pubblicazione Pride estate 2018)

 

È una di quelle notizie che fanno letteralmente il giro del mondo. Magari non tutto il pianeta lo viene a sapere, ma una parte economicamente e anche politicamente molto rilevante per la nostra comunità sì. Nel 2020 Milano ospiterà il convegno annuale di IGLTA, l’associazione internazionale del turismo LGBT, che si è tenuto quest’anno a Toronto e che il prossimo sarà a New York, città che festeggerà in pompa magna il cinquantesimo anniversario delle rivolte di Stonewall.

La candidatura è stata vinta contro avversarie di tutto rispetto come Sydney, Bruxelles e Tel Aviv, e dietro questa impresa eccezionale c’è la caparbietà di Alessio Virgili, fondatore di Quiiky, il primo tour operator italiano LGBT, nonché ambasciatore italiano di IGLTA. Con un lavoro titanico di preparazione della documentazione necessaria e di tessitura di pubbliche relazioni, Alessio ha fatto emergere il capoluogo lombardo come destinazione nella sempre più concorrenziale mappa dei viaggi arcobaleno.

Ci aveva già tentato nel 2011 una prima volta candidando Roma, allora amministrata dal sindaco Alemanno, ottenendo un suo benestare e una lettera di patrocinio per la prima edizione di Expo Turismo Gay da Michela Vittoria Brambilla, ministra per il turismo nel quarto governo Berlusconi. Dovette abbandonare l’idea perché l’assessore al turismo dell’epoca non riteneva necessario promuovere la capitale ad altri segmenti di mercato in quanto già si vendeva da sola. Di seguito provò con Palermo con il sindaco Orlando, sino ad arrivare quest’anno a Milano. Dopo averlo incontrato a Toronto gli abbiamo posto alcune domande in merito.

Quali difficoltà hai incontrato e cosa ti aspetti che possa cambiare con questa convention?
Con l’ex giunta del sindaco Pisapia ero riuscito a intavolare un discorso senza riuscire poi a concretizzare nulla. Finalmente nel 2016, grazie all’intermediazione del consolato generale USA di Milano, sono riuscito a guadagnare l’attenzione della giunta Sala per arrivare finalmente oggi alla vittoria.

Tanti sono stati gli ostacoli che ho trovato lungo il cammino, con l’eccezione rispetto al passato che tali contrapposizioni sono giunte non dalle istituzioni che per anni si erano dimostrate conservatrici e non pronte a discutere di queste tematiche, ma dal mondo del turismo.

La convention rappresenta per il tessuto imprenditoriale meneghino l’opportunità di intercettare opinion leaders e decision makers internazionali. Per il 2020, infatti, sono attesi tra i 300 e i 500 delegati, tutti operatori e istituzioni pubbliche turistiche, provenienti da oltre 80 paesi che in solo quattro giorni di manifestazione produrranno un indotto per la città di oltre 1 milione di euro.

Organizzare un convegno IGLTA implica un investimento di tempo e di denaro non indifferente. Che sostegno chiedi alla comunità LGBT?
È ancora molto presto per dare informazioni dettagliate, ma posso anticipare che la serata di apertura si terrà presso il Castello Sforzesco. Stiamo lavorando a stretto contatto con le associazioni LGBT di Milano e non solo, affinché attraverso la sinergia si possa arrivare al 2020 con un evento degno di nota, che metta in luce gli aspetti di accoglienza indiscriminata, rispetto delle diversità e tolleranza che contraddistinguono Milano da altre città.

Al di là di questa “eccezione”, purtroppo il “mantra” che perseguita chi in generale cerca di sviluppare imprenditoria gay in questo settore è che nel Bel Paese il turismo ci arriva da solo, che differenza ci sarebbe tra turismo omosessuale e turismo eterosessuale, investire denaro pubblico in questo fascia specifica non ha senso.

Le differenze però esistono e sono varie e ve le abbiamo raccontate più volte nelle pagine di questa rivista, denunciando l’incapacità o peggio la non volontà delle amministrazioni cittadine di trarre vantaggio da un segmento turistico che produce fatturati miliardari.

I viaggi gay e lesbici (e lentamente ma in ascesa quelli trans), infatti, sono uno dei mercati in più rapida crescita nel settore dei viaggi internazionali secondo quanto riporta il “Second Global Report on LGBT Tourism” pubblicato a maggio da UNTWO, l’organizzazione del turismo delle Nazioni Unite e scaricabile in PDF online. Un segmento che però ha delle caratteristiche precise e delle esigenze di comunicazione peculiari.

