Minorenni, il 77% dei migranti sono vittime della tratta e subiscono abusi sessuali

Sono stati intervistati 11.000 adolescenti: pagano tra i 1.000 e i 5.000 dollari per il viaggio e spesso arrivano in Europa con debiti che li espongono ad ulteriori rischi

Minorenni, il 77% dei migranti sono vittime della tratta e subiscono abusi sessuali

Secondo un nuovo rapporto lanciato oggi da Unicef e dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), i migranti minorenni e i giovani rifugiati che tentano di raggiungere l’Europa, affrontano livelli di abuso dei diritti umani spaventosi: il 77% di coloro che viaggiano lungo la rotta del Mediterraneo Centrale ha riportato esperienze dirette di abuso, sfruttamento e pratiche che potrebbero equivalere a tratta di esseri umani.

Più di tre migranti su quattro diretti in Europa di età compresa tra i 14 e i 24 anni denunciano di essere stati costretti al lavoro forzato, di aver subito abusi sessuali o altre forme di violenza e sfruttamento durante il tragitto verso l’Italia.

minori non accompagnati, o separati dalle famiglie  o dalle persone che si prendono cura di loro, sono infatti particolarmente vulnerabili agli abusi e allo sfruttamento e hanno, quindi, diritto a una protezione speciale.

I profili di minori non accompagnati in Italia

Minori in fuga da guerre, persecuzioni e conflitti (Afghanistan, Eritrea, Gambia, Somalia), minori mandati dalle famiglie, emigrati per ragioni economiche e alla ricerca di opportunità lavorative (le famiglie investono importanti risorse per il viaggio con la convinzione che le rimesse dei ragazzi potranno modificare le condizioni economiche del nucleo familiare), minori attratti da nuovi modelli di vita (si tratta di una percentuale minoritaria di giovani che emigrano per il desiderio di sperimentare un nuovo modo di vivere, attratti dallo stile di vita occidentale non segnato dalla privazione), minori spinti dalla destrutturazione sociale (obbligati a partire dal loro Paese perché il contesto di socializzazione viene svuotato dal fenomeno dell’immigrazione).

Come entrano i minorenni in Italia

I minorenni entrano in Italia utilizzando una miriade di rotte, di mezzi e di strategie: via mare, via terra, nascosti su traghetti, camion e autobus, in macchina accompagnati dai “passeur” che falsificano i documenti di viaggio.

Ci sono coloro che effettuano il viaggio in condizioni autonome e autogestite (self-made traveler), che spesso non prevedono il pagamento di alcun servizio offerto da sfruttatori e imprenditori illegali, e coloro che per attraversare i confini acquistano i servizi di organizzazioni specializzate nell’immigrazione irregolare. La scelta rispetto all’una o all’altra soluzione dipende da una complessa serie di fattori che vanno dal costo del viaggio, alla rotta da compiere, alle difficoltà specifiche dell’ingresso clandestino, alle modalità di finanziamento, al grado di condivisione e consenso da parte delle famiglie sulla decisione del giovane di lasciare il proprio Paese.

Rapporto “Harrowing Journeys”

Nel rapporto “Harrowing Journeys – Viaggi spaventosi. Bambini e giovani Migranti che attraversano il Mar Mediterraneo a rischio di tratta e sfruttamento” , le agenzie Onu tornano a sollecitare la creazione da parte dell’Unione europea di “corridoi legali per le migrazioni” che consentano ai minori di giungere incolumi nel Vecchio continente, oltre ad “alternative” alla detenzione per i migranti clandestini.

Il rapporto Oim-Unicef “Harrowing Journeys si basa principalmente sulle interviste condotte con 22.000 migranti in Italia, Grecia, Bulgaria, Ungheria, Serbia, Slovenia ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Sono stati intervistati 11.000 adolescenti dai 14 ai 17 anni e giovani dai 18 ai 24 anni.

Tutti i migranti e i rifugiati corrono alti rischi, i bambini e i giovani migranti sono molto più esposti allo sfruttamento e alla tratta rispetto agli adulti dai 25 anni in su: quasi il doppio lungo la rotta del Mediterraneo Orientale (il 17% contro il 10%) e con un tasso del 13% superiore sulla rotta del Mediterraneo Centrale (il 77% contro il 69%).

Il rapporto mostra anche che, mentre tutti i migranti minorenni sono esposti a grandi rischi, coloro che provengono dall’Africa sub sahariana hanno probabilità molto maggiori di subire sfruttamento e tratta rispetto a persone che si spostano da altri paesi del mondo: lungo la rotta del Mediterraneo Orientale, il 65% rispetto al 15% e lungo la rotta del Mediterraneo centrale l’83% rispetto al 56%. Il razzismo è probabilmente il principale fattore alla base di questa discrepanza. I bambini e i giovani che viaggiano da soli o per lunghi periodi, insieme con coloro che hanno bassi livelli di istruzione, sono tra i più vulnerabili a sfruttamento per mano di responsabili di tratta e gruppi criminali durante il viaggio.

Secondo il rapporto, la rotta del Mediterraneo Centrale è particolarmente pericolosa: la maggior parte dei migranti e dei rifugiati che hanno attraversato la Libia continuano ad essere fortemente colpiti da illegalità, milizie e criminalità. In media i giovani pagano tra i 1.000 e i 5.000 dollari per il viaggio e spesso arrivano in Europa con debiti che li espongono ad ulteriori rischi.

Aimamo, un ragazzo non accompagnato di 16 anni proveniente dal Gambia e intervistato presso un rifugio in Italia, ha detto di essere stato costretto per mesi, una volta arrivato in Libia, ad un estenuante lavoro manuale per mano di responsabili di tratta. “Se provi a scappare, ti sparano. Se smetti di lavorare, ti picchiano. Eravamo come degli schiavi. Alla fine della giornata, ti chiudono dentro.”

“La dura realtà è che ormai pratica consueta che i migranti minorenni lungo il Mediterraneo siano vittime di abusi, traffico, percosse e discriminazioni – ha dichiarato Afshan Khan, direttore regionale e coordinatore speciale dell’Unicef per la crisi Rifugiati e Migranti in Europa – i leader dell’Unione Europea dovrebbero attuare delle soluzioni durature che comprendano percorsi migratori sicuri e legali, stabilire corridoi di protezione e trovare alternative alla detenzione di bambini Migranti.”

“Per le persone che lasciano i propri paesi in fuga da violenze, instabilità e povertà, i fattori che le spingono a migrare sono gravi, queste persone intraprendono viaggi pericolosi pur sapendo che potrebbero costare loro la dignità, il benessere o anche la vita” ha sottolineato Eugenio Ambrosi, direttore regionale dell’Oim per l’Unione Europea.