Suggestioni da Poseidonia

Incastonato tra i monti Alburni, il fiume Sele e lo specchio d’acqua che racchiude ad est il Golfo di Salerno

Suggestioni da Poseidonia

di Michael Crisantemi

Incastonato tra i monti Alburni, il fiume Sele e lo specchio d’acqua che racchiude ad est il Golfo di Salerno: il luogo è ben noto, caro agli dei da prima dell’arrivo dei Greci se già vi abitavano popolazioni autoctone legate agli etruschi meridionali.

L’approdo, dunque, avvenne dal mare intorno al VII sec. a.C., sbarco fortunato se si decise di dedicare la città alla divinità acquatica.

Poi giunsero i Lucani, quindi i Romani che cambiarono il nome e quel tanto che bastava per sancirne la fortuna.

Paestum è come un grande romanzo che va letto più volte nella vita per essere compreso.

La cifra distintiva di questa antica città è il connubio tra l’uomo e il mare: vicinissimo, anche se non lo si vede, pare quasi di sentirne il rumore quando si procede con timore tra le colonne del tempio dedicato non a caso a Nettuno, il più imponente dei tre templi rimasti in piedi (insieme a quello dedicato ad Hera e a Atena o Cerere).

Passeggiando tra le rovine ci si imbatte in una grande piscina che pare essere stata prosciugata da poco.

L’acqua a Paestum è una questione antropologica, certamente maschile come maschile è il dio del mare. Il tempio dedicato alla fortuna virilis non poteva che sorgere vicino alla piscina dove si allenavano giovani nuotatori e tuffatori, atleti che incarnavano  quell’ideale di virilità che i Greci ci hanno tramandato quale sinonimo di bellezza e perfezione.

Il tempo ci ha restituito la tomba del tuffatore, le cui lastre affrescate sono custodite nel museo del sito archeologico. Vi è rappresentato un giovinetto dalla pelle olivastra appena lanciatosi da un trampolino di colonne vagamente doriche. L’acqua è azzurra, come non potrebbe essere altrimenti, alberelli appena stilizzati tradiscono una natura benigna eppure secondaria: il giovane è il centro del mondo, il sorriso è sincero come la sua nudità.

Le altre lastre della tomba rappresentano un convivio tra uomini dalle teste coronate di alloro. Non c’è immagine che meglio rappresenti tanto il “Simposio” di Platone quanto “La storia della sessualità” di Foucault.

Due figure maschili giocano, un altro guarda con ammirazione una coppia di uomini che si stringe e conversa teneramente: sono amanti, come era lecito amarsi a quel tempo. Il suonatore di lira, rigorosamente imberbe, ha già tutte le fattezze dell’uomo e presto dovrà lasciare il suo amato, amico e maestro. Poco lontano, un altro convitato cede al piacere dionisiaco del flauto suonato dal suo giovane amante. Un ragazzo, anch’esso nudo, serve il vino da un cratere di bronzo finemente cesellato. Una giovane donna fa da controcanto, mentre un fanciullo si abbandona al furor mistico della danza.

Un vecchio partecipa come può alla scena reggendosi ad un bastone: il cerchio della vita…