In sostanza, mentre di recente la Colombia, la Tailandia e Malta si stanno accostando apertamente al turismo LGBT, qui ipocritamente rinunciamo a incanalare in maniera sistematica e produttiva flussi di denaro che farebbero impallidire un banchiere svizzero. Ciliegina sulla torta il dipartimento del Turismo, che rientrava nel ministero dei Beni Culturali, è stato trasferito dal nuovo governo di coalizione Lega-Movimento 5 stelle nel ministero delle Politiche Agricole…

Diciamocelo chiaramente: il turismo arcobaleno arriva in Italia sin dai tempi di Romolo e Remo, anche grazie al fatto che siamo una nazione che non ha mai avuto leggi contro l’omosessualità. L’altro lato della medaglia è che qui l’omofobia prospera senza alcuna azione governativa che la argini in concreto. Ultimo episodio in ordine di tempo registrato dalle cronache è quanto accaduto a Ragusa sempre a maggio, dove un questionario sulle tematiche LGBT proposto congiuntamente delle delegazioni Arcigay di Ragusa, Siracusa e Catania, rivolto a tutti i candidati e le candidate al consiglio comunale e ai candidati a sindaco, conteneva la domanda: “Ragusa ha una forte vocazione turistica e il turismo LGBT ha una significativa incidenza come anche in molte altre parti del mondo. Sarebbe favorevole a sviluppare questo settore turistico concertando opportune iniziative con le associazioni e gli imprenditori LGBTI?”.

Forza Nuova Sicilia critica aspramente il questionario predisposto da Arcigay e lo giudica più un test con la “(…) chiara intenzione inquisitoria di mettere alla gogna chi non si mostrasse allineato con le folli e innaturali rivendicazioni di certi ambienti“. Il partito di destra spiega che “conosciamo perfettamente l’agenda che questi signori portano avanti: dall’equiparazione delle coppie omosessuali alla famiglia tradizionale, all’indottrinamento alla diabolica teoria del gender che, tra le altre aberrazioni, nega il valore della determinazione biologica della sessualità, alle richieste di ‘adozione’ per mezzo dell’utero in affitto“. E postillano: “Per questo ci opponiamo alla diffusione del questionario e delle concezioni innaturali e antisociali che intende veicolare. Sapremo anche, dalle risposte che molti daranno, chi potrà avere il diritto di ergersi a paladino della sola famiglia degna di essere definita tale, il cerchiobottismo in casi del genere è un atto criminale“. Ognuno ne tragga le debite conclusioni.

Se grazie a EXPO 2015 Milano ha avuto un’esposizione mediatica senza precedenti che ha rilanciato fortemente l’arrivo di turisti in città e non solo di uomini d’affari in rapido passaggio per partecipare a qualche fiera, il segmento LGBT resta ancora per certi aspetti una Cenerentola esclusa dal ballo. Nel sito ufficiale del turismo del capoluogo lombardo digitando nel motore di ricerca la parola “gay” non esce alcun risultato, e digitando “LGBT” appare un misero e ingannevole “(…) Inoltre, corso Buenos Aires e il reticolo di vie limitrofe sono animate da una miriade di locali e ristoranti e costituiscono una delle principali zone LGBT friendly della città”.

Segnalazione fuorviante perché Milano ha quasi un terzo di tutti i locali gay italiani, un locale lesbico, associazioni che coprono qualsiasi sfumatura del ventaglio omo/bi/inter/a/transessuale offrendo servizi di accoglienza, consulenza, appoggio, informazione, salute ecc., con attività e appuntamenti che spaziano dagli incontri dei cristiani omosessuali alle periodiche serate fetish e leather, passando per la settimana internazionale bear e un festival di cinema gaylesbico e queer culture con più di trenta anni di attività alle spalle e non solo.

In un lungo incontro con l’assessore al turismo Roberta Guaineri abbiamo affrontato la questione, anche perché sono gli aeroporti di Milano Malpensa, Milano Linate e Bergamo Orio al Serio che accolgono la maggior parte dei viaggiatori che atterrano nel nord Italia.

