Imma Battaglia: “Roma allo sbando, chiudiamo il Village!”

Roma in mano a malavita e illegalità, chi opera nelle regole non può andare avanti. proporrò a tutti i miei collaboratori: “Basta,esperienza da chiudere”

Imma Battaglia: “Roma allo sbando, chiudiamo il Village!”

Più che una decisione sembra ancora un estremo tentativo di lanciare l’allarme sulle condizioni in cui versa Roma. Ieri, la presidente onoraria di DiGayProject e Direttrice del Gay Village si era sfogata ai microfoni di Radio Cusano Campus, lamentando le condizioni della Capitale: “Ormai in una città aggredita da una competizione assolutamente irregolare, tra commercio abusivo e altre cose simili, è molto complicato andare avanti. Noi siamo dei sognatori, abbiamo grande passione, ce la facciamo. Però è faticoso. Per quanto mi riguarda sarà l’ultimo anno, non si può più andare avanti così. Roma non se lo merita”.

L’abbiamo raggiunta per capire meglio.

A Radio Cusano hai usato parole molto dure sulla condizione in cui versa Roma, puoi aggiungere qualcosa?

In città tutto è irregolare, tutto è abusivismo e attività illegali che non pagano le tasse e cambiano le abitudini e i luoghi dell’intrattenimento. Un chiosco che non paga occupazione del suolo pubblico, non paga tasse e mette la musica diventa una balera. Ma lo stesso vale per l’abbigliamento con un negozio con costi e tasse insostenibili e davanti bancarelle illegali che fanno concorrenza sleale. In questo modo qualsiasi attività regolare viene messa in ginocchio.

Chi cerca di proporre cultura e qualità, di livello internazionale come noi non ci sta più con i costi. Roma non è più una città in cui vale la pena portare qualità, fare imprenditorialità e investimenti.

Avete avanzato proposte? Quali risposte offre l’amministrazione?

Tante proposte che cadono nel vuoto. Silenzi. Nessuno osserva i fenomeni della città, per capire come si muove l’illegalità e agire. Questo vale per tutti. Anche con le cose più banali. Ci sta un’ordinanza sulle bottiglie di vetro, ma la città è piena di bottiglie che nessuno raccoglie e diventano pericolose trappole per pedoni e ciclisti…

Che pensi di fare?

Sto cercando di andare via, perché davanti allo stato di degrado in cui siamo e alla la politica che fa solo demagogia mancano le risposte. Ci sta un’amministrazione da un anno e mezzo e dice di fare quando è sotto gli occhi di tutti che Roma è ferma e sprofonda nell’abbandono. Roma è la Capitale, dovrebbe essere un simbolo del Paese ed è in uno stato di degrado imbarazzante. L’altro giorno avevamo degli ospiti stranieri importanti al Gay Village e non potevano credere in che condizione fosse la città. Una cosa deve essere chiara: nessun sindaco da solo potrà fare qualcosa se non si apre un dibattito nazionale. La capitale d’Italia non può essere abbandonata. Su questo sono d’accordo con la Sindaca Raggi quando dice che servono risorse e soldi da investire. Ma non basta. Servono anche strategie per togliere la città dalla morsa dell’illegalità.

Imma, poco fa mi hai detto che stai cercando di andare via, a Radio Cusano hai parlato di “ultimo anno”. Ma parli di te o del Gay Village in generale?

Personalmente sono stanca di lottare una guerra che non mi appartiene. Una manifestazione che investe e offre qualità, lasciata abbandonata nella situazione di totale degrado in cui versa l’Eur. Poi penso che ci siano gesti politici da fare. Tutti noi imprenditori onesti dovremmo fare una specie di sciopero e chiudere per fare vedere cosa sarebbe la città senza di noi.

O Roma ha un programma di rinascita in cui tutti ci riconosciamo, o non ha davvero senso andare avanti.

Parlo del Gay Village. Io proporrò a tutti i miei collaboratori: “Basta,esperienza da chiudere. Le manifestazioni di grande successo di qualità non possono essere lasciate da sole. La voglia di portare cultura di livello internazionale in una città preda di abbandono, malavita e irregolarità non si può scontrare con l’indifferenza. Però non ne abbiamo ancora parlato è una mia posizione personale. Il mio è un grido di dolore.