Biotestamento, silenzio in Parlamento

Il disegno di Legge 1142 sul testamento biologico arriva in discussione alla Camera ma solo venti deputati si presentano in Aula

Biotestamento, silenzio in Parlamento

Biotestamento, silenzio tombale in Parlamento. Un silenzio che indigna. Durante la discussione alla Camera del Disegno di Legge sul testamento biologico per impedire l’accanimento terapeutico, fa clamore l’assenza dei parlamentari in Aula che hanno disertato la seduta. Compresi quei parlamentari che sui loro profili social avevano esternato nei giorni precedenti il loro dolore per le sofferenze in vita di Fabiano Antoniani, per tutti Dj Fabo, tetraplegico e cieco dopo un incidente stradale.  Insomma, dove erano i deputati lunedì 13 marzo? La risposta sono state le centinaia di sedie vuote a Montecitorio. Poco più di venti i parlamentari presenti, con diciannove interventi in Aula di: Amato (Pd), Bianchi (Pd), Burtone (Pd), Calabrò (Ap-Ncd-Cpe), Casati (Pd), Cicchitto (Ap-Ncd-Cpe), Giordano (M5S), Lenzi (Pd), Mantero (M5S), Marazziti (Des-Cd), Menorello (Ci), Miotto (Pd), Monchiero (Ci), Nicchi (Mdp), Pagano (Lna), Palmieri (Fi-Pdl), Roccella (Misto), Russo (Fi-Pdl), Scopelliti (Ap-Ncd-Cpe). Lo specchio di quella politica che fugge di fronte ai temi etici, il campo sul quale ti giochi il consenso elettorale come nel caso di questa  legge 1142, «Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento».

Donata Lenzi, relatrice di maggioranza, ha sottolineato nel suo intervento che: «Quello che affrontiamo non è tema da trattative di partito, di confronto su maggioranze chiamate a governare o a esprimere un Esecutivo. È tema squisitamente parlamentare: il Parlamento è chiamato nella sua funzione fondamentale di legislatore e ognuno di noi è chiamato ad assumere responsabilmente e singolarmente una decisione difficile. La proposta all’esame si basa sulla profonda convinzione che ci sia differenza tra il sospendere la somministrazione di una cura e la somministrazione di una sostanza letale. La perdita della capacità di agire non può comportare la perdita di un diritto quale quello di esprimere la propria volontà in merito al trattamento sanitario a cui potrei essere sottoposto in futuro».

Alla Destra è suonata come una soluzione inaccettabile, infatti non si è fatta attendere la replica provocatoria di Raffaele Calabrò, relatore di minoranza: «Potremmo mai accettare che un paziente, colpito da shock anafilattico per la puntura di un’ape o di un calabrone, con conseguente perdita di coscienza e difficoltà respiratorie, non venga salvato grazie alla respirazione artificiale o a un’iniezione di cortisone, solo perché ha scritto che, in caso di incapacità di intendere e di volere, non vuole che gli venga effettuata nessuna terapia?».

La proposta di Legge vorrebbe affrontare, quindi, i temi del consenso informato e del fine di vita: nessun trattamento sanitario può essere cominciato e proseguito senza il consenso della persona interessata, in forma scritta oppure attraverso videoregistrazioni, tranne che nei casi già previsti dalla legge, ad esempio nel caso dei minorenni il cui consenso è espresso dai genitori e/o dal tutore. Viene quindi disciplinato il diritto di ogni persona a conoscere le proprie condizioni di salute a proposito della diagnosi, della prognosi, dei benefici e rischi dei trattamenti terapeutici, ma non prevede né pratiche mediche di suicidio assistito né tantomeno profonde sedazioni palliative.

In particolare, nel testo presentato all’Aula, è previsto che ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere possa preventivamente decidere di rifiutare qualsiasi accertamento diagnostico o singoli trattamenti sanitari per la sua patologia, comprese la nutrizione e l’idratazione artificiali. Quest’ultimo passaggio è quello che suscita maggiori opposizioni, soprattutto da parte degli schieramenti politici cattolici, che  considerano appunto la nutrizione e l’idratazione come trattamenti vitali.

Nell’articolo 4, infine, è prevista la possibilità di definire una pianificazione delle cure, condivise tra medico e paziente prima dell’aggravarsi del quadro clinico.

Di una legge sul testamento biologico si discute da decenni senza però trovare accordi. Nel 2009, dopo il clamore suscitato con il caso di Eluana Englaro, il Senato promise che una legge sarebbe stata approvata entro un mese ma, dopo otto anni da quella promessa, ogni giorno migliaia di persone malate ancora affrontano patologie inguaribili senza poter decidere quali terapie accettare e quando fermare quelle cure.

Insomma, ancora una volta un’occasione mancata da parte dell’Italia per mettersi al pari di Paesi stranieri, come la Svizzera per quanto riguarda il fine vita, in cui i dibattiti sulle libertà individuali trovano una codificazione condivisa in tempi accettabili.

Dj Fabo aveva chiesto di «tornare libero», rivolgendosi a tanti, compreso il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al grido di: «Fatemi uscire da questa gabbia», prima di essere accompagnato in Svizzera da Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni.