Londra, il centro del mondo

L’integrazione e il sistema di regole costantemente mantenuto da ogni singolo cittadino è la migliore energia per un contesto ricco e dinamico

Londra, il centro del mondo

Finding Italians
Dalla fuga di cervelli alle fobie sui migranti

Londra è il centro del mondo. Forse non l’unico centro del mondo ma sicuramente una realtà, oggi grazie anche all’azione del Major Sadiq Khan, primo musulmano a ricoprire tale carica, che possiamo definire a tutti gli effetti multietnica e multiculturale.
Come turista nella Capitale inglese ho guardato alle innumerevoli persone che prendono i mezzi pubblici, che lavorano negli esercizi commerciali, che frequentano i parchi della città con estrema curiosità ed attenzione.
La ricchezza data dalle differenze si rispecchia in ogni momento del giorno e della notte. L’integrazione e il sistema di regole costantemente mantenuto da ogni singolo cittadino è la migliore energia per un contesto ricco e dinamico dove ogni persona trova un posto, una funzione, un ruolo da ricoprire.
Le differenze aumentano nell’abbigliamento, nel look, nella moda e nella stravaganza di capigliature e abiti sgargianti e graffianti ma anche tradizionali e molto “british”.

In un groviglio di autobus a due piani, puliti, puntuali e condizionati, fra cantieri di ristrutturazione e nuovi grattacieli in costruzione, l’attenzione verso l’altro è mediata dal rispetto delle regole e da un controllo sociale che permette di far scorrere il tutto con fluidità ed armonia, quasi imbarazzante.
Non c’è tempo di fermarsi a criticare l’altro, bisogna fare attenzione allo spazio fra treno e banchina (mind the gap), non sbagliare fermata, sempre segnalata sui display e dalla voce cordiale registrata, non occupare la strada e pronunciare in continuazione “sorry” mentre, scontrandosi con corpi, borse e battiscopa, si cerca di arrivare alla meta.

Tra la folla, che parla un mix di lingue differenti, ogni tanto si percespisce distintamente una locuzione italica. Magari mentre parlano al telefono o mentre salutano un compaesano, fra una “road” e una “square” si possono ascoltare, fuori dal coro urbano, dei pittoreschi “aho”, “a bello”, “’nvedi”, “minchia”, etc.

Così, come un colpo di pistola in aria, ci si risveglia immediatamente dall’incanto di quel molteplice incastro di regolamenti, buon senso ed educazione e si ripiomba sul suolo nostrano.
Questo capita anche in un bar, per esempio, quando si chiede “one coffe, very short” e con le mani si avvicinano indice e pollice dando l’idea della misura del liquido nero richiesto, ed in cassa si viene accolti da un “uè, ma sei italiano?! Mettiti seduto che te lo porto io un caffè!”

Gli italiani non sono soltanto nei ristoranti e nei pub comunque. Siamo ormai nelle aziende multinazionali, siamo nei servizi pubblici, siamo in attività private. Nel tempo abbiamo colonizzato, come fu in America, intere parti delle città inglesi, diventandone parte, imparando a bere birra ed insegnando, non riuscendoci del tutto forse, a bere caffè in tazzina e mangiare pasta al pomodoro fresco e al dente.

Ventenni, laureati, disoccupati italiani che per un periodo, con la scusa di imparare la lingua o per cercare fortuna sapendo di trovare più facilmente lavoro, si sono spostati e continuano a spostarsi nella Gran Bretagna. Forse rubiamo il lavoro agli inglesi, forse ci sposiamo le loro donne, forse ci approfittiamo della loro sanità. Però ci è permesso di lavorare, di pagare le tasse, di usufruire di servizi che funzionano e tutto questo rende quel Paese, nonostante la mancanza di sole, un esempio lampante di ciò che il futuro si prospetta per i nostri figli.
In Italia siamo ancora ad un passo dal Medioevo. È sempre più facile additare agli altri le risultanze delle nostre incapacità piuttosto che spendere energie e competenze per risolvere le nostre esistenze.

Questo slideshow richiede JavaScript.

The English Breakfast

Si dice che gli inglesi non abbiano una loro tradizione culinaria se non fosse per il celeberrimo “fish and chips”, pesce e patatine fritte incartati in fogli di giornale, per qualche biscotto a metà strada con l’esperienza americana e poche altre cose.
Non così poche poi in realtà ma, negli ultimi anni, c’è comunque stata una rincorsa di chef stellati e grandi cuochi del reame a dare nuovo lustro ad una storia di pietanze ricche di spezie e di prodotti provenienti da ogni parte del mondo.
Dal porridge, una pappa dolce o salata ottenuta dai fiocchi d’avena e condita con mille ingredienti differenti, fino ad arrivare ai sandwich con burro e cetriolo sottile del “afternoon tea”, sono stati proposti e rivisitati piatti inglesi di influenza asiatica, francofona e persino italiana.
Una tipica colazione all’inglese, che ormai nessuno fa più in realtà ed è quindi prevalentemente ad appannaggio dei turisti, è un piatto ricco e bilanciato di carboidrati, proteine e grassi, è l’emblema di questo Paese.
Ovunque è possibile consumare una “full english breakfast”, persino nella versione “veggie” con salsicce di “quorn”, una pasta di farina di funghi, o semplicemente dei più conosciuti tofu o seitan al posto di bacon e altre carni alla piastra; le uova strapazzate, “scrumble eggs”, alla francese con un po’ di latte nell’impasto, pomodori e champignon alla piastra, del formaggio oltre al burro da spalmare sul pane, rustico o in cassetta ma sempre con semi e farine integrali.
Colorato, composito, energico, pieno di sapori ed opportunità.
Duro, morbido, viscoso, carico di soddisfazione e cultura.
Londra è una città ben descritta dalla sua colazione. Così come Manchester e Brighton, ad esempio, quindi dall’entroterra del Nord fino al mare della Manica, non vi è differenza di qualità e di sapori. In un fast food o in un tipico pub, in un ristorante di lusso o in una birreria di periferia, con le dovute differenze, una colazione all’inglese, che si può consumare a qualsiasi ora del giorno (ma anche della notte in alcuni casi) è, secondo me, l’immagine perfetta di una società costruita con l’attenzione nell’accostare le differenze, con la cura nel gestire gli equilibri e con l’amore di saper mettere insieme la vita, l’arte e la comprensione.
Poi un discorso a parte dobbiamo farlo sulle calorie.