Rischia il licenziamento per essere venuto al Pride. Domani la decisione

Domani al Viminale la commissione decide sul caso del vigile del fuoco Costantino Saporito. “Comunque vada torneremo al Pride in uniforme”

Rischia il licenziamento per essere venuto al Pride. Domani la decisione

Domani la decisione al Viminale

Sarà discussa domani alle 12, presso il Viminale, la procedura disciplinare nei confronti di Costantino Saporito, portavoce nazionale dell’USB Vigili del Fuoco. L’accusa, come noto, è aver preso parte in uniforme al Roma Pride 2017.

Sono quindi le ultime ore per firmare la petizione di All Out a sostegno del sindacalista. Le firme saranno consegnate domani mattina al Ministero dell’Interno da una delegazione della Ong, del Roma Pride, dell’USB Vigili del Fuoco e del Circolo Mario Mieli.

Il 13, invece, è stata fissata una conferenza stampa delle medesime organizzazioni per commentare l’esito della decisione, quale che sia.

La convinta adesione dell’USB Vigili del Fuoco al Roma Pride

La vicenda aveva preso avvio lo scorso giungo con la partecipazione al Roma Pride di Saporito e di una corposa delegazione dell’USB Vigili del Fuoco. Una presenza inedita, ma molto convinta. Tanto da essere stata annunciata con risalto già durante la conferenza stampa dello stesso Roma Pride, e da aver caratterizzato in quelle settimane la comunicazione social del Sindacato di Base. «Come organizzazione sindacale e come vigili fuoco all’interno di USB ci sentiamo molto vicini a chi si occupa di diritti della persona perché noi ci occupiamo di diritti del lavoro, e non si può rivendicare un diritto nel mondo di lavoro se non si ha il diritto ad esistere. Siamo estremamente contenti di partecipare alla manifestazione del Pride», aveva dichiarato Saporito in quell’occasione per spiegare l’adesione alla manifestazione

La scelta di Saporito e di molti suoi colleghi è stata quindi convinta e motivata. Come convinta è stata la decisione di molti di partecipare alla parata del Pride in uniforme. Fatto che in altre manifestazioni è avvenuto e avviene regolarmente senza clamore. Mentre in diversi Paesi europei rappresentanze ufficiali dei vigili del fuoco o anche di corpi di polizia e persino delle forze armate sono una presenza ormai consolidata ai Pride, senza che questo susciti il benché minimo scandalo.

Una manifestazione di Vigili del Fuoco a sostegno di Costantino Saporito

Una partecipazione “scomoda” per un sindacalista “scomodo”?

Questa scelta però non è affatto piaciuta ai vertici dei Vigili del Fuoco che, allarmati già dalla solo annunciata partecipazione al Pride, all’indomani della conferenza stampa avevano prontamente inviato lettere di servizio che invitavano al basso profilo comunicativo.

Ma non è tutto. Come noto, all’indomani della manifestazione Saporito viene individuato e segnalato per la sua presenza alla parata del Pride romano in uniforme e nei suoi confronti si avvia un procedimento disciplinare.

Stranamente però l’unico tra diversi vigili presenti alla marcia individuato è Saporito. Nonostante numerose foto, video e servizi televisivi abbiano certamente ripreso molti altri colleghi dei vigili del fuoco partecipanti in uniforme. Un fatto che fa piuttosto pensare a un atteggiamento intimidatorio verso un sindacalista scomodo, piuttosto che a reali problemi disciplinari.

#licenziatepureme

E Infatti, oltre alla citata raccolta firme, si allarga immediatamente la solidarietà nei confronti del dirigente sindacale e molti colleghi dei Vigili del Fuoco decidono di “autodenunciare” la propria partecipazione al Roma Pride lanciando l’hashtag “#licenziatepureme” (nella galleria alcune delle centinaia di adesioni).

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Un episodio simbolo dell’unità delle lotte

L’evidente accanimento nei confronti di un dirigente sindacale strumentalmente accusato di aver partecipato a una manifestazione per i diritti umani e la libertà come il Pride diventa, suo malgrado, il simbolo dell’attacco a cui sono sottoposti nel nostro Paese i diritti dei lavoratori e sindacali. A cominciare dai più basilari come quello di manifestare liberamente e della tutela che dovrebbero avere le rappresentanze sindacali a difesa della libertà e dell’autonomia di questo delicato ruolo.

Allo stesso tempo emerge con forza proprio la ratio di unire le lotte che stava alla base dell’adesione e della partecipazione dell’USB Vigili del Fuoco al Pride. Perché è evidente che agli occhi di qualche zelante dirigente del corpo la partecipazione a una manifestazione Lgbti è vista come motivo di imbarazzo o, peggio, di danno all’immagine. Una chiara espressione di una sessuofobia e di un’omofobia che, speravamo, almeno le istituzioni avessero perlomeno imparato a controllare.

Un momento giocoso dei Vigili del Fuoco dell’USB al Roma Prida

«L’anno prossimo i vigili del fuoco andranno ancora al Pride in divisa»

Di questo rimane decisamente convinto lo stesso Costantino Saporito. Per nulla pentito della decisione, sentito da Pride Online dichiara: «Sicuramente la nostra presenza al Pride ha dato fastidio, qualcuno l’ha vista come troppo di avanguardia, qualcuno ha voluto colpirci. Ma questa azione nei miei confronti è stato un errore. Hanno fatto un enorme scivolone e non sanno come tornare indietro salvando la faccia. Hanno creato il caso e devono sapere che, comunque vada, l’anno prossimo i vigili del fuoco andranno ancora al Pride in divisa. Anzi sono convinto che anche altri corpi dovrebbero fare lo stesso».

«Dopo il Pride la coscienza è cambiata, moltissimi coming out»

Poi prosegue: «Dal 10 giugno il panorama è radicalmente cambiato, la coscienza interna è maturata tantissimo. Essere venuti al Pride ha migliorato anche il nostro modo di essere Sindacato e ci ha fatto scoprire un nuovo mondo di discriminazioni. A giugno sono andato la prima volta al Pride è sono rimasto sconvolto dalla potenza e dall’energia di questa manifestazione che supera ormai l’ambito della lotta delle persone Lgbti. Non ero mai andato ma avevo un sentore della sua forza. Da lì ho scoperto anche le discriminazioni sindacali che sono all’interno e di cui non parla nessuno. Ho ricevuto tantissimi messaggi di colleghi, anche non dell’USB, che mi raccontavano della pressione che subiscono a doversi nascondere, a dovere apparire quel che non sono in un ambiente molto rude e macho. Quella partecipazione ha dato forza a tanti. Dopo il Pride diversi colleghi hanno deciso di fare coming out. Alcuni – dopo anni di pressioni  – in modo molto plateale. Non si può, non è giusto parlare dei diritti umani e poi fermarsi davanti alla soglia del posto di lavoro perché all’interno del posto di lavoro ci sono tante discriminazioni di cui io non sapevo».