Storia di Dj Superpippo

E’ il nome d’arte di Pippo Allegra, deejay famoso soprattutto nel Nord Italia

Alice Arduino © COPYRIGHT - Le foto pubblicate in questa pagina sono protette a norma di legge; necessaria specifica autorizzazione scritta dei proprietari per qualsivoglia utilizzo. Legge sul diritto d'autore (L. 22 aprile 1941, n. 633)

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Pippo Allegra, meglio conosciuto come “Superpippo” è un deejay famoso, soprattutto nel Nord Italia. Inizia a lavorare a Torino negli anni ’90 affermandosi nelle principali discoteche della città come il Palace, Naxos e il famoso Ultimo Impero quando la musica techno progressive andava di moda.

Lavora insieme a dj del calibro di Roberto Molinaro, Mario Più’, Ricky Le Roy e i vocalist Franchino e Gradiska, promuovendo la musica elettronica tra Torino e Milano e facendo ballare migliaia di ragazzi il sabato sera. Conosce Gigi D’Agostino ed insieme a Claudio Adogmata creeranno le serate “Le Voyage” organizzate nei palasport. Intere generazioni ricorderanno lo slogan “Superpippo, Gigi e le Voyage” cantato in tutte le discoteche. Dj Superpippo ha fatto la storia della musica e rimane un esempio per i giovani.

Oggi Pippo ha 46 anni, è di origine siciliana, gay dichiarato. Ha vissuto sulla propria pelle gli anni in cui a Torino non vi erano discoteche lgbt e mancavano luoghi di ritrovo per danzare la sera. Per questo decide di dedicarsi ed organizzare serate a tema, creando luoghi di aggregazione per la comunità omosessuale, diventando dj e direttore artistico. Il 10 novembre del 1990 nasce la prima serata gay a Torino all’Area, locale in centro, dove suonerà anche Gigi D’Agostino quando ancora non era famoso. Ma è nel 1994 che c’è il boom, si sposta al Centralino Club e crea la serata del venerdì Bananamia e la Domenica Zoccola, abbattendo le barriere sociali, culturali e sessuali in un clima festoso e coinvolgente. “Quando negli anni Novanta aprì il Centralino ricordo che le persone si nascondevano dietro l’angolo della strada e aspettavano che non ci fosse nessuno sulla via per entrare così da non essere riconosciuti” racconta Pippo. “Oggi, invece c’è la fila davanti al Club senza problemi”.

Perché hai deciso di promuovere serate gay?

Torino, rispetto a Milano e Roma, non ha mai avuto una “movida gay”. Negli anni ‘80 c’era un locale chiamato Studio 2 ma era frequentato da pochi omosessuali. In quegli anni, in Italia, scoppiò lo scandalo dell’AIDS chiamata anche “peste dei gay”. Non c’era informazione e la malattia causava disagio e paura nel frequentare certi posti. Sono cresciuto amando la musica e ne ho fatto un lavoro, ma sentivo la necessità di creare luoghi solo per persone omosessuali. I locali dove suonavo la techno progressive erano serate per eterosessuali e l’essere gay non era ben visto. I colleghi sapevano di me, mi accettavano, ma io volevo un posto che fosse esclusivamente per noi. Non era solo qualcosa che mancava a Torino, mancava anche a me!

Chi frequenta il Centralino Club?

Il locale ospita vari tipi di serate. La mia LGBT è il venerdì sera. Quelle elettroniche e universitarie sono il sabato e il giovedì. Inizialmente era frequentato da giovani di tutte le età ma di recente la soglia si è abbassata. Ora ci sono ragazzi tra i 16 e 25 anni che cercano un luogo in centro dove andare a ballare e possano sentirsi a proprio agio. A questa età è facile subire atti di bullismo a scuola, tra gli amici o addirittura in famiglia. Per questo abbiamo creato un luogo sicuro, aperto e disponibile dove è possibile conoscere persone con gli stessi gusti. La discoteca diventa un luogo educativo per poter crescere, scoprirsi e se hai fortuna, anche trovare un partner senza paura di essere giudicato/a.

Visto l’età giovane, hai un rapporto con i genitori dei ragazzi che vengono al Centralino?

