Il Bangladesh arresta 27 uomini perché sospettati di essere gay

Di età compresa tra i 20 e i 30 anni sono stati prelevati durante un incursione in un centro comunitario e trovati in possesso di profilattici “Illegali”

Il Bangladesh arresta 27 uomini perché sospettati di essere gay

Le autorità del Bangladesh, come riporta l’Agenzia Associated Press hanno dichiarato di aver arrestato 27 uomini solamente perché sospettati di essere gay, un reato penale nel paese di maggioranza musulmana. Il comandante del battaglione di azione rapida, un’unità di polizia di un corpo speciale che ha fatto gli arresti, dice che i sospetti di età compresa tra i 20 ei 30 anni provenivano da varie regioni del Paese e sono stati prelevati venerdì scorso durante un incursione in un centro comunitario a Keraniganj, poco fuori dalla capitale. L’ufficiale Zahangir Hossain Matobbar dice che la polizia ha recuperato droghe e preservativi illegali in loro possesso. Tuttavia i sospetti non possono affrontare accuse di omosessualità perché sono state arrestate prima di essere colte in flaganza di reato, ma dovranno affrontare accuse di possesso di droga. L’anno scorso i sospetti militanti islamici uccisero un attivista leader del movimento Lgbti e un suo amico della capitale Dhaka (Dacca).

Diritti LGBT in Bangladesh

I diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBTI) in Bangladesh non sono rispettati. Spesso queste persone devono affrontare discriminazioni e subire abusi fisici e psicologici. I rapporti sia sessuali sia affettivi tra persone dello stesso sesso sono illegali e punibili con pesanti multe o con diversi anni di reclusione, fino all’ergastolo. Ovviamente, come conseguenza il governo non concede il minimo riconoscimento alle coppie omosessuali, senza distinzione tra matrimonio e unione civile, e non offre neanche una tutela dalle discriminazioni. Parimenti, non esiste alcuna legge che indirizzi esplicitamente l’odio e le violenze contro la popolazione LGBTI, ma ciò non ha comunque permesso lo sviluppo di un’associazione in difesa dei diritti di tali cittadini.

Costituzione e Codice Penale

La Costituzione del Bangladesh contiene numerose disposizioni che potrebbero essere applicate ai cittadini LGBTI:

  • Articolo 19 – Parte II: Promette uguali opportunità a tutti i cittadini
  • Articolo 27 – Parte III: Promette uguali opportunità davanti alla legge per tutti i cittadini
  • Sono tutelate sia la libertà di stampa sia la libertà di religione, ma entrambe sono soggette a restrizioni basate “sulla decenza e sulla moralità”
  • Un cittadino non è eleggibile in Parlamento se colpevole di “un reato di depravazione morale”.

Secondo la Sezione 377 del Codice Penale del Bangladesh, “chiunque abbia volontariamente un rapporto carnale contro l’ordine della natura con qualsiasi uomo, donna o animale, è punito con la reclusione a vita, o con la reclusione per un periodo che può estendersi fino a dieci anni unito a una multa”.

Associazioni LGBTI in Bangladesh

 Il primo tentativo di creare una comunità LGBTI in Bangladesh risale al 1999, quando un uomo di nome Rengyu, descritto come “un colto straniero di mezza età da una tribù indigena”, aprì il primo gruppo online per uomini bengalesi gay e lo chiamò “Gay Bangladesh”. Arrivò a oltre 1000 iscritti, ma dopo la morte di Rengyu le attività sul gruppo rallentarono, fin quando lo stesso gruppo cominciò a essere trascurato dai suoi stessi membri. Nel 2002, comparvero sul portale Yahoo! due nuovi gruppi: “Teen Gay Bangladesh” e “Boys Only Bangladesh”. Entrambi furono cancellati dalla società statunitense nel dicembre di quello stesso anno, e dopo numerosi tentativi e cambi di nome, a oggi è rimasto in vita soltanto il secondo, oggi noto come “Boys of Bangladesh”. Il gruppo, oltre a essere quindi il più importante sito di riferimento per i bengalesi gay, organizza anche numerosi incontri sul tema dei diritti LGBT a Dhaka dal 2009, e infatti tra i suoi obiettivi vi è anche quello di cancellare la Sezione 377 del Codice Penale.

Oltre a questo, comunque, vi sono anche altri siti su Internet che, pur non essendo esplicitamente indirizzati a un pubblico LGBT, promuovono una maggiore libertà: è il caso di “Mukto-mona” (মুক্তমনা), che si descrive come “il sito degli umanisti e dei liberi pensatori bengalesi”. Nel 2010, il dottor Avijit Roy, un ricercatore indipendente nonché autore scientifico associato con Mukto-mona pubblicò il libro “Homosexuality – A Scientific and Socio-Psychological Investigation” (“Omosessualità – Un’indagine scientifica e socio-psicologica” in italiano, “সমকামিতা : একটি বৈজ্ঞানিক এবং সমাজ-মনস্তাত্ত্বিক অনুসন্ধান” in bengalese) che, come si evince dal titolo, conteneva spiegazioni scientifiche sull’omosessualità. È stato il primo libro scritto in bengalese a trattare il tema delle persone LGBTI e dei loro diritti umani.

Le relazioni tra coppie dello stesso sesso sono ancora illegali in 72 Paesi

Il reato di omosessualità è punito con la pena di morte in Sudan, Iran, Arabia Saudita, Yemen e parti della Nigeria e della Somalia, la stessa pena è prevista anche dai tribunali della Sharia in Mauritania, Afghanistan, Pakistan, Emirati Arabi e Qatar, dove però, secondo l’International Lesbian, gay, Bisexual, Trans and Intersex Association, la legge dello stato non prevedrebbe la morte. 12 invece gli stati in cui l’omosessualità è punita con una detenzione dai 15 anni all’ergastolo, 23 quelli che prevedono una detenzione dagli 8 ai 14 anni, 20 quelli in cui la pena varia dai 3 ai 7 anni, mentre in 10 stati essere gay può portare ad una reclusione da 1 mese fino a 2 anni. Tendenze preoccupanti anche quelle emerse in diversi Paesi non troppo lontano da noi, con una crescente pressione sulla società civile, che si ripercuote anche sul riconoscimento dei diritti della comunità LGBTI dalla Polonia, all’Ungheria, alla Turchia e alla Russia, fino ad arrivare alla denuncia dei campi di concentramento in Cecenia. Sono invece solo 3 i Paesi in cui sono state dichiarate illegali le terapie di conversione.