Migranti: quando la polvere sotto il tappeto sono i morti uccisi a Tripoli

La Libia usa i fucili per ridurre i flussi migratori e l’Italia fa finta di non vedere. Le shoccanti testimonianze su Facebook

Migranti: quando la polvere sotto il tappeto sono i morti uccisi a Tripoli

Grande soddisfazione della politica e degli italiani per il calo drastico degli sbarchi in Italia. Ma qual è la verità dietro a tale risultato? Una scia di morti e feriti che facciamo finta di non vedere.

L’accordo Italia-Libia all’origine di questo dramma umano ignorato

In base al testo del Memorandum, l’accordo sottoscritto a febbraio 2017,  da Fayez al-Serraj, presidente del Governo di accordo nazionale libico –peraltro non riconosciuto dal Parlamento di Tobruk – e Paolo Gentiloni per l’Italia, viene delegata alla Libia la gestione dei flussi migratori. In buona sostanza, la Libia si impegna a sbarrare il passaggio ai migranti del Centrafrica, chiudendo il confine a sud, e a intercettare e bloccare i barconi in partenza dalle sue coste. L’Italia offre il supporto organizzativo, formando e attrezzando la Guardia Costiera libica e il personale dei “centri di accoglienza”, e finanzia non meglio precisati “programmi di sviluppo”.

La pericolosa pratica della esternalizzazione dei confini

Questa pratica, chiamata“esternalizzazione dei confini”, con cui si lascia a un altro stato il compito di fare la parte del cattivo con i migranti in cambio di aiuto economico, è stata più volte sperimentata risultando sempre inefficace e pericolosa per i migranti.

 Tripoli non aderisce alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo

Questa volta, poi, c’è una aggravante. Il delicatissimo compito di calmierare i flussi migratori viene affidato a un Paese dilaniato dalla guerra e, soprattutto, che non aderisce alla Convenzione sui rifugiati.

Tripoli, infatti, identifica tutti i migranti illegali come criminali, imprigionandoli, senza riguardo al fatto che, in ragione della loro provenienza o storia personale, possano aver diritto alla protezione internazionale.

Non solo: non essendo vincolata nemmeno da norme, come quelle della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che obbligano al rispetto dei diritti umani, non c’è alcuna garanzia che tali diritti siano riconosciuti e rispettati.

 

La Libia, “Un lager dove si consumano atrocità”.

Secondo i dati raccolti quest’anno dalla clinica mobile di Medici per i Diritti Umani che a Roma ha prestato  assistenza ad oltre seicento migranti da poco sbarcati in Italia e provenienti dall’Africa subsahariana, l’85% ha subito in Libia  torture e trattamenti inumani e degradanti  e nello specifico il 79% è stato trattenuto/detenuto in luoghi sovraffollati ed in pessime condizioni igienico sanitarie, il 60% ha subito costanti deprivazioni di cibo, acqua e cure mediche, il 55% gravi e ripetute percosse e  percentuali inferiori ma comunque rilevanti stupri, ustioni,  falaka (percosse alle piante dei piedi), torture da sospensione, obbligo ad assistere alla tortura o all’uccisione di terzi e ancora altre efferatezze.

Anche le testimonianze raccolte da Amnesty International e Medici Senza Frontiere raccontano una realtà fatta di violenze fisiche e psicologiche, stupri, lavori forzati imposti tanto dai trafficanti quanto dalle autorità ufficiali.

Le grida disperate su Facebook

Per questo sulla pagina Facebookdi persone nigeriane -etnia particolarmente invisa ai libici – sono comparsi messaggi, anche audio, di allarme, in cui scongiuravano i propri “fratelli” a non partire perché sarebbero andati incontro a morte sicura. Ve nefacciamo ascoltare due, uno in inglese e uno in  Pigi english, lo slang usato nelle sub sahara:

Per favore sorelle e fratelli. Chi sa che ha sorelle e fratelli che vorrebbe passare dalla Libia per andare in Italia, ascoltate e fateli restare a casa. Se non volete sentire lasciate perdere. Continuate a mandare questi messaggi perché questa è la Libia. Nelle casa di connection [i cosiddetti “ghetti” dove vengono confinati gli emigranti sub sahariani a Tripoli-Ndr.] stanno uccidendo tutti quelli che passano da là per andare in Italia, perché il governo italianogli farà causa se le persone continuano a passare dà li in Italia. Avete visto quelle persone innocenti che stanno in fila che vogliono andare per forza in Italia? Questi verranno uccisi e quel uomo stupido che sta sopra quella jeep  li ucciderà. Dalla Nigeria la strada è pericolosa per venire qui e ti chiedono: ”Tu che cazzo stai facendo all’ estero se dici che la strada è pericolosa?” Chi vuole morire può entrare e passare dalla Libia. Chi vuole sentire senta. Per questo manda questo messaggio a tutti che usano whatsapp.”

Quello che sta succedendo in Libia: stanno uccidendo i migranti neri provenienti da altri paesi africani…Non c’è modo per tornare a casa e non c’èmodo per andare avanti. Sparano a chiunque vedono. Bombano, bombano [lanciano bombe-Ndr.]tutte le abitazione dove stanno gli immigrati. Dicono che è stato lo stato italiana a dare la via libera a fare questo. Io so che non è vero, però stanno morendo ogni secondo degli innocenti.”

Insomma, l’Italia offre soldi alla Libia per ridurre il numero di immigrati. Che importa se la Libia, pur di non perdere i soldi italiani, ogni tanto  passa per le vie brevi, riducendone il numero con i fucili  con la scusa di risse o lotte fra gang? Questo costume è noto da anni a tutti quelli che operano nel terzo settore in quelle aree e a nulla servite le loro denunce.