Queeriodicals, editoria periodica LGBT dal 1870 ad oggi

la mostra inaugura alla biblioteca Sormania di Milano l’1 settembre, aperta da un convegno a tema. Esposti pezzi unici della collezione Locati Luciani

Queeriodicals, editoria periodica LGBT dal 1870 ad oggi

Inaugura venerdì 1 settembre presso la Biblioteca Sormania a Milano la mostra “Queeriodicals, editoria periodica LGBT dal 1870 ad oggi”. Sarà visitabile fino al 16 dello stesso mese.

L’iniziativa promossa da Pride, espone per la prima volta al pubblico parte della collazione privata di Luca Locati Luciani, bibliofilo che negli ultimi vent’anni ha raccolto libri, foto, stampe, cimeli e memorabilia italiani e stranieri sull’omosessualità.

Queeriodicals, Oltre un secolo della nostra storia attraverso riviste e pubblicazioni Lgbti

Un percorso che si focalizzerà in particolare su riviste e pubblicazioni, talvolta molto rare, che hanno attraversato oltre un secolo della nostra storia e raccontano di come le persone omosessuali abbiamo cominciato ad assumere una voce pubblica, contribuendo alla rivoluzione dei costumi sessuali ed affettivi della nostra società.

La copertina di “Archivio delle Psicopatie Sesusali” del 1896 è il pezzo più antico in mostra. Oltre 120 anni fa

Un excursus che parte da pubblicazioni pionieristiche – la più antica in mostra sarà l’italiana Archivio della psicopatie sessuali, nata nel 1896 per aiutare gli “anomali sessuali” a vivere meglio la propria condizione – che sfidavano la censura e la repressione per cominciare ad avviare un dibattito all’interno della minoranza Lgbti e nella società per attraversare gli anni ’10 e ’20 del Novecento, approdare alle pubblicazioni movimentiste e rivoluzionarie degli anni ’70 e giungere ai giorni nostri.

Tra i pezzi in mostra citiamo senza dubbio la Rassegna degli studi sessuali di Aldo Mieli (1921) e poi dei numeri dei tedeschi Der Eigene e Die Insel e del francese Inversions (1924). E ancora Phisique Pictorial e la rivista lesbica americana The Ladder con un numero del 1965.

Numero 1 del FUORI!. Siamo nel giugno 1972

Torniamo in Italia con il primo numero del FUORI!, periodico dell’omonima prima associazione italiana, con la Pagina Frocia di Lotta Continua e poi giù fino a nostri giorni con il periodico lesbico Towanda, Clubbing, Babilonia e Pride.

Un convegno su collezionismo ed editoria Lgbti

Ad inaugurare Queeriodicals, l’1 settembre sarà un convegno sul collezionismo e l’informazione Lgbti, moderato da Marco Albertini, con Giovanni Dall’Orto, il nostro direttore Stefano Bolognini, Sara Di Giovanni, responsabile dell’archivio del Cassero di Bologna, Felix Cossolo e lo stesso Luca Locati Luciani.

Sentiamo Luca Locati Luciani

“Questa mostra si focalizzerà sulle riviste pensavamo che fosse importante fare un excursus dell’evoluzione delle riviste rivolte al pubblico omosessuale e poi anche transgender – puntualizza Luciani sentito da Pride Online – Quindi solo una parte del materiale della mia collezione sarà esposto”

Quel è il primo periodico omosessuale al mondo e quale il pezzo più antico in mostra?

La prima rivista è del 1870, si chiamava Uranus, in tedesco, ed era stata creata da Karl Ulrichs, ma non ho mai trovato una copia. Per ricordarla avremo una foto di questo incredibile personaggio che ha vissuto ed è morto in Italia.

La più antica tra quelle in mostra è una rivista italiana: Archivio delle psicopatie sessuali del 1896, fondata da un criminologo napoletano Pasquale Penta. Vista oggi potrebbe apparire quasi una rivista omofobica. All’epoca era un rivista che provava a dare un apporto scientifico al tema dell’omosessualità. Si tratta di una rivista molto importante anche perché spesso si cita Der Eigene – anch’essa in mostra – come il primo periodico rivolto ad omosessuali. In realtà al momento della nascita, sempre nel 1896, Der Eigene, era una rivista anarchica e solo successivamente è diventata una rivista rivolta ad omosessuali.

