Gay, scout e comunista negli anni ’70 – La Pillola Rossa

“Avevamo bisogno di aria e luce”. Essere gay, scout e comunista negli anni ’70, tra l’omofobia delle sinistre, gli incontri rubati e la voglia di vivere apertamente tutto ciò che si è.

Gay, scout e comunista negli anni ’70 – La Pillola Rossa

Anni ’70, l’università e la politica

Era il ’77, un anno che ho vissuto tra il movimento degli studenti e la scuola privata, dove i miei genitori mi aveva iscritto per tenermi a bada dalla politica. Un anno dopo arrivò l’università, quando avevo già 20 anni: la politica giovanile si era presa molto tempo e quindi ci arrivai con un anno di ritardo.  Tra Roma e Bologna c’erano i miei amici  più cari con cui condividevo l’impegno politico e non solo. Ero scout, comunista e gay.

E le cose per me, almeno dentro di me stavano in fila, mentre fuori per molti non lo erano affatto. Anzi. Ma a me non me ne importava di loro. Anche sei ogni tanto per colpa loro e della loro omofobia litigavo con il mio essere scout, comunista e gay. Mi sembrava di essere troppo disunito. Poi mi sono reso conto che andava bene cosi. E che da questi tre modi di essere potevo prendere molto e arricchire la mia vita

Rosario Murdica in tenuta da boy scout

Il coming out e l’omofobia a sinistra

Vivevo la mia vita gay tra chi ne era al corrente e chi, invece, no. Avevo fatto coming out ma non con tutti. Solo perché volevo difendermi. Erano anni in cui essere di sinistra, anche in quella fuori dal PCI non significava non ricevere insulti. Eri comunque un frocio.

Ma come gay ero stato comunque fortunato, avevo un gruppo di riferimento che mi amava e avevo compreso che arrivato all’università non avrei dovuto più nascondermi del tutto. Appena entrato al Magistero, nella Facoltà di Sociologia, colsi l’occasione per fare comig out con i miei colleghi del collettivo politico. Di reazioni ce ne furono molte e compresi che anche lì avrei dovuto fare la mia parte, anche se raramente si parlò di sessualità o di omosessualità. Se lo si faceva era in casa tra  “compagni e compagne”. Gli argomenti all’ordine del giorno erano le lotte sociali e il terrorismo. E poi il caso Moro e le discussioni sulla clandestinità. Ne con lo STATO ne con le BR. A quell’epoca le sezioni del PCI erano aperte anche a chi faceva parte della sinistra extraparlamentare. Di politica si discuteva davvero.

Io “frocio” e tu maschio e comunista: gli incontri con gli “invisibili”

C’era il femminismo dietro di noi e intorno a noi. In quegli anni,  spesso, trattare di sesso e di omosessualità significava parlare di liberazione dei corpi e della sessualità intesa anche come libertà delle relazioni, concetti che prefiguravano l’odierno dibattito sul poliamore. “La famiglia si contesta”. Era questa la parola d’ordine.

L’idea che oggi mi sarei sposato, come gay, non mi passava per la mente. Le famiglie allargate erano i nostri sogni. Dobbiamo molto al movimento femminista forse più ieri che oggi. Anche se per me era difficile incontrare giovani gay visibili all’università il sesso non mi mancava, anzi, ricordo che era più facile con gli invisibili e soprattutto se erano di sinistra.“Ok non lo dire in giro che siamo stati a letto insieme”. Fine della storia. Io frocio e tu maschio e comunista.

A me non stava bene e quindi poi si litigava fino all’alba. Altre volte, invece, non si litigava affatto e manco ci si salutava. Io rimanevo comunque per molti una checca acculturata e comunista!

La voglia di luce, la complicità del buio 

C’erano tante manifestazioni, che ci impegnavano dentro e fuori l’università, nelle scuole e, per chi era iscritto, dentro le sezioni. Ma tutto questo, che ricordo con grande affetto e ammirazione, non era in ogni modo una vita nella quale tu gay potevi esprimerti a pieno e, pochi, se non rari, erano le possibilità di incontro tra gay.

Ma c’era un ma. Se avevi un po’ di denaro, si partiva con un amico, o da soli e si andava in Spagna o in Francia lungo le spiagge piene di sole o lungo le strade notturne di Parigi. Si andava laddove si poteva respirare un po’ di “libertà gay” e di avventura.

Perché avevamo bisogno di aria e di luce. Oppure, se non c’erano soldi, si restava in Italia, come avventurieri verso spiagge di cui avevi sentito parlare come se fossero dei miti in cui la felicità era dietro ad un cespuglio o una duna. Caldo afoso grandi risate, autostop e bevute.

E c’era il buio tuo complice, tuo nemico, tuo amante. Non erano tempi felici ma erano tempi in cui la libertà di essere quello che si era era la cosa più importante da vivere.

Pillola di Rosario Murdica


 

La Pillola Rossa


“La pillola rossa” è una rubrica di ricordi, storie e testimonianze sul movimento di liberazione omosessuale. Una storia che ci ha portato alle libertà che abbiamo oggi e che chiede di essere raccontata a gran voce. 

Una storia che non è finita e che ha bisogno di essere ricordata e praticata, per riallacciare quel filo rosso a volte un pò sbiadito. I diritti dei gay e delle lesbiche, il movimento lgbti, fino ad arrivare alle unioni civili, sono nati rompendo i vecchi schemi culturali sulla sessualità, rovesciando l’idea  del sesso come “colpa” o come “male necessario” solo alla procreazione.  

Sono nati scoprendo il legame tra cultura, sessualità e liberazione dei corpi, un concetto fondamentale per la crescita e la comprensione di sé di ogni persona. Si tratta di una battaglia che si è rivelata, negli anni, un contributo eccezionale nella storia universale dei diritti civili, che ha caratterizzato positivamente anche la libertà delle persone eterosessuali, e che ha reso tutti e tutte più capaci di rapporti e relazioni autentiche.

Invia la tua storia a segreteria.redazione@prideonline.it inserendo nell’oggetto “Pillola Rossa”.

A cura di Rosario Coco