Rom, probabile riduzione del fondo per l’integrazione

Da Bruxelles arriva l’ammonimento per i mancati risultati

Rom, probabile riduzione del fondo per l’integrazione

di Matteo Melani

Sarà “brutale” la revisione dei fondi contro la discriminazione della popolazione Rom. Il Commissario europeo alla giustizia, Vera Jourova , definisce così l’attuazione dei tagli per l’integrazione previsti per il periodo che va fino al 2020.

Secondo il commissario, alcuni degli stati che hanno ricevuto i soldi hanno fatto poco o niente per favorire la convivenza fra Rom e persone native. Così Bruxelles ha pensato di ridurre le risorse. Ancora non c’è nulla di ufficiale, ma l’annuncio indica una direzione tutt’altro che facile da cambiare.

I paesi nel mirino della UE

Repubblica Ceca, Ungheria e Slovenia sono al centro delle critiche di Vera Jourova per non aver fatto abbastanza. Il programma di integrazione verso i Rom riguarda tutti i settori della vita: lavoro, casa, istruzione e salute. Negli ultimi tempi però sono stati fatti pochi passi avanti. L’80% dei Rom residenti in Europa vive in condizioni di povertà e difficilmente accedono ai servizi essenziali. “Dovremmo rivalutare l’efficienza degli aiuti”, dice il Commissario. “Se oltre ai soldi-continua- non si applicano misure nel campo del lavoro, il piano non ha senso”. Il processo di miglioramento delle condizioni dei Rom è partito nel 2011, con la variazione del piano di fondi che ammonta a più di 42 miliardi di euro per il 2014-2020. Nel 2012 ogni stato membro della Ue ha varato la propria strategia di integrazione, con il vaglio della Commissione europea e poi del Parlamento. “Siccome nessuno ha la bacchetta magica– spiega Jourova- vogliamo che ogni singolo stato si doti delle proprie strategie”. Nonostante i soldi ricevuti, i casi di discriminazione sono molti. Secondo i dati della Commissione in Ungheria, Repubblica Ceca e Bulgaria, circa il 60% dei bambini di etnia Rom o Sinti sono isolati rispetto ai propri compagni di classe.

La lente d’ingrandimento sull’Italia

Il Commissario europeo ha dichiarato che intende fare chiarezza sulla potenziale discriminazione anche da noi. Insieme alla Commissione ha chiesto alle autorità italiane di fornire documentazione e, solo in caso di mancata osservazione, verrà aperta una procedura di infrazione. Decine di Rom vivono in condizioni di degrado nei cosidetti “campi” in roulotte e case fatiscenti, in mezzo a fango e spazzatura.

Gli esempi positivi

Nel quadro europeo esistono casi di integrazione andata a buon fine. In Germania, già dal 2012, esiste un gruppo formato da senatori e politici locali che si occupa della convivenza. A Berlino, i Rom che sono a tutti gli effetti cittadini tedeschi, lavorano, vivono in appartamenti e, se necessario, ricevono un assegno di mantenimento. In Francia, dove le condizioni dei Rom non sono eccezionali, sta facendo parlare di sé Anina Ciuciu, rumena di nascita (che ha vissuto nei campi di Roma) candidata al Senato per i Verdi. In caso di elezione, sarebbe la prima donna Rom a sedere su un seggio del Parlamento francese. Anche in Spagna, dove ci sono i campi, negli ultimi vent’anni la gente che abita nelle baracche si è ridotta del 70% e la maggior parte dei giovani godono della pubblica istruzione.