Maternità surrogata, i giudici italiani pronti al riconoscimento?

Il 17 marzo si è tenuto a Roma un convegno sulla gpa organizzato dall’Associazione donne magistrato italiane (Admi). Tra i relatori Maria Acierno, Marco Gattuso, Chiara Lalli e Chiara Saraceno

Maternità surrogata, i giudici italiani pronti al riconoscimento?

Venerdì 17 marzo si è tenuto presso l’Oratorio del Gonfalone a Roma il convegno organizzato dall’Admi (Associazione donne magistrato italiane) il convegno “La maternità surrogata: definizione, forme, dimensione sociale, bioetica e giuridica“.

I due tavoli (quello sociologico con Chiara Lalli e Chiara Saraceno, quello giuridico con Maria Acierno e Marco Gattuso) sono stati entrambi coordinati da Gabriella Luccioli, la prima donna magistrato italiana, la prima donna giudice in Cassazione e la prima donna nominata presidente di sezione. Entrambi i tavoli sono stati caratterizzati da relazioni e dibattiti di alto profilo, incentrati sul fenomeno e sulle problematiche a esse connesse.

Chiara Lalli ha auspicato uno «sforzo per una regolamentazione della gestazione per altri e non il mantenimento di un cieco divieto», perché «il no assoluto spesso non produce gli esiti che si vorrebbero».

Chiara Saraceno ha affermato che «mettere al mondo un bambino e mettere al mondo un figlio sono due cose differenti». Si è detta contraria a una netta distinzione tra gestazione per altri di tipo altruistico e una gestazione per altri di tipo commerciale al fine di affermare il diritto a un «sano rimborso» della madre surrogata. La filosofa ha paragonato il rimborso alla madre surrogata al congedo di maternità: «Abbiamo fatto grandi lotte affinché il tempo di maternità fosse compensato. La madre surrogata fa la stessa cosa e va compensata». Ha concluso parlando di gestazione per altri come libertà della (e per la) donna gestante, che include il diritto di cambiare idea e a non essere una «sorvegliata speciale».

Per il giudice del Tribunale di Bologna Marco Gattuso «il legislatore del 2004 era consapevole di favorire il turismo, anzi l’esilio procreativo» ma grazie all’intervento della Corte Costituzionale italiana si è avuto l’articolo 8 della legge 40/2004. Esso è divenuto norma centrale sull’argomento, disciplinando lo status del figlio nato dalla coppia che ha prestato il consenso alla procreazione medicalmente assistita. Il consenso non è un consenso informato rispetto al trattamento sanitario, ma è l’assunzione della responsabile e consapevole genitorialità.

Gattuso ci ha tenuto a precisare che non vi è nessuna «compravendita di bambini» con la gestazione per altri di tipo gestazionale: vengono trasferiti embrioni già formati dalla coppia committente in una madre surrogata che offre un servizio. Un eventuale compenso è al servizio che viene prestato. Dalla sentenza della Corte Costituzionale 162/2014 si evince che la gestazione per altri sia una species del genus della procreazione medicalmente assistita. Ma allora – conclude Gattuso -: «Se la Gpa è una forma di Pma, l’applicazione ai bambini della normativa (ai sensi della legge 40) offre certezza giuridica allo status dei bambini che vengono considerati uguali a prescindere da come sono nati».

La giudice Maria Acierno ha concluso citando le varie aperture della giurisprudenza sul tema. Anche il giudice Giacinto Bisogni è intervenuto dalla platea esprimendo la sua posizione: « Sì alla Gpa estera, se effettuata secondo le regole dello Stato ove viene effettuata. No alla Gpa abusiva».