Lo sport a stelle e strisce contro Donald Trump

Da Michael Jordan alla Nfl, in tanti si schierano contro il Presidente americano

Lo sport a stelle e strisce contro Donald Trump

Sembra di essere tornati indietro di qualche mese, quando all’elezione di Donald Trump tanti vip avevano espresso il proprio malcontento. Oggi, che il magnate dalla chioma bionda si è insediato alla Casa Bianca, continuano le proteste delle celebrità. Questa volta dallo sport, in particolare dalla Nfl e dalla Nba.

Dalla costruzione del muro con il Messico, ai discorsi sul cambiamento climatico passando per la minaccia di attacco contro il “rocket man” a Pyongyang, a molti non sono andate giù le sparate di Trump. Com’è facile immaginare queste proteste stanno facendo il giro del mondo.

Le proteste della Nfl. Per anni gli atleti hanno prestato la propria immagine per campagne di sensibilizzazione sul rispetto dell’ambiente e contro la violenza. Con l’arrivo di Trump molti ideali espressi precedentemente sembrano essere archiviati, sia per le politiche fatte che per i discorsi. Così giocatori, allenatori e dirigenti due delle squadre di football americano la scorsa domenica hanno protestato. Al momento dell’inno americano alcune squadre si sono inginocchiate, anche se l’episodio che ha fatto più scalpore è stato quello a Londra nel match fra Baltimore e Jacksonville perché svoltosi fuori dagli Usa. C’è da dire che è stato Trump ad accendere la miccia dello scontro perché aveva detto che chi protesta contro l’inno deve essere licenziato.

Le ragioni della Nba. Il mondo della palla a spicchi è da sempre un fenomeno che attrae non solo l’America, ma gli appassionati di pallacanestro di tutto il pianeta. D’altronde è considerato il campionato più prestigioso del mondo. In campagna elettorale Magic Johnson, ex stella da giocatore e attuale presidente dei Los Angeles Lakers, si era detto a favore di Hilary Clinton. Così come Lebron James, numero 23 dei Cleveland Cavaliers. Dopo i fatti di Charlottesville il cestista Stephen Curry, campione Nba con i Golden State Warriors, ha detto che diserterà l’incontro di rito alla Casa Bianca. Si tratta di una protesta molto forte, poiché è nella tradizione americana che la squadra vincitrice del torneo faccia visita al Presidente. Trump ha risposto che dopo queste parole l’invito è annullato. “Uno dei diritti fondamentali del nostro Paese è la libertà di parola e noi abbiamo una lunga tradizione di proteste non violente e pacifiche”, ha detto Michael Jordan, il più grande giocatore di tutti i tempi e oggi proprietario degli Charlotte Hornets.  . “In un momento di crescente divisione e odio in questo Paese -ha concluso-, dovremmo trovare metodi per lavorare insieme e supportarci a vicenda, non per creare ancora più divisioni”.

Il crollo della popolarità. Nemmeno per George W. Bush si ricordano manifestazioni di dissenso così grandi, nonostante l’antipatia che spesso si attirava.  Il gradimento del Presidente americano è arrivata ai minimi storici  e secondo l’ultimo sondaggio di Abc/Washington Post, solo il 39% degli intervistati approva le politiche dell’Esecutivo repubblicano. Oltre all’azione di governo a tanti non piace anche il linguaggio con cui si esprime. Solo il 28% è convinto che possa riunire l’America, mentre da tanti è visto come un personaggio che spacca fra favorevoli e contrari.