Nell’immaginario cinematografico italiano, quando si pensa a una coppia di uomini impegnati in un ballo, la scena che ricorre più frequentemente alla mente è quella tratta dal film La patata bollente di Steno, in cui Massimo Ranieri si esibiva con Renato Pozzetto in un Tango diverso; brano di Totò Savio divenuto simbolo per il movimento lgbt fino a essere utilizzato come inno ufficiale del gay pride nazionale svoltosi a Bologna nel 2008.

L’amore per questo ballo originario del Sud America coinvolge in Italia migliaia di appassionati anche omosessuali. Tuttavia, perché mai due gay o due lesbiche dovrebbero avvicinarsi a questo genere di ballo? Dieci buoni motivi li fornisce Mireya Campos sulla pagina Facebook della comunità TanGay. Ballerina professionista di tango argentino, Mireya ha deciso di trasferirsi a Milano perché ha scoperto che in questa città il tango è molto amato e praticato, esiste una comunità lgbt numerosa e tra queste persone ve ne sono talune che ballano il tango, ma non sanno dove praticarlo con il proprio o la propria compagna.

Scrive Mireya: il tango queer permette di interpretare liberamente entrambi i ruoli (leader e follower storicamente legati rispettivamente a uomo e donna) e provare così un ventaglio di sensazioni che i ballerini tradizionali non conoscono. In questo modo è possibile cambiare il proprio ruolo anche all’interno della tanda (solitamente una sequenza di 4 brani che possono variare tra tango, milonga e valz) se non addirittura all’interno dello stesso ballo.

Per sua natura la milonga queer (si definisce milonga il locale in cui si balla il tango, oltre a essere uno tra i diversi generi musicali imparentati con esso) apre la possibilità di avvicinare al ballo anche chi non sa ballare, perché invita alla sperimentazione e alla libera espressione. Oltretutto, “rompendo lo stereotipo tanguero della donna in trio che si aggrappa all’uomo impomatato, è possibile adottare un look comodo e informale che contribuisca all’affermazione della propria identità”.
Non ultimo in questi luoghi sono proposti spesso generi musicali alternativi al tango tradizionale, come ad esempio il tango rock, ma anche altri balli latini come la salsa o il candombe.

A Milano Mireya, insieme all’amico Antonio, ha avviato una serie di corsi, aprendo anche un ambiente in cui praticare il Tango Queer e dove si socializza sorseggiando un aperitivo. Quella di Milano non è nè la prima né l’unica realtà nazionale in tal senso. Esistono diverse comunità virtuali e luoghi reali che promuovono e invitano al Tango Queer.

I presupposti di queste associazioni sono comuni: avviare un progetto simile a quello della Marshall di Buenos Aires (www.lamarshallmilonga.com.ar), probabilmente la prima scuola di tango che ha dato la possibilità di portare il pubblico gay nei circuiti delle milongas e creare uno spazio di integrazione per tutte le persone senza distinzione di orientamento sessuale o stile di ballo.

Uno dei primi circuiti amatoriali italiani, BallorOmO, nato a Roma nel 2007, si è via via trasformato in un’associazione di ballo gestita “dal basso”, organizzata da allievi e attivisti. All’interno di questo gruppo sono nate le Queer Tangueras, che promuovono corsi di tango “contact-queer”.
Nella capitale è peraltro attiva da due anni Tango-queer Roma, probabilmente la prima associazione italiana regolarmente registrata con un proprio statuto, a occuparsi di Tango Queer. Cristiano e il suo partner Walter (che nel frattempo si sta muovendo per avviare un corso anche a Napoli) sono anche gli ideatori de La Malquerida, prima ed unica milonga queer stabile italiana aperta al Pigneto (le loro proposte sono raggiungibili su Facebook con rispettive pagine dedicate). “L’intento di questo progetto – dice Cristiano – è stato quello di proporre un’idea, stimolare un dubbio, rivendicare un diritto, provocare, in breve, un piccolo corto circuito. La cosa più importante è che la comunità lgbt che balla il tango si sta allargando”.

Oltre a quelle milanesi e romane, esistono realtà frammentate nelle province, come quella legata all’associazione teatrale Quinta Parete di Reggio Emilia (La Bottega di Casalgrande) o i gruppi FRA! Hangar 383 di Bassano del Grappa e QueerVi di Vicenza; questi ultimi entrambi gestiti da Mauro Grande, che da qualche anno sta sperimentando a piccoli passi, ma con successo sempre più largo, l’esperienza di portare il Tango Queer in uno spazio legato al territorio e alla provincia molto più chiuso rispetto a quello delle grandi città.

“Una mia amica e maestra – ci spiega Mauro – dice che il tango è completo nell’insieme delle due metà. Io aggiungo che non è solo ricerca di perfezione o il ricaricarsi. Significa anche riposarsi per un momento da tutto; e ci ricorda che c’è sempre un po’ di bellezza da vedere, vera e sincera, intorno e dentro di noi, una fascino da vedere e di cui godere!”