Frocio e comunista: le colpe di Federico

Il 19 agosto ricorre l’anniversario della morte del poeta spagnolo Federico García Lorca: l’omaggio di Pride Online

Frocio e comunista: le colpe di Federico

«Se le vio, caminando entre fusiles, por una calle larga, salir al campo frío, aún con estrellas de la madrugada. Mataron a Federico cuando la luz asomaba. El pelotón de verdugos no osó mirarle la cara. Todos cerraron los ojos; rezaron: ¡ni Dios te salva! (Lo videro, camminando tra fucili, per una strada lunga, uscire al campo freddo, ancora con le stelle dell’alba. Ammazzarono Federico quando la luce spuntava. Il plotone dei carnefici non osò guardarlo in volto. Tutti chiusero gli occhi; pregarono: nemmeno Dio ti salva!)»

Così comincia la splendida poesia che Antonio Machado scrisse non appena seppe dell’uccisione di Federico García Lorca, notizia che sconvolse l’intellighenzia spagnola e che a distanza di decenni ancora commuove i suoi milioni di lettori sparsi per tutta la terra.

Federico Garcia Lorca nel 1914

A ragione Miguel Hernández, collega nella poesia e nella morte, lo definisce “l’edificio più forte”, “il falco più alto”, “il ruggito più grande” nella sua “Elegía primera”: «Muere un poeta y la creación se siente herida y moribunda en las entrañas. Un cósmico temblor de escalofríos mueve temiblemente las montañas, un resplandor de muerte la matriz de los ríos (Muore un poeta e la creazione si sente ferita e moribonda nelle viscere. Un cosmico tremore di brividi muove paurosamente le montagne, un bagliore di morte è la matrice dei fiumi.»

Federico García Lorca è considerato da molti il più grande poeta della letteratura spagnola contemporanea e non solo… Era uno scrittore, un eccellente drammaturgo, si dilettava con successo nel disegno, nella pittura e nella musica (era solito allietare i suoi convitati accompagnando al piano il canto delle sevillanas).

Il libro “Querido Salvador, querido Lorquito”, carteggio tra il poeta e l’amico intimo Salvador Dalì, ha messo in luce il loro sodalizio artistico, spirituale e amoroso, tragicamente interrottosi. La storiografia ancora non ha portato alla luce tutti i suoi amori per i vari artisti disseminati per la Spagna (sufficientemente accertato pare essere quello per l’artista Gregorio Prieto di Valdepeñas).

Federico Garcia Lorca

Ha amato tanto Federico, come ha amato l’arte e la vita, che doveva considerare un “camino tan largo”, dove anche se si conoscono tutti i sentieri non si arriverà mai a destinazione: «Ay que la muerte me espera antes de llegar a Córdoba! Córdoba. Lejana y sola!»

Venne prelevato da una squadraccia franchista dalla casa di alcuni amici presso cui aveva pensato di rifugiarsi. A nulla valsero le preghiere per la sua liberazione inoltrate da politici e personaggi influenti, quali il grande musicista, suo amico, il maestro Manuel de Falla.

All’alba del 19 agosto 1936, a soli 38 anni, lasciando una produzione sterminata, morì Federico García Lorca.

Machado immagina quella notte come un dialogo tra il poeta e la morte, uno dei topos centrali della sua poetica: «Hoy como ayer, gitana, muerte mía, qué bien contigo a solas, por estos aires de Granada, ¡mi Granada!»

Testimoni dell’accaduto, anni dopo, riferiranno che gli assassini, poco prima di sparargli, gli urlarono contro le sue colpe imperdonabili: essere frocio e comunista.

A queste non se ne aggiunga una terza che ho spesso sentito muovergli anche da fini intellettuali: quella di non aver vissuto apertamente la sua omosessualità e di non aver cantato espressamente dell’ “amore che non osa dire il suo nome”. Se dovessimo commisurare il suo valore per il grado di accettazione della propria omosessualità sarebbe come uccidere Federico nuovamente.

I suoi resti giacciono anonimi in una fossa comune a Víznar, un campo non lontano da Granada, insieme a tanti altri civili uccisi dalla follia franchista. A nulla è valsa la via giudiziale esperita da quanti volevano ricercarli con la tecnica del DNA: la pace sociale merita l’oblio, le ferite richiedono del tempo per essere arginate.

Chi volesse ricordarlo nel giorno della sua morte o portare un fiore alla sua tomba apra a caso uno dei suoi libri e legga un verso: è l’omaggio più bello che possiate tributargli.

Non resta poi che seguire il consiglio di Machado: «Labrad, amigos, de piedra y sueño en el Alhambra, un túmulo al poeta, sobre una fuente donde llore el agua, y eternamente diga: el crimen fue en Granada, ¡en su Granada! (Innalzate, amici, di pietra e sogno nell’Alhambra, un tumulo al poeta, sopra una fonte dove pianga l’acqua, ed eternamente dica: il crimine fu a Granada, nella sua Granada!)»