Francesco e Yuri: prossimi sposi a Livorno per Stato Civile su Rai Tre

Mutariello: non è una fiction, le coppie che raccontiamo si amano davvero

Francesco e Yuri: prossimi sposi a Livorno per Stato Civile su Rai Tre
Il prossimo 1 ottobre Francesco e Yuri – due giovani livornesi – pronunceranno il loro “SI” nella sala delle cerimonie del proprio comune.
Lo faranno al cospetto dell’ufficiale di stato civile che officerà il rito e la partecipazione delle loro famiglie e degli amici. La loro unione civile verrà ripresa dalle telecamere del programma televisivo Stato Civile, di nuovo in onda da pochi giorni su Rai 3 la domenica in seconda serata.
I due giovani sono stati indicati alla redazione del programma dal presidente dell’associazione AgedoFiorenzo Gimelli.
La mamma di Francesco è Rita Rabuzzi, presidente dell’associazione dei genitori degli omosessuali della sede di Livorno; si è concessa al telefono solo con poche parole di gioia per la decisione del figlio di unirsi civilmente con il compagno, orgogliosa del fatto che i futuri sposi racconteranno la loro testimonianza in tv. Anche lei con il marito ha partecipato alla registrazione del programma – come ha spiegato Rabuzzi – per dare la testimonianza di una famiglia molto unita e con l’intento di raccontare il lavoro di Agedo e la missione dei genitori della onlus che ha sede in moltissime città italiane.
A pochi giorni dalla messa in onda della puntata con Francesco e Yuri (il prossimo 22 ottobre), abbiamo raggiunto al telefono Annalisa Mutariello, capo progetto della trasmissione per rivolgerle alcune domande riguardo alla nuova stagione del programma.
 
La redazione di Stato Civile ha ricevuto numerose richieste da parte di coppie desiderose di raccontare la loro storia. Come avete selezionato le coppie?
E’ importante che i protagonisti abbiano un vissuto col quale gli spettatori possano empatizzare.
 
Tra le coppie che vedremo ci sono anche Francesco e Yuri di Livorno. Francesco è il figlio della presidente dell’associazione AGEDO Livorno. Cosa l’ha colpita di questa famiglia di militanti?
Il fatto che lottano tutti insieme contro i pregiudizi e per la libertà di essere se stessi.

Il programma ha scosso l’opinione pubblica e ricevuto diversi riconoscimenti quali il Premio Abbraccio di Agedo Roma e il Diversity Media Award. Quali commenti e considerazione l’hanno colpita di più?
Quelli che dicono che il programma è delicato. E’, davvero, un bellissimo complimento.

Le coppie dello stesso sesso da quelle etero sono diverse?
In nulla. A parte che le coppie dello stesso sesso possono scambiarsi più cose del guardaroba (sorride).
 
Cosa hanno in comune queste coppie tra di loro?
Il desiderio di essere riconosciute dalla società e poter far valere i propri diritti. E, naturalmente, l’amore. Si amano davvero profondamente. Non è fiction televisiva. 

Molte storie raccontano la gioia del traguardo; spesso anche la sofferenza che ha preceduto il poter dire ufficialmente “SI”. Cosa l’ha colpita particolarmente?
Quando qualcuno o qualcuna di loro racconta di aver subito episodi di discriminazione. Trovo assurdo che accadano ancora cose del genere.
 
Le famiglie, gli amici partecipano alla trasmissione. Quali sono le testimonianze più toccanti?
Quelle dei genitori, soprattutto se anziani, che spesso fanno fatica a comprendere l’omosessualità ma poi in loro prevale l’amore incondizionato nei confronti dei figli. La famiglia è sempre il luogo dove tutto si risolve o si complica, e, ciò, a mio avviso vale a prescindere dall’orientamento sessuale.

Avete seguito l’unione civile anche di coppie con figli?
Si è una realtà e come tale deve essere raccontata.