Rebibbia, prima unione civile tra due donne in carcere – intervista esclusiva

A celebrarla Daniele Frongia, Assessore allo Sport e Politiche Giovanili di Roma che abbiamo intervistato in esclusiva. Inaugurato anche il murale realizzato dalle detenute trans del braccio G8.

Rebibbia, prima unione civile tra due donne in carcere – intervista esclusiva

Oggi è stata un giornata particolare per Rebibbia. Nella sezione femminile dell’istituto penitenziario della Capitale è stata infatti celebrata la prima unione civile tra due donne detenute.

Nel braccio G8 della sezione maschile, dove sono recluse le detenute trans è stato invece inaugurato il murale realizzato dalle stesse nell’ambito dell’intervento di riqualificazione del cortile da loro utilizzato per l’ora d’aria. In quest’occasione sono stati consegnati alle 16 donne trans i kit di accessori per cura personale e per l’igiene promessi lo scorso giugno dal Dipartimento delle Pari Opportunità.

Purtroppo, a ricordarci l’estrema difficoltà, la sofferenza e le contraddizioni della realtà carceraria italiana, dobbiamo registrare che proprio nelle stesse ore a Rebibbia, nel braccio G9, c’è stato un altro suicidio. Un terribile monito sul tanto lavoro che spetta innanzitutto alle istituzioni, ma anche a tutte e tutti noi per garantire il pieno rispetto della dignità e dei diritti di tutte le persone detenute.

La mattinata ha preso avvio proprio dalla sezione maschile, al braccio G8 dove è stato inaugurato uno splendido murale realizzato dalle detenute trans che vi sono ristrette e si sono impegnate direttamente nella riqualificazione del cortile a loro in uso. Si tratta di un’idea raccolta dalle stesse nell’ambito del progetto “Salviamo la Faccia” ed emersa lo scorso giugno nel corso di un incontro con la direzione dell’Istituto, con la Sottosegretaria Maria Elena Boschi e con il Dipartimento per le Pari Opportunità rappresentato al massimo livello dalla Direttrice Giovanna Boda. In quella sede le istituzioni si erano impegnate a trovare le risorse per sistemare la pavimentazione dell’area aperta e per i colori da destinare al murale.

Oggi l’opera, realizzata con il fondamentale supporto di Silvio Palermo di “Made in Jail”, colora e rallegra un cortile prima spoglio e inutilizzabile. Palermo, sempre nell’ambito di Salviamo la Faccia, ha seguito passo passo le detenute nella realizzazione dei dipinti e ha loro proposto un utile laboratorio di stampa di magliette con loro disegni originali.

All’inaugurazione erano presenti oltre alle detenute e ad altri ospiti la Direttrice dell’Istituto Penitenziario Rossella Santoro, la Direttrice della Sezione Coviello, l’ideatrice e coordinatrice del progetto Salviamo la Faccia Giulia Merenda con tutto il team di formatrici e formatori, la Garante dei Detenuti del Comune di Roma, Gabriella Stramaccioni, Leila Daianis dell’Associazione trans Libellula, la referente del tavolo diritti civili del Comune Cristina Leo e l’Assessore allo Sport e Politiche Giovanili di Roma Capitale Daniele Frongia.

Daniele Frongia, assessore allo Sport e Politiche Giovanili con delega ai detenuti del Comune di Roma

Quest’ultimo ha la delega alle questioni carcerarie e oggi, oltre ad inaugurare il Murale del Braccio G8, ha celebrato la prima unione civile italiana tra due donne detenute. Una notizia sicuramente particolare che accende un raggio di luce in un contesto non facile come quello carcerario.

Lo abbiamo sentito.

Oggi hai celebrato l’unione civile tra due donne detenute nel reparto femminile di Rebibbia?

Si mi hanno detto che si trattava della prima unione civile tra due persone dello stesso sesso in un carcere italiano. Avevo già celebrato sia matrimoni che unioni civili ma mai in un istituto penitenziario

Ha un sapore diverso?

Il contesto è molto forte, anche se la gioia e l’emozione di un’unione alla base è la stessa. La condizione di detenzione non è mai facile. Ma ho visto una comunità viva, le due ragazze che si sono unite, le amiche detenute, gli agenti penitenziari, i genitori, le educatrici, i rappresentanti del comune. È stato un momento estremamente intenso. Le ragazze erano emozionate ancor più che in un matrimonio.

Si conoscevano prima o si sono incontrate e innamorate a Rebibbia?

Si sono conosciute dentro. C’è stata anche una grande sensibilità da parte della direzione del carcere. È stato possibile fare entrare gli ospiti che loro stesse hanno indicato ed erano presenti i genitori delle due giovani. Il clima era emozionato, ma ironico. Una delle due ragazze ha scherzato: “Ai miei genitori l’ho combinata grossa, sono finita qui dentro e ora un’unione civile in carcere”. Ma il padre sorrideva ed era contento.

Oggi abbiamo inaugurato il murale del braccio G8. Era la prima volta che visitava l’area in cui sono recluse le donne trans?

No, ci sono stato diverse volte, l’ultima volta ad agosto quando l’opera era ancora incompiuta. Ma in quelle occasioni non avevo potuto comprendere appieno la complessa rete contestuale. Oggi mi ha fatto molto piacere conoscere le formatrici, le associazioni e gli operatori che lavorano quotidianamente sul campo e raccogliere da loro esperienze, bisogni, richieste e suggerimenti.

La realtà carceraria rimane una realtà complessa. Ovviamente la responsabilità principale è in capo al Ministero della Giustizia, ma quali strumenti e quali politiche può mettere in campo il Comune?

Sicuramente il carcere rimane un luogo di privazione e un contesto estremamente difficile. Mentre noi stavamo ad ammirare il murale e in quel cortile finalmente colorato e restituito a una più piena fruizione si respirava gioia e soddisfazione, a pochi metri, nel braccio G9, si è suicidato un detenuto. Sul momento non ce lo hanno detto per non turbare quella preziosa atmosfera e non spegnere la soddisfazione sul volto delle detenute che si sono tanto spese per realizzare quest’opera. Ma è un chiaro segnale di quanto difficile sia la vita nella reclusione. E tutti siamo chiamati a fare la nostra parte per migliorarla.

Come Comune abbiamo anche un importante funzione di stimolo istituzionale. Ad agosto, con la nuova Garante dei Detenuti, abbiamo incontrato i dirigenti del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, l’ufficio governativo da cui dipendono tutte le carceri e il personale carcerario italiano, ottenendo che fosse data accelerazione ad alcuni interventi di riqualificazione già previsti. Stamattina eravamo a Rebibbia anche per firmare assieme al DAP e ad AMA un protocollo d’intesa che consenta di fare uscire dei detenuti durante il giorno per dei lavori utili in favore della Città. Interventi di decoro, sulle aree verdi, pulizia. Il ruolo del lavoro nel reinserimento è centrale. Assieme al diritto alla salute un diritto fondamentale. Ed è molto importante sia per i detenuti che per la società in generale. Perché se on diamo strumenti reali per costruire il futuro il percorso di reinserimento diventa molto difficile e il tasso di recidiva alto.