Turchia: liberi di non esistere

Vietato per il secondo anno il Pride a Istanbul, il paese è ancora più lontano dall’Europa

Turchia: liberi di non esistere

Una Turchia che sta perdendo sempre più libertà, quella di Recep Tayyip Erdoğan. Che mette a tacere la stampa, con oltre 150 giornalisti arrestati e molti altri licenziati, solo perché non allineati con le posizioni autoritarie del suo Presidente. Una Turchia, dove donne, minoranze e la comunità Lgbti sono ridotte al silenzio. Uno Stato che viene guardato dall’Europa con maggiore diffidenza. Tanto che in occasione del prossimo G20,  di Luglio, ad Amburgo, sono previsti disordini all’arrivo di Erdoğan.

Celebrate Pride

La storia dell’omosessualità in Turchia risale ai tempi del profeta Maometto, che per alcune fonti europee sembrava: “Aver gusti sessuali ambivalenti”. Nel 1858 l’impero Ottomano depenalizza l’omosessualità, giudicata come colpa, reato, di sodomia. Oggi l’amore per lo stesso sesso è legale sulla carta, ma nullo nei fatti. Non esistono leggi anti-discriminatorie per l’orientamento sessuale. Non esiste il matrimonio egualitario né le unioni civili. Nonostante dal 2003 in Turchia si celebri il Pride, e il movimento Lgbti cresce in numeri e forme, anche con l’appoggio politico della sinistra, negli ultimi anni questa evoluzione e questa nuova forza, anche sul piano dei diritti umani e civili, è soffocata e limitata da un paese che si va configurando in maniera autoritaria, se non dittatoriale.  Il regime Erdoğan, nella sua asse con Putin, reprime con forza ogni voce  libera, democratica, diversa. Sopprime e mette al rogo attivisti, come la transessuale, Hande Kader, violata, torturata e trovata carbonizzata a Zekeriyaky, un quartiere elegante di Istanbul.  Impedisce alla comunità Lgbti di celebrare il suo orgoglio, il suo diritto ad esistere, come è accaduto anche nel recente  Pride , dove tra arresti, l’uso di idranti – per disperdere la folla – la polizia ha impedito lo svolgersi naturale della manifestazione. Nonostante i tentativi di eliminazione da parte del Governo, che si traducono con la prigionia e anche la morte fisica, gli organizzatori del Pride hanno ribadito con coraggio  la loro lotta e le loro motivazioni: “Noi non siamo spaventati, noi siamo qui, noi non cambieremo”.

La distanza dall’Europa

L’ entrata nell’area Schengen della Turchia, la cui richiesta è aperta dal 2005, resta tuttora sospesa e all’apparenza sfumata. Rapporti tesi quelli tra Erdoğan  e le cariche istituzionali dei paesi europei. Il Presidente Turco è stato molto critico con la Cancelliera Merkel accusando Berlino di “ pratiche naziste” Le autorità olandesi nei mesi passati, hanno impedito l’arrivo a Rotterdam del ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu, per un comizio pro-regime, che voleva tenere, malgrado queste iniziative siano vietate. Ed è sempre l’Olanda, che in occasione di questo mancato Pride di Istanbul espone uno striscione arcobaleno fuori dal proprio Consolato in Turchia.