La copertina di Der Eigene

Collegata a un’associazione omonima poi vicina al nazismo?

Sì, purtroppo alcuni movimenti gay tedeschi, quelli che avevano una visione dell’omosessualità come espressione dell’amore tra uomini indice di una iper-virilità si erano avvicinati a Hitler.

Quando hai iniziato a cercare e collezionare materiale a tematica Lgbti?

Ho iniziato a 17 anni. All’inizio il mio interesse era per i libri antichi di ogni genere, ma non a tematica omosessuale. Poi man mano che cominciavo a leggere saggi e ho incrociato l’attività di Giovanni Dall’Orto o Massimo Consoli e sono venuto a conoscenza di libri e testi antichi a tematica di cui ignoravo l’esistenza. Questo fatto mi ha dato una spinta a impegnarmi su questo fronte. In particolare sapevo dell’archivio di Massimo Consoli a Roma e col tempo ho iniziato a maturare l’idea di creare un archivio a mia volta.

Tra i pezzi esposti quali ritieni più interessanti?

Sicuramente l’Archivio delle psicopatie sessuali, che a livello storico è molto importante e di grande interesse. Un altro è una rivista francese Inversions.  Ebbe durata brevissima (1924-25) e poi cambiò nome. È molto difficile trovarne delle copie. Mentre in Germania c’erano stati molti periodici dedicati ad omosessuali, in Francia negli anni ’10-’20 ce n’erano stati solo due. Il primo si chiamava Akadémos, stato fondato dal Barone Fersen, la cui vita ha ispirato anche il libro di Roger PeyrefitteL’esule di Capri”. Si trattava però di una rivista letteraria e non esplicitamente rivolta ad omosessuali, mentre Inversions era esplicitamente rivolta ad omosessuali tanto che incontrò presto problemi giudiziari e venne ritirata dal mercato dopo pochissimo tempo.

La copertina del numero 1 di Rassegna di Studi Sessuali

Rispetto al panorama italiano?

Ci sta un rivista dei primi anni Venti del Novecento che si chiamava Rassegna di studi sessuali. Fondata nel 1921 da Aldo Mieli, studioso nato a Livorno. Sopravvisse qualche anno all’avvento del fascismo prima di essere chiusa, ma mentre nei primi numeri erano presenti articoli sull’omosessualità trattati in maniera moderna, in seguito questi iniziarono a sparire. È importante perché Aldo Mieli era l’unico italiano che aveva preso contatto con i movimenti di liberazione omosessuale tedeschi.

La visione prospettica offerta da una mostra come Queeriodicals che attraversa decenni di editoria e di attivismo consente di fare alcune considerazione sui cambiamenti del costume, del linguaggio e delle priorità dell’attivismo Lgbti. In questo senso qual è una tua considerazione sulle evoluzioni negli ultimi decenni?

Mentre negli anni Settanta il movimento gay era anche un movimento di liberazione sessuale e questo risultava evidente nel rapporto dell’attivismo con la società e anche nelle pubblicazioni.

Oggi mi sembra che si dia molto meno risalto all’aspetto della rivoluzione sessuale rispetto ad altri temi come il matrimonio o i diritti civili. Non che il tema sia scomparso, ma penso che bisogna tornare a dare spazio a quelle istanze. Bisogna parlare di più del corpo e della sessualità legata al messaggio politico. Perché mentre c’è sicuramente una esposizione dei corpi, c’è un problema nel espressione del valore politico e rivoluzionario del corpo e della sessualità con le sue potenzialità trasformative.

Mi sembra che viviamo in una fase di perbenismo di ritorno, talvolta accompagnato dalle aggressive reazioni sui social, che non ci fa affatto bene. Ecco questo è un argomento che sento debba essere affrontato forse più di altri.

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