Latina, “Siete trans: non potete mangiare qui”. I gestori respingono tutte le accuse

L’avvocata Cathy La Torre: “Una discriminazione culturale inaccettabile che combatteremo in ogni sede possibile”

Latina, “Siete trans: non potete mangiare qui”. I gestori respingono tutte le accuse

“Siete trans: non potete mangiare qui”: discriminate in un ristorante sul litorale di Latina a Foce Verde. Il locale si chiama “Spaghetteria da Vittorio e Maria” sulla strada Valmontorio.

Massimina Lizzeri, transgender romana, era andata a pranzo in un locale di fronte alla spiaggia di Latina con un’amica, Sandra De Paoli (il capoluogo pontino dista circa 70 km dalla capitale).

La cameriera si è avvicinata loro dicendo che non erano vestite in maniera adeguata per un locale pubblico e che non potevano stare dentro con un cane. Nonostante le due fossero vestite non diversamente da altri clienti, con pareo e pantaloncini, hanno proposto allora di mangiare sedute ai tavoli all’aperto. A quel punto è intervenuta la proprietaria che si è rivolta alle due donne e le avrebbe insultate, dicendo loro esche “a voi trans non vi vogliamo” e spintonandole addirittura fuori dal locale.

A rendere noto l’episodio è stato il Mit, Movimento Identita’ Trans, che, spiega Cathy La Torre, avvocata bolognese, attivista Lgbt e rappresentante della segreteria nazionale di Sinistra Italiana “agirà legalmente ed è certa che anche le forze dell’ordine testimonieranno con quale transfobia si sono rivolti a Massimina. Mentre le due andavano in un ristorante poco distante, sul posto – come viene riferito dal Mit – è intervenuta anche una volante della Polizia di Stato per calmare gli animi ma, nonostante la presenza degli agenti, la proprietaria ha continuato a inveire contro le transessuali”.

Sull’accaduto Massimina Lizzeri ha presentato denuncia ai carabinieri.

“Quella del 2017 – conclude La Torre – è l’estate che verrà ricordata come quella in cui esercizi commerciali, strutture ricettive, fanno la lista di chi non può entrare: gay, lesbiche, trans, neri, bambini. Una discriminazione culturale inaccettabile che combatteremo in ogni sede possibile”.

Abbiamo chiamato i gestori del locale chiedendo spiegazioni. La titolare fornisce una versione diversa, ha sporto denuncia alla Polizia affermando: «Non si entra in un locale mezze nude, mi spiace ma non mettono regole a casa mia. Sono stata contestata in malo modo, non c’entra nulla la questione sessuale».

Al telefono uno dei gestori ci dice: “Mia sorella ha 70 anni: nessuno si può permettere di metterle le mani addosso solamente perché aveva sollecitato ad un abbigliamento consono le due clienti, invitandole a mettersi una maglietta nel rispetto degli altri presenti. Siamo stanchi di questa situazione che ci ha dipinti per quelli che non siamo. Non abbiamo mai fatto discriminazioni. Siamo persone che hanno fatto del lavoro la loro vita. Non lasciamo più dichiarazioni”.

Come giustamente fa notare l’avvocata Cathy La Torre, sembra proprio l’estate delle discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere. Discriminazioni inaccettabili.