Nata come pièce teatrale, il 25 giugno arriva al cinema Favola, il film interpretato da Filippo Timi e diretto dal suo compagno Sebastiano Mauri: l’attore si trasforma in una casalinga degli anni Cinquanta che all’improvviso cambia sesso e s’innamora di un’amica.

(prima pubblicazione Pride estate 2018)

 

I suoi abiti perfetti e l’acconciatura impeccabile ci ricordano Julianne Moore in Lontano dal paradiso ma la casalinga inquieta che, senza avvisaglie, sta per ritrovarsi dotata di un membro virile è Filippo Timi, il poliedrico attore e regista che vediamo impegnato sulla scena, in televisione e al cinema. Proprio sul grande schermo è in arrivo Favola, il film tratto dall’omonima pièce che Filippo aveva ideato, diretto e interpretato alcuni anni fa. Dopo l’anteprima al Torino Film Festival, il 21 giugno inaugura la 32a edizione del Festival MIX allo Strehler di Milano. Rispetto al lavoro teatrale ci sono importanti novità: la sceneggiatura scritta a quattro mani e la regia sono affidate a Sebastiano Mauri, il compagno che Timi ha sposato a New York nel 2016, anche autore del pamphlet contro l’omofobia Il giorno più felice della mia vita.

La vicenda, ambientata nell’America degli anni cinquanta, è calata in una dimensione onirica dove i sogni possono diventare realtà: la protagonista Mrs Fairytale si libera del marito oppressore e, cambiato sesso, s’innamora dell’amica Emerald (la conturbante Lucia Mascino) a sua volta tradita dal marito che s’intrattiene con tre gemelli… Raggiungiamo Filippo sul set di I segreti del bar Lume che sta girando per Sky e con lui approfondiamo.

Come si è sviluppato il progetto di portare la pièce sullo schermo dopo il debutto nel 2011?
Avevo appena finito di girare Vincere, diretto da Marco Bellocchio, dove interpretavo Mussolini. Mi sono detto: “E ora? Con quale ruolo posso cimentarmi?” Ho pensato alla cosa più lontana da me e da Mussolini: una donna… nell’America degli anni cinquanta, gentile, aggraziata e pudica, chiusa nei propri sogni, come se la vita fosse un film in technicolor. Lo spettacolo cita di continuo il cinema, è stato scritto come una sorta di melodramma, è interamente ambientato in una casa e rimanda a colonne sonore, costumi e luci di diverse pellicole iconiche dell’epoca.

Perché per l’ambientazione hai scelto proprio gli Stati Uniti di quell’epoca?
Devo la scintilla a un libro molto speciale che mi fu regalato, Casa Susanna, un album di fotografie che immortalano i fine settimana di un gruppo di padri di famiglia in una graziosa villetta campestre nell’America di quel periodo. S’incontravano per vestirsi, truccarsi e atteggiarsi come le loro mogli e vivere più che un sogno erotico, un sogno domestico, fatto di torte, ricami e chiacchiere da ora del tè. Gli uomini, tornati vittoriosi dalla seconda guerra mondiale, trovarono a casa mogli e madri emancipate che erano capaci di lavorare e crescere i figli senza la presenza dei mariti. Iniziò così un’ampia campagna culturale per riportare le donne al focolare rinunciando a carriera, indipendenza e libertà: ecco allora arrivare piogge di gonne ampie, corsetti punitivi e messe in piega impossibili. Immaginare un amore tra due donne, di cui una transessuale, era impensabile.

Quella surreale è stata da subito la chiave scelta per affrontare temi come l’omosessualità e il cambio di sesso?
Non c’è nulla di surreale nella testa di Mrs Fairytale: affronta sulla sua pelle l’amore al pari della scoperta di diventare uomo. Senza filtri o incantesimi. Il film racconta la storia di due amiche che s’innamorano, oltre alla difficile conquista di accettarsi per quello che si è. Surreale è il mondo onirico che lei si è dovuta inventare per sopportare il dolore di non riuscire a vivere la vita che vorrebbe con Lady, il suo barboncino impagliato che magicamente le risponde e non è mai dove l’avevi lasciato. Surreale è l’immaginazione di una vita perfetta per contrastare una condizione di dolorosa scissione dalla realtà. Libera dai suoi brandelli, grazie all’amore, Fairytale saprà scappare dalle sue paure e affrontare la vita.

Il testo della pièce era solo tuo, ora la sceneggiatura del film è a quattro mani: quali dinamiche ha comportato?
Con Sebastiano abbiamo tradotto, e a volte tradito, lo spettacolo per trasformarlo in cinema. Scriverlo come in un film ci ha permesso di amplificarlo per un verso e approfondirlo per l’altro.

Quale stimolo positivo pensi il film possa suscitare nel pubblico LGBT?
In primo luogo spero veda un bel film che parla d’amore, emancipazione, superamento dei propri timori e tabù che per anni ci paralizzano in finti sorrisi di cortesia. L’amore ti fa trovare la forza di non tirarti indietro, di non subire più il terrore del giudizio, ti rende liberi e invincibili.

A teatro sei anche il tuo regista: com’è stato farsi dirigere dal tuo compagno?
Sebastiano ha visto nascere lo spettacolo e sin dal principio ha partecipato alla creazione della psicologia di Fairytale: chiedergli di fare la regia di Favola è stato naturale e abbiamo lavorato fianco a fianco. Farmi dirigere da lui è stata una liberazione: finalmente potevo concentrarmi esclusivamente sul mio personaggio. Insieme abbiamo voluto un finale che non c’era nello spettacolo: uno spregiudicato happy end con la nascita di una famiglia arcobaleno.