Certo. Sono molto visibile sui social e i genitori, grazie a questo, sono riusciti a conoscermi un poco. Si fidano di me, mi chiedono consigli e spiegazioni. Sono felice, perché sanno che è un locale sicuro e non si preoccupano. Sanno che qui non ci sono droghe e i loro figli vengono per divertirsi e stare con altri ragazzi. Ritengo che questo sia importante soprattutto perché si instaura un rapporto che aiuta i giovani a crescere e a relazionarsi meglio con i propri genitori. Inoltre, il Centralino è un locale dove chiunque può venire a promuovere iniziative sociali, soprattutto sulla prevenzione. Aderiamo al Pride e diamo messaggi educativi anche durante le serate.

C’è una selezione all’ingresso del locale?

Si. Una leggera selezione c’è. Noi in una manciata di secondi abbiamo il dovere di capire chi ci capita davanti, perché il nostro primo compito è quello di tutelare la clientela lgbt. Ricorrendo a domande base, quasi di rito, vediamo la reazione alla parola “gay”. Grazie all’esperienza e alle mimiche facciali, riusciamo a capire chi prova disgusto e cerchiamo di tenerlo fuori. Per il resto, è una serata gay friendly, quindi sono ben accette tutte le persone.

Credi che in questo modo ci si “etichetti”?

No. Creare serate lgbt non vuol dire etichettarsi. Vuol dire creare luoghi di aggregazione dove chi ha un certo tipo di gusti sessuali sia libero di manifestarli senza essere condannato. Vuol dire che se sei gay, ti piace un ragazzo e ci provi non solo hai buone possibilità di essere ricambiato, ma soprattutto, se avviene un rifiuto, non ricevi un insulto o rischi le botte. Questo, per me, è molto importante! Negli altri locali nel caso fossi attratto da qualcuno del tuo stesso sesso, solitamente eviti di provarci, per paura di ripercussioni. Ovviamente vorrei vivere in un mondo con locali adatti a tutti, ma c’è ancora molta omofobia in Italia e le serate gay sono necessarie per tutelarsi e per trovare altri che la pensino come te.

E i gay e lesbiche che non frequentano i locali lgbt?

Rispetto le idee di tutti/e, ci mancherebbe! Ma fare serata in un locale tradizionale mentre i tuoi amici e le tue amiche etero si divertono e fanno conquiste e tu non puoi, è molto  frustrante. Per questo ritengo necessari luoghi di aggregazione per la comunità lgbt. Non bisogna piacere agli altri e farsi accettare per qualcosa che non si è, ma essere sereni con sé stessi. E al Bananamia è possibile. Qui i ragazzi/e costruiscono la loro autostima e sicurezza, in un mondo che ancora fatica ad accettarci pienamente.

Cosa ne pensi del Pride?

“Pride” vuol dire orgoglio e in questa giornata ognuno può essere felice di essere sé stesso senza nascondersi. E io lo sono di me, della mia serata e della mia vita! Voglio che tutti i ragazzi/e lgbt si sentano così. Per questo la trovo una manifestazione giusta e necessaria. Senza contare che è un pomeriggio di festa, colorato, divertente e con musica!

E chi dice che è una pagliacciata/carnevalata?

Non sono d’accordo. Anzi. Mi fa arrabbiare chi pensa questo. I gay che marciano in una parata, rivendicando pubblicamente i loro diritti e lo fanno non solo per affermare sé stessi ma anche per incoraggiare chi non ha fatto coming out, abbattendo un’omofobia ancora troppo diffusa! Lotto sempre per promuovere il Pride insieme alle altre associazioni lgbt torinesi. Sottolineo che per me è importante andare vestiti normalmente, senza trasgressioni, senza parti del corpo scoperte, perché si svolge di sabato pomeriggio davanti a famiglie, anziani e bambini e noi vogliamo far capire che siamo esattamente come loro. Se vogliamo trasmettere un messaggio positivo e farci recepire come “normali” dobbiamo comportarci normalmente. Tu il pomeriggio vai in centro con il sedere scoperto? No! Allora perché dovresti farlo al Pride?! Il concetto è lo stesso.

Pippo vuoi aggiungere qualcosa a questa intervista?

Solo grazie. Grazie per avermi dato spazio. Spero che possa servire ai giovani per vivere più serenamente e liberamente la propria sessualità. Vi aspetto al Banana!