La storia di Edward

Edward ha 28 anni ed è un ragazzo di Roma trasferitosi a Torino per lavoro. Prima di diventare Edward era una ragazza e a soli 19 prende consapevolezza di sé e decide di iniziare il suo percorso di transizione.

La storia di Edward

I suoi genitori hanno una mentalità molto aperta, in casa si è sempre parlato di sesso e droga senza tabù.  Inizialmente si pone molto domande e vive un periodo molto brutto della sua vita, in cui è confuso e cerca di capirsi. Quando decide di dirlo ai suoi il patrigno gli risponde in modo paterno: “Finalmente l’hai capito!”.

Edward non ha mai vissuto episodi di transfobia. Pensa che questo sia dovuto anche al suo carattere sicuro ed eventuali prese in giro non attaccherebbero la sua autostima. Sicuramente anche i tempi moderni aiutano a vivere più serenamente e a farsi accettare, trovando strutture di sostegno e accompagnamento psicologico. Inizialmente si rivolge all’ASL sotto casa, poi approda ad Arcigay di Roma e viene seguito per 6 mesi da un consulente. Da qui va al Saifip – Servizio di Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica di Roma e poi, giunto a Torino,  al CIDIGeM Centro Disturbi Identità di Genere dell’ospedale Molinette.

Edward lavora da quando ha 16 anni. È stato nei call center, ha fatto il cameriere, barman e un lavoro di porta a porta. Si sente felice del suo corpo su cui ancora sta lavorando, ma non da quello professionale. Al momento spera di trovare presto un lavoro perché è disoccupato.

Possiede molti hobby: ha studiato la scuola di Cinema a Roma, ama stare dietro la macchina da presa e sogna di diventare regista e attore. Gli piacciono i film introspettivi come le pellicole di Lynch, Lars Von Trier e Almodovar. Adora il cinema di Stanley Kubrick e sta scrivendo un saggio su Eyes Wide Shut. Gli piace correre, camminare e sta pensando di fare un corso di lotta greco romana. Va anche in palestra e fa pesi per rendere il suo corpo più bello e muscoloso. Ha frequentato per due anni la Scuola Internazionale del Fumetto, disegna fumetti e ama i libri di Stephen King e Paulo Coelho.

Tra le domande più strane che gli hanno fatto sul suo percorso di transizione c’è questa: “Ma il pene lo prendi da un morto?” Quando ci pensa sorride!

Edward non ha peli sulla lingua e ama parlare di sé: non sa ancora se farà l’operazione ma spiega le differenze di come avviene una ricostruzione del pene: vi è il Lembo di Chang utilizzato per la falloplastica dove vengono presi i tessuti dall’avambraccio e il Lembo Addominale che li sottrae da sotto l’ombelico. Edward continua parlando anche della Metoidioplastica, ovvero l’aumento delle dimensioni del clitoride che prende la forma di un piccolo pene, attraverso l’assunzione di testosterone.  A chi decide di fare il percorso di transizione dice: “Non disperate” il percorso è molto lungo, difficile, ma con il tempo si raggiungono dei risultati visibili. “Gustatevi il percorso che è un viaggio di conoscenza e cambiamento di sé stessi e di vita”.