Ci sono strategie specifiche per promuovere Milano come destinazione gay friendly?
Non è solo il tema del turismo LGBT ma sono vari i temi che in Italia risultano difficili da scardinare in un sistema culturale che dura da più di 2000 anni, e come donna non lo dico a caso. Pur con tutte le difficoltà che lei mi ha presentato, che non sono ideologiche, le istituzioni sono comunque più sensibili, si veda quanto sta facendo anche la regione Piemonte con il progetto “Friendly Piemonte, e ci tengo a sottolinearlo.

È complesso in un anno e mezzo far diventare l’Italia e in particolare Milano un punto di riferimento come lei vorrebbe, perché l’investimento economico è notevole e questo non è un punto irrilevante al fine dei discorsi sullo sviluppo del turismo. Il Comune non può intervenire in maniera coercitiva sulle realtà private per promuovere anche un discorso culturale e di sensibilizzazione. Lo scorso anno abbiamo deciso di candidarci per ospitare la convention IGLTA del 2020 proprio perché può essere il pretesto per potere impostare un nostro discorso anche sul turismo LGBT.

Come vede il futuro del turismo in città?
Se la può tranquillizzare, è da un anno e mezzo che per la prima volta stiamo analizzando il turismo a Milano in maniera professionale. Abbiamo riscontrato che si è sviluppato in maniera abbastanza casuale grazie a mille cose, a EXPO ma anche ad altri eventi precedenti e a una serie di circostanze che si sono create in questi ultimi anni e che stanno portando molti viaggiatori verso la nostra città. Il marketing territoriale ha come scopo proprio di sviluppare sia sotto il profilo dell’organizzazione che su quello della comunicazione il turismo di Milano ed è un lavoro che vorremo fare negli anni. Non è che escludiamo il turismo LGBT a favore di altri, non c’è una vera e propria comunicazione sul turismo in generale.

E per il 2020?
Nel 2020 arriveremo preparati. Nella nostra ottica non sarà un convegno che passa e non lascia niente. Il turismo LGBT è un tema che deve essere preso in considerazione come altri temi su cui si deve investire. Milano è una città aperta e disponibile, è quella dove si sono celebrate più unioni civili da quando c’è la legge. Di certo bisogna anche mettere insieme quello che già c’è e strutturarlo meglio.

Cos’altro succede in città? Il 7 dicembre 2017, giorno di Sant’Ambrogio patrono della città e tradizionalmente data in cui i milanesi montano l’albero di Natale e il teatro alla Scala inaugura la stagione operistica, luminarie con i colori dell’arcobaleno si accendevano segnalando la nascita dell’associazione Rainbow District Milano, con tanto di videomessaggio augurale della senatrice Monica Cirinnà. Rainbow District Milano si propone l’obiettivo di riunire i commercianti del quadrilatero di Porta Venezia, promuovendo gli esercizi commerciali e gli eventi per la nostra comunità a favore di un’internazionalità di uno dei quartieri più multiculturali e visitati. Metà quotidiana per gli aperitivi happy hour e i dopocena fino a notte fonda, grazie ai locali a proprietà gay Lecco Milano e Mono, nonché da qualche anno centro nevralgico della pride week che culmina con la tradizionale parata che si conclude in fondo a corso Buenos Aires, l’area di Porta Venezia è un’oasi di tolleranza e diversità a due passi dal centro.

Come prima attività culturale di straordinario prestigio Rainbow District Milano ha partecipato ad aprile alla Milano Design Week, probabilmente l’appuntamento più rilevante dell’anno sotto le guglie del Duomo. Tra le varie iniziative è spiccata un’installazione posta all’interno del Casello Daziario Ovest in omaggio al percorso creativo di Elio Fiorucci, stilista che a Porta Venezia ha vissuto e insediato il suo quartier generale. Nel segno di una Milano città aperta e sempre più disponibile al dialogo con la comunità LGBT, sarebbe quindi bello fare di Porta Venezia quello che a Madrid è Chueca, a Parigi Le Marais, a Berlino Schöneberg, a New York il Greenwich Village, a San Francisco il Castro e così via.

Se la cosiddetta “Milano da bere” è oramai passata da tempo, la Milano LGBT con tutte le sue frenetiche attività e le inevitabili contraddizioni e ampi spazi di miglioramento e crescita non dorme mai, anche se ogni tanto si riposa sugli allori. Nel 2020 il mondo avrà gli occhi puntati sulle olimpiadi di Tokyo, ma anche se per pochi giorni a primavera i principali protagonisti dell’industria del turismo LGBT avranno modo di capire perché “Milan l’è on gran Milan”.