Lucera: Crocevia di popoli e culture

Situata in un territorio prevalentemente pianeggiante, Lucera sorge su una piccola altura formata da tre colli da cui domina la piana del Tavoliere.

Lucera: Crocevia di popoli e culture

«Se il Signore avesse conosciuto questa piana di Puglia, luce dei miei occhi, si sarebbe fermato a vivere qui»

(Federico II di Svevia)

Situata in un territorio prevalentemente pianeggiante, Lucera sorge su una piccola altura formata da tre colli il Monte Albano, il Monte Belvedere e il Monte Sacro da cui domina la piana del Tavoliere.

Diverse sono le ipotesi sull’origine del nome. Le colline su cui Lucera poggia erano coperte da una fitta boscaglia; nel primitivo linguaggio etrusco luk-eri era, infatti, il bosco sacro da cui si arriva così a Luceria. Sfortunatamente non se ne hanno notizie storiche certe. Un’altra ipotesi, invece, fa riferimento alla lingua greca. I Greci diedero alla città ove vi era il Tempio di Minerva il nome di leuka eria che significa lana bianca, per la rinomata lana delle sue greggi e per i suoi pascoli. Tuttavia, non si può neppure escludere che Lucera derivi da lux cereris per l’abbondanza di frumento e di raccolto dei suoi campi.

Certo è che questa antica città fu teatro di importanti avvenimenti storici. Su di essa, infatti, aleggiano memorie di varie dominazioni, a partire dalle prime testimonianze di vita nell’area della città, dove sono state rinvenute tracce di alcuni villaggi neolitici del III millennio a.C.

Il geografo greco Strabone (58 a.C.-24 d.C.) la definì antica città dei Dauni narrando la leggenda secondo cui Diomede, re d’Etolia, dopo la distruzione di Troia, fuggì verso l’Apulia e si stabilì presso Lucera, dove depose le armi e il Palladio nel tempio di Athena Iliàs e costituì una colonia greca.

Fedelissima a Roma, soprattutto durante le guerre sannitiche, divenne poi colonia romana con il nome di Luceria; ebbe proprie leggi e magistrati, godette del diritto di conio e durante l’Impero di Costantino fu capoluogo della provincia d’Apulia.

Durante la dominazione di Augusto fu una delle prime città a riconoscere la natura divina dell’imperatore, al quale dedicò numeroso edifici pubblici, le ricche terme a mosaici policromi, alcuni circhi e diversi templi di divinità romane e locali. Tra le pregevolissime opere d’arte, menzione d’onore va all’imponente Anfiteatro nella parte est della città. Lo stesso Augusto si recava a Lucera per assistere ai combattimenti fra gladiatori o tra bestie feroci che avvenivano all’interno di questa imponente costruzione (che fu sommersa dal terreno per cause ancora ignote per molti secoli e soltanto nel 1930 tornò alla luce).

Il momento di maggiore splendore della città, tuttavia, fu nel 1200 quando Federico II di Svevia ne intuì l’importanza strategica, tanto che nel 1223-24 vi insediò una colonia saracena dalla Sicilia. Sembra che nel 1239 in città fossero rimasti pochissimi cristiani e che il vescovo fosse costretto ad esprimersi in arabo per essere capito. Fu proprio qui, infatti, che l’Imperatore permise la costruzione di moschee che diedero a Lucera l’aspetto di una città senza croci; il tempio islamico più bello, ricco di marmi e colonne, era quella su cui sorse successivamente la cattedrale.

 

Al XIII sec. risale anche la costruzione del Castello con materiali forniti da edifici romani, i cui resti testimoniano il grande amore di Federico II per la Puglia: un’enorme edificio quadrato poggiante su uno zoccolo di pietra viva, circondato da una galleria e caratterizzato da un loggiato di difesa rinforzato agli angoli da torrette d’avvistamento. Oggi della fortezza rimane solo lo zoccolo piramidale che cinge il palazzo.

Quando agli Svevi successero gli Angioini, Luceria Saracinorum si sottomise ai conquistatori e, dopo un terribile scontro con Carlo I d’Angiò, la colonia saracena fu vinta. Proprio lì, attorno alla rocca federiciana, il re angioino volle costruire un fortino per poter controllare e tenere a freno i musulmani. A questo periodo, infatti, risale la nuova cinta fortificata che presentava quattro grandi porte. Nel mezzo della città, inoltre, Carlo I volle far edificare una chiesa (l’odierna Cattedrale) dedicata a S. Maria della Vittoria in ricordo della liberazione di Lucera dai Saraceni, che fece arricchire di doni preziosi.

Dall’inizio del ‘500 il capoluogo fu sotto il dominio spagnolo e il titolo di Civitas Sanctae Mariae fu sostituito dall’attuale nome di Lucera. Tra il ‘500 e il ‘600 continuò ad essere residenza di famiglie del Regno e ben presto si riempì di nobili palazzi e di bellissime piazze.

Tuttavia, col passare degli anni iniziò a perdere importanti funzioni politiche, sebbene continuasse a godere dello status di capitale culturale della regione per gli studi e la dottrina (titolo che mantenne anche con l’avvento dei Borbone). Questo declino portò inevitabilmente alla miseria e alla carestia e molte attività vennero chiuse, dando sempre più spazio all’agricoltura e agli antichi mestieri.

Facendo un salto di oltre tre secoli, arriviamo ad oggi: Lucera ora si fregia del titolo di città d’arte grazie alla presenza di siti quali le Terme Romane, la biblioteca “Ruggero Bonghi” – che conta più di centomila volumi di vari secoli , al Museo Diocesano e al Museo di “Archeologia Urbana Fiorelli”, custodi di numerosi reperti storico-artistici.

Conoscere la storia di questa antica città e dei suoi monumenti, lungo le viuzze del centro storico dalle chianche laviche che lastricano il borgo antico ai palazzi ed alle chiese dagli svettanti campanili che si stagliano nel cielo, e dalle luci notturne che ne ridisegnano contorni e profili è un percorso che conduce attraverso i secoli e le perle nascoste del nostro Bel Paese.