“Addosso”, le parole dell’omofobia sui corpi nudi

Antonio Mocciola ha riportato 120 frasi omofobe, tratte dall’ampio repertorio di politici, ecclesiastici e altri personaggi pubblici (vedi GALLERY)

“Addosso”, le parole dell’omofobia sui corpi nudi

“Addosso” è un progetto fotografico di sconvogente attualità, crudo ed essenziale: sui corpi nudi di uomini e donne il giornalista, scrittore e autore teatrale Antonio Mocciola ha riportato 120 frasi omofobe, tratte dall’ampio repertorio di politici, ecclesiastici e altri personaggi pubblici.

Il libro (Iemme Edizioni) sarà disponibile dal 21 settembre. In alcune fotografie, tutte a cura di Carmine Miceli, ci sono anche modelli immortalati senza veli, la cui posa è legata al contenuto della frase omofoba (nella nostra gallery sotto riportiamo solamente una parte degli scatti).

Da Alessandra Mussolini (“Meglio fascista che frocio”) a Joseph Ratzinger (“I matrimoni gay sono un pericolo per la pace”), arrivando a Gianfranco Fini (“I gay non possono fare i maestri di scuola”), queste frasi, gravissime perché amplificate dai media, hanno contribuito all’isolamento sociale di tante persone e dato fiato al bullismo verso tanti giovanissimi che, nei peggiori dei casi, non hanno saputo reggere al dolore inferto da una società invelenita. Utilizzando la tecnica della scrittura su corpo, Mocciola scrive queste frasi addosso ai suoi modelli gridando il proprio sdegno e denunciando la condizione di deplorevole degrado in cui versa l’italia degli anni ’10, amplificando con il candore dei corpi imbrattati la violenza del messaggio omofobo.

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Ho avuto il piacere e l’onore di poter fotografare 120 personaggi, noti e meno noti, uomini, donne, trans, gay ed etero – che hanno offerto al nostro obiettivo fotografico il loro corpo nudo per farsi scrivere addosso altrettante frasi omofobe, pronunciate in questi anni da “vip” vari, soprattutto politici ed ecclesiastici. Frasi di una violenza inaudita, che per contrasto ho esibito su corpi innocenti. Spero di contribuire così ad una battaglia che non è mai finita, mai vinta, mai risolta, contro l’ignoranza e l’intolleranza. Molte foto sono assai esplicite, ma spero che si capirà che la volgarità è nella frase, mai in un corpo nudo, bello o sgraziato che sia. Ho avuto l’onore di ospitare un testo di Fabio Canino, da sempre in prima linea nella lotta all’omofobia.
Dove nasce l’idea di realizzare questo libro?

“Le parole sono importanti!” gridava Nanni Moretti ad un’attonita (e intontita) intervistatrice in “Palombella rossa”. Si, sono importanti. Quando poi sono amplificate dal mezzo televisivo possono diventare micidiali. Ci riflettevo durante una delle ennesime tirate omofobe dette a favore di telecamera da uno dei nostri parlamentari. “Nostri” nel senso che sono pagati da noi. E dunque anche dai gay. E ho pensato che, insultando quotidianamente milioni di connazionali per la loro natura, in fondo non fanno che recitare il copione che i loro elettori hanno consegnato loro. “Questo vuole la gente”, avranno pensato, mentre il truccatore gay li preparava alla diretta tv, il costumista gay gli aggiustava le spalline, e l’assistente di studio lesbica li accompagnava in scena. Perché ogni omofobo, soprattutto chi lo fa per mestiere, è continuamente circondato da gay a cui rivolge apprezzamenti, o rimproveri, esattamente come con chiunque altro. La Santanchè o la Mussolini sono continuamente truccate e pettinate da stuoli di gay che loro stesse “adorano” e ai quali mandano auguri di pronte nozze. Poi, davanti alla luce rossa, con la bava alla bocca, vomitano insulti da continua campagna elettorale. Nell’abominevole ipocrisia italiana nulla di strano. Eppure… eppure queste frasi, ascoltate da chi, senza troppi filtri culturali, siede inerme davanti alla tv (anziani, adolescenti, casalinghe distratte), hanno un peso. Eccome se ce l’hanno. Si stampano addosso, sulla pelle, a volte definitivamente. Un tredicenne che, davanti alla tv, sente “meglio fascista che frocio”, rinvia magari per sempre il coming out che stava per fare proprio in quel momento, col cuore in gola, alla mamma e al papà. O magari apre la finestra e si butta giù. Perchè “la televisione” ha detto che fa schifo, che i baci che da (o che darà) sono ripugnanti. Perchè è meglio che si curi, perché é malato. Detto dal bullo dell’ultimo banco è un conto. Detto dall’onorevole o dal vescovo in diretta tv, ne è un altro. La finta omofobia mediatica si traduce, così, in quella reale, nelle mani di decerebrati senza cervello ma con molta rabbia nelle mani, e sulla lingua. Nelle violenze quotidiane, per cui ancora non ci sono leggi aggravanti, nel dileggio della “gente comune”, nell’indifferenza di certi “educatori”. E, ogni tanto, in qualche caso di cronaca nera. Ma i mandanti sono loro, gli autori di queste pietre scagliate attraverso i media.

