Dragorsa, la drag queen che è in noi

Mattia Bau Vegni ci racconta come è nato questo personaggio “terapeutico” per la sua timidezza

Dragorsa, la drag queen che è in noi

Dragorsa è una bellissima drag queen giramondo. Ama vestirsi, truccarsi e farsi selfie in ogni luogo in cui va. Compreso al Pride di Firenze. Dragorsa è al passo con i tempi e ha anche una sua pagina facebook dalla quale esprime idee e freddure.

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Unico limite di Dragorsa? Essere una sagoma di cartone che il suo creatore, il grafic designer Mattia Bau Vegni, ha creato per “sublimare” il suo sogno di una vita: essere appunto una favolosa drag queen.

Mattia, 30 anni, nato in un piccolo paese del grossetano, Civitella marittima, oggi Aggiungi un appuntamento per oggi vive a Firenze e sorride guardandosi indietro. Per lui l’omosessualità è rimasta sconosciuta fino ai suoi 24 anni, dato il contesto troppo limitato in cui viveva, dove certo non se parlava liberamente e non c’erano modelli ai quali affidare la scoperta della propria sessualità. Quegli anni li ricorda come un “tempo sospeso”, passato senza porsi troppe domande. Poi a Firenze, dove si sposta per motivi di studio, la scoperta della propria sessualità, l’accettazione di quella sessualità  e, infine,  il suo coming out. Ma qualcosa ancora non è riuscito ancora a superare: la sua grande timidezza nell’indossare gli abiti di Dragorsa e darle vita sotto a dei veri riflettori.

 

Abbiamo chiesto a Mattia  da cosa nasca questo suo bisogno interiore E QUALE SIGNIFICATO assuma il ruolo di una drag nel mondo Lgbtqi: “Credo che la forza di questa idea si basi sul fatto che le drag queen sono dei ‘personaggi’ che ti mostrano il lato positivo, bello, colorato dell’essere ‘diversi’. Possono dare forza a chi non la ha per uscire fuori. Una cosa che non siamo abituati a vedere no? Perché di solito la diversità ha un significato, anche implicito, negativo o comunque non rassicurante. Ecco, per me la potenza delle drag è quella di essere diverse tra i ‘diversi’, in un certo senso, e di esserlo in modo favoloso e assolutamente contagioso. E secondo me questa cosa può essere una grande spinta per chi abbia paura di accettarla quella diversità, figuriamoci affrontarla”.

Insomma Dragorsa nasce da un gioco, dalla sfida lanciata dal compagno Valerio, ballerino e insegnante di hip pop. Che conosce bene la voglia di travestirsi di Mattia e per la quale ancora non trova il coraggio di farlo. La ‘missione’di Valerio è importante: è inno alla libertà, alla gioia, alla creatività e uno sprone ad essere sempre più se stessi, a liberarsi dai condizionamenti.

Per ora Dragorsa è solo un “oleogramma” di Mattia in versione drag, da portare in giro e mostrare a tutti, ma che forse un giorno diventerà  il simbolo della emancipazione di Mattia e di tutti i Mattia del mondo.