1 miliardo di dollari per cacciare le persone trans nell’esercito

l’azione legale di GLAD e NLCR, la contrarietà degli altri ranghi delle forze armate e i costi non scoraggiano Trump. “Allontanare Trans, un grande favore”

1 miliardo di dollari per cacciare le persone trans nell’esercito

Continua a far discutere la decisione del presidente Donald Trump di mettere fuori dall’esercito americano le persone transgender. Un passo che riporterebbe le lancette dell’orologio a prima della decisione del suo predecessore Barak Obama che aveva reso possibile anche per loro servire apertamente nelle forze armate.

Nelle scorse settimane si sono susseguite le prese di posizione critiche verso la decisione presidenziale, giustificata da Trump con i tremendi costi sanitari che l’apparato militare sopporterebbe per le terapie necessarie al personale transgnder. Motivazioni che sono apparse sin da subito scarsamente fondate nei numeri reali. Si parla infatti al massimo di circa 8 milioni di dollari l’anno, a fronte di spese, per esempio per la sola “disfunzione erettile”, di circa 80 milioni l’anno.

In una lettera aperta ben 56 generali ed ammiragli in pensione hanno duramente attaccato l’idea del bando, definendolo “peggiore della fallita politica del don’t ask don’t tell”. Anche il nuovo Segretario di Stato alla Marina, Richard Spencer, pur non contestando direttamente la direttiva presidenziale, ha dichiarato alla stampa che “ogni patriota che desidera servire e possiede i requisiti per farlo dovrebbe essere in grado di farlo nel nostro apparato militare”. Più chiaro l’Ammiraglio a capo della Guardia Costiera, Paul Zukunft, che ha espresso il suo pieno sostegno al personale transgender al suo comando, dichiarando che non avrebbe voltato loro le spalle rompendo il patto di fiducia del corpo.

Lo scorso 9 agosto intanto GLAD (Glbtq Leagal Advocates and Defenders) e NCLR (National Center for Lesbian Rights) hanno avviato un’azione federale contro la decisione di reintrodurre un bando verso le persone trans nelle forze armate. Annunciando la querela, Jennifer Levi, direttrice del Transgender Rights Project di GLAD ha dichiarato: “Il Comandante in Capo ha detto che arruolati transgender in servizio – persone che hanno servito la nostra nazione con onore – non sono più benvenuti. Questo ingiustificabile capovolgimento della politica è devastante per quei soldati e pericoloso per il nostro Paese. Questi querelanti mettono le loro vite in prima linea ogni giorno per tutti noi. Non possiamo permetterci di perdere uno solo di loro”.

Ad impensierire l’amministrazione Trump dovrebbero esserci, però, proprio i costi usati in un primo momento per giustificare la scelta. Si calcola infatti che il tentativo di cacciare ogni singola persona trans dal suo ruolo costerebbe 114 volte di più che tenerla. Si parla, di una cifra che potrebbe avvicinarsi o persino superare il miliardo di dollari.

Il conto è stato fatto dall’Accademia Navale di Monterey (California) e dall’istituto di ricerca indipendente Palm Center che hanno stimato un costo di almeno 75.000 $ per ogni nuovo militare da reclutare e addestrare in sostituzione di ciascuno di 12.800 trans. Per un totale di 960 milioni di dollari. Una cifra prudente, considerato che in realtà le persone trans attualmente in servizio sarebbero 15.500. Ma che potrebbe essere anche più bassa nel caso in cui non tutti i miliari transgender fossero “trovati” e congedati.

Tuttavia i costi complessivi dell’operazione sarebbero altissimi considerati anche tutti gli investigatori e i legali che sarebbero costretti a lavorare su migliaia di casi.

Difficoltà e costi che potrebbero per lo meno mettere il freno alla decisione della Casa Bianca nel momento complesso che vede salire di giorno in giorno le tensioni con la Corea del Nord.

Certamente non sono sufficienti a mettere un freno né alla determinazione né al convincimento del presidente Trump, che almeno a parole non arretra di un passo. Anzi rilancia. E nel corso di una conferenza stampa prima rivendica a sé il consenso della comunità trans poi dichiara di aver “fatto un enorme favore” al sistema militare col suo bando nei confronti delle persone trans.