E allora mi sono vendicato. Ho raccolto un centinaio di frasi, le ho dipinte sul corpo inerme, come fosse una bandiera bianca, di meravigliosi artisti o attivisti o scrittori o gente comune, e le ho esibite, impudiche più dei corpi nudi, davanti ai vostri occhi. Non mi é stato difficile trovarle. In rete, sui giornali, su youtube, nella mia memoria. Sono frasi odiose, razziste, disgustose, esibite con orgoglio, spesso davanti a una canaglia inferocita, che con lo stesso livore si scaglia poi su donne, stranieri, nani, obesi, calciatori avversari, vicini di casa. Tutti gli odii hanno la stessa radice. Ma attento, caro omofobo: potrai avere, un giorno, un figlio gay. Che scoverà in giro le tue frasi di disprezzo, e te le ribalterà sul muso. Le leggerà su questo libro, magari, e ti inchioderà alla tua responsabilità. Attento, caro omofobo: si ha paura solo di quel che si teme di essere. Ma questo già lo sai. Ebbene sì, caro omofobo: le parole sono importanti, e quelle dell’omofobia ancora di più. Guarda l’effetto che fanno, addosso”.

 Antonio Mocciola, nato a Napoli nel 1973, conduttore ed autore radiotelevisivo, cura e firma i booklet dei cd di Giuni Russo “The complete collection” e “Cercati in me”, nonché del dvd di Franco Battiato, “La sua figura”, dedicato alla cantante, e che contiene il monologo teatrale scritto dallo stesso Mocciola con M.A Sisini e portato in scena da Piera Degli Esposti a Torino al Festival Internazionale del Cinema Tglff nel 2007. Esordisce nel panorama letterario pubblicando la raccolta di racconti “Quattordici tracce di amore disperso”, che vince la rassegna “La Libreria degli Inediti”. Nel 2008 pubblica con la Montag Edizioni “La sottrazione”, naturale prosecuzione del lavoro precedente. Nel 2010 pubblica con Giammarino Editore “Le vie nascoste”, viaggio tra i borghi scomparsi d’Italia, che appare su tutti i più importanti media nazionali diventando un piccolo “caso editoriale” ed inaugurando la moda del “necroturismo”, ovvero il viaggio nelle ghost-town del ‘900. Nel 2013 torna alla narrativa, pubblicando per La Quercia Editore la raccolta “Latte di iena”. A dicembre 2014 esce “Le belle addormentate”, un altro viaggio nell’Italia dimenticata, per la Betelgeuse editore. Il libro, in pochi mesi, raggiunge la vetta della classifica dei libri di viaggio più venduti su Amazon. Nel 2015, con Gianmarco Cesario, scrive lo spettacolo teatrale “Gli amici se ne vanno”, sulla vita di Umberto Bindi. Nello stesso anno é tra gli autori del libro “Caro Misantropo”, scritti e saggi su Manlio Sgalambro (copertina di Franco Battiato, La scuola di Pitagora editrice). A gennaio 2016 va in scena “Sottozero – morte e rinascita di un uomo in gabbia”. Nello stesso anno, a febbraio, esce il suo sesto libro, il romanzo “Il tempo degli amaranti” (Milena edizioni), e vanno in scena altri suoi lavori teatrali (“Io, tra di voi” e “Leopardi amava Ranieri” per la regia di Mario Gelardi).