Egitto, ondata di arresti, condanne e persecuzioni di gay e alleati

57 arresti di uomini gay e sostenitori dei diritti delle persone Lgbti dopo l’esposizione di bandiere rainbow a un concerto rock al Cairo

Egitto, ondata di arresti, condanne e persecuzioni di gay e alleati

Un’ondata di arresti di uomini gay o anche di persone che semplicemente sostengono i diritti delle persone Lgbti si è abbattuta sull’Egitto.

Che negli ultimi anni in Egitto, con il consolidarsi del regime di Al Sissi, il rispetto per i diritti umani e la libertà di espressione in generale e la sicurezza delle persone Lgbti in particolare siano sempre più compressi è noto. Me nelle ultime settimane Polizia e autorità hanno avviato una vera e propria campagna persecutoria nei confronti di uomini gay e di chi è disposto a sostenerne i diritti.

Bandiere arcobaleno sventolate durante il concerto rock dei Mashrou’ Leila

Bandiere arcobaleno al concerto rock, polemiche e sette arresti

Tutto è cominciato qualche settimana fa, il 22 settembre scorso, quando durante il concerto della rock band libanese Mashrou’ Laila, il cui front man è dichiaratamente gay, sono state sventolate delle bandiere arcobaleno.

Non era la prima volta. Nel marzo 2016 una bandiera rainbow aveva salutato tra la folla di fan il concerto della stessa band al Cairo e il cantante Hamed Sinno aveva detto: “C’era una bandiera arcobaleno tra il pubblico stanotte. Al Cairo. Una bandiera arcobaleno, in  pubblico, al Cairo. Dite quel che vi pare sull’omonazionalismo, globalizzazione e identità egemoni e pos- colonialismo. Sono lo stesso così orgoglioso. Chiunque tu sia, il tuo coraggio è un’ispirazione profonda”.

Più che allora però questa volta al gesto coraggioso sono seguiti duri attacchi dei media che condannavano “lo scandalo”, aspre polemiche sui social e, soprattutto, sette arresti immediati da parte della polizia.

Ondata persecutoria. 57 arresti, già nove condanne alla prigione

Spinte e sostenute dai media, le forze di sicurezza e la magistratura egiziane però non si sono affatto fermate lì e nei giorni successivi sono stati arrestate ben 57 persone per il solo fatto di essere sospettate di omosessualità o di supportare i diritti delle persone Lgbti. Di queste 9 sono state già condannate con pene che vanno da uno a sei anni, 35 sono attualmente sotto processo e due Sarah Hegazy e Ahmed Alaa , sono detenuti da 15 giorni pur non essendo omosessuali proprio con l’accusa di aver sostenuto i diritti delle persone Lgbti. Di altri 11 invece non sono note le sorti.

Mashrou’ Laila: “Serve mobilitazione internazionale”

La band Mashrou’ Laila ha espresso profondo dispiacere per quanto sta avvenendo in Egitto dopo il loro concerto, condannando con forza la dura persecuzione ai danni delle persone Lgbti e dei diritti umani di questa tirannide, e ha fatto appello a una mobilitazione internazionale per fermarla.

Un appello per i diritti umani e la libertà è stato lanciato anche da un ampio fronte di associazioni Lgbti e in difesa dei diritti umani di entrambe le sponde del mediterraneo.

Nonostante le numerose adesioni, anche italiane, al momento questi appelli sono caduti quasi inascoltati. Mentre l’operazione della polizia continua senza sosta costringendo decine di attivisti a lasciare la Capitale e persino il Paese per rifugiarsi nella clandestinità, il Governo decide per un nuovo giro di vite liberticida anche sul fronte della libertà di informazione.

in Egitto vietato parlare positivamente delle persone Lgbti e dei loro diritti

Il Consiglio Supremo per la Regolazione dei Media è infatti intervenuto il 30 settembre scorso con un provvedimento che impedisce qualsiasi apparizione o positiva rappresentazione di omosessuali o dell’omosessualità sui media.

Il Supremo Consiglio per la Regolamentazione dei Media proibisce la promozione o diffusione di slogan omosessuali. L’omosessualità è una malattia e una disgrazia che va nascosta dalla vista e non promossa e per la disseminazione finché non è curata e la sua disgrazia rimossa. Questo per preservare l’ordine pubblico e la pubblica decenza e nel rispetto per i valori e i giusti credi della società. La promozione di questi slogan è altresì una corruzione della società che deve essere punita.

È vietato per gli omosessuali apparire in qualsiasi media, sia scritto, audio o video, con l’eccezione di chi riconosce il fatto che la propria condotta sia inappropriata e si pente per essa”.