Dalla loro timida apparizione in Italia negli anni Ottanta i centri di documentazione LGBT sono oggi almeno quindici. Quali prospettive e quale futuro sono ipotizzabili per il patrimonio inestimabile che conservano?

(prima pubblicazione Pride febbraio 2017)

 

All’inizio degli anni ’80, grazie alla visione lungimirante di alcuni attivisti, si strutturano in Italia i primi progetti di conservazione del patrimonio culturale e documentario prodotto dal movimento LGBT. Si sviluppano così i primi archivi a Torino, Bologna, Milano, esordendo in molti casi come piccole biblioteche di circoli e associazioni, autofinanziandosi e ricevendo i primi nuclei documentari in donazione da amici e attivisti, e offrendo in cambio la consultazione dei materiali raccolti.

Così diventano luoghi dove raccogliere e conservare un patrimonio a rischio di cancellazione: documenti essenziali a rappresentare il movimento LGBT e la sua cultura, anche quelli che nessun’altra biblioteca o archivio “normali” avrebbero considerato. Grazie a questi pionieristici progetti, il movimento italiano comincia a prendere coscienza dell’importanza di avere una storia.

Oggi possiamo individuare almeno quindici archivi specializzati, realtà diverse tra loro per tipologia, organizzazione, patrimonio, servizi offerti, realtà di cui la mancanza di coordinamento limita però il grande potenziale informativo.

La città italiana in cui è maggiore la concentrazione di archivi LGBT è Torino con tre importantissime raccolte: la fondazione FUORI!, nata nel 1980 per conservare e rendere fruibile il prezioso patrimonio documentario creato dal FUORI!, prima espressione del movimento in Italia; il centro di documentazione Maurice GLBTQ, attivo dai primi anni ‘90, che si propone con il suo patrimonio come luogo di costruzione di memoria collettiva; il centro studi e documentazione Ferruccio Castellano, che dal 1981 indaga il rapporto tra fede e omosessualità.

La realtà maggiormente strutturata, per organizzazione, servizi e livello di descrizione delle raccolte, è certamente il centro di documentazione Flavia Madaschi del Cassero di Bologna, che opera all’interno del servizio bibliotecario nazionale e conta su un patrimonio di 15.000 volumi, 9.000 audiovisivi, 500 testate di periodici e una raccolta archivistica di cui è in corso di riconoscimento l’interesse storico nazionale. Il centro, con le sue quarantatré ore di apertura settimanale, offre a tutti i servizi di una biblioteca pubblica.

Proseguendo il nostro viaggio, dal 1987 è attivo a Milano, presso il CIG Arcigay, il centro di documentazione Omologie, raccolta importante in cui sono confluiti gli archivi di riviste italiane storiche come Lambda o Babilonia. A Firenze opera il centro di documentazione Ireos Arcilesbica che conserva materiale relativo alla comunità fiorentina e toscana con servizio di prestito ai soli associati e catalogo online disponibili.

A Roma, il centro di documentazione Marco Sanna del circolo Mario Mieli documenta in particolare la storia del movimento romano dagli anni ’70 offrendo un orario di apertura di venti ore settimanali. Sempre nella capitale, presso il Gay Center, l’archivio LGBT Massimo Consoli conserva una parte della raccolta depositata per il resto presso l’archivio centrale dello stato. Ultimo nato, nel 2016, il centro di documentazione più a sud d’Italia, intitolato a Paolo Poli da Arcigay Antinoo di Napoli. Di grande rilievo e interesse i progetti di archivi digitali come Out-Takes, Omofonie, Memoria Queer, Archivio Queer Italia, Memoria LGBTQ. Da nord a sud, in città grandi o piccole, stanno crescendo tante altre realtà che ci piace pensare come presìdi culturali promotori di conoscenza contro pregiudizi e discriminazioni.

Quali dunque le criticità e le prospettive future? Appare necessaria e improcrastinabile la realizzazione di una piattaforma di coordinamento che metta in comunicazione e unisca tutti gli archivi LGBT italiani, a prescindere dalle inevitabili differenze e senza campanilismi, per condividere esperienze e buone pratiche, sollecitare la donazione e la condivisione da parte di collezionisti privati, implementare la digitalizzazione del patrimonio, ottimizzare e razionalizzare le risorse, formare e sensibilizzare volontari, condividere strumenti e linguaggi, favorire catalogazione e descrizione semantica dei materiali, valorizzare il patrimonio, promuovere a livello nazionale la conoscenza della storia LGBT. Tanto lavoro è stato fatto, tanto è ancora da fare. Insieme.

Se da una parte non può che renderci orgogliosi pensare alle risorse che, con fatica e passione, singoli e associazioni sono riusciti a tutelare, conservare e rendere disponibili, appare necessaria e improrogabile la realizzazione di una piattaforma di coordinamento che metta in comunicazione e unisca tutti gli archivi LGBT italiani, a prescindere dalle inevitabili differenze e senza campanilismi, per condividere esperienze e buone pratiche, sollecitare la donazione e la condivisione da parte di collezionisti privati, implementare la digitalizzazione del patrimonio, ottimizzare e razionalizzare le risorse, formare e sensibilizzare volontari, condividere strumenti e linguaggi, favorire catalogazione e descrizione semantica dei materiali, valorizzare il patrimonio, promuovere a livello nazionale la conoscenza della storia LGBT. Tanto lavoro è stato fatto, tanto è ancora da fare. Insieme.