Adozione di due papà riconosciuta dal tribunale di Firenze. Intervista all’avvocata Sussana Lollini

Pride Online ha sentito la legale di Rete Lenford che ha seguito la coppia di uomini. «Perché all’estero è possibile quello che da noi è vietato? Serve una legge che metta chiarezza e renda uniforme la giurisprudenza»

Adozione di due papà riconosciuta dal tribunale di Firenze. Intervista all’avvocata Sussana Lollini

La sentenza del Tribunale di Firenze che ha riconosciuto, per la prima volta in Italia, un’adozione legittimante piena, avvenuta nel Regno Unito, ad una coppia di due uomini, segna un altro passo dal forte valore simbolico verso la piena uguaglianza dei diritti nel nostro Paese.

Giunta a qualche giorno dalla sentenza del tribunale di Trento che ha dato ragione alla coppia di padri che chiedeva la trascrizione in Italia del certificato di nascita estero dei loro figli, questa sentenza riapre il dibattito su genitorialità, adozioni e famiglie arcobaleno che la Legge Cirinnà aveva momentaneamente archiviato.

Ma quali conseguenze pratiche hanno queste decisioni giudiziarie e come possiamo interpretarle? Abbiamo sentito sul punto l’avvocata Susanna Lollini – esponente di Rete Lenford e di Lista Lesbica Italiana – che ha rappresentato in giudizio la coppia di papà fiorentini.

L’avvocata Sussana Lollini che ha rappresentato la coppia di uomini al Tribunale di Firenze

Perché questa sentenza è importante? Possiamo definirla storica?

Ci andrei piano con gli entusiasmi. È un pezzo di un percorso ancora lungo. Ma sicuramente è una sentenza molto importante perché ci invita a riconsiderare la questione delle adozioni nel complesso. All’estero le coppie omosessuali possono adottare, senza problemi, e a queste coppie vengono applicate le stesse regole, molto severe, che valgono per le coppie etero, per l’esame di idoneità e tutto il percorso di adozione, lungo e complesso. Perché questo invece non è possibile nel nostro Paese?

In questo caso si è applicata una norma di eccezione che riguarda solo quelle coppie che stabilmente vivono all’estero da diversi anni e adottano secondo le norme di quel Paese appunto. Quindi non significa che questo apra di per sé all’adozione da parte delle coppie omosessuali in Itali.

Però ci deve far riflettere. Perché in Inghilterra le coppie omo e i single possono adottare e da noi no?

Questa sentenza, come quella di Trento, va a creare differenze e discriminazioni tra cittadini italiani che vivono all’estero o che possono permettersi di fare una specie di “emigrazione dei diritti” e chi non può?

In realtà non è proprio così. Questo caso di adozione legittimante è diverso dalla gpa. Non possiamo parlare certo di “emigrazione dei diritti” o modi di aggirare la nostra legislazione. Per le adozioni i tempi sono talmente lunghi che non si va appositamente all’estero per adottare. Possono accedervi persone singole o in coppia che vivono davvero all’estero. Non è un modo di aggirare la legge. Bisogna evitare assolutamente questo equivoco che viene cavalcato da molti per creare confusione.

È sicuramente vero che ci sono delle discriminazioni. Tra come vengono trattate le coppie all’estero e in Italia, senza una reale motivazione. La discriminazione è che Paesi la cui civiltà giuridica è indiscutibile consentono cose che in Italia non sono consentite. Ora siamo più bravi o più avanti noi, o ci stanno dei pregiudizi? Ho sentito qualcuno affermare: “È un inquinamento della nostra democrazia”. Al massimo è una positiva contaminazione.

Nel caso deciso a Firenze quale norma specifica si è applicata?

L’articolo 36, quarto comma della legge sulle adozioni, che prevede la possibilità per i cittadini residenti all’estero da più di due anni di adottare anche se non ricorrono le condizioni previste dalla legge italiana sulle adozioni, in particolare lo stato di coniugio per almeno tre anni. Era previsto per esempio per le coppie etero conviventi o le persone single.

Ciononostante, fino ad ora, le interpretazioni dell’eccezione erano sempre state molto restrittive, e anche l’ultima sentenza della Cassazione del 2011 aveva rifiutato la sentenza di trascrizione per l’adozione di una donna single.

Quindi, anche se la sentenza del Tribunale dei Minori di Firenze è molto importante, anche perché il Pubblico Ministero ha dato parere favorevole, bisogna tuttavia essere molto cauti. La decisione non è ancora definitiva.

Le sentenze positive ingenerano sicuramente ottimismo e danno un messaggio chiaro alla politica e alla società ma non sono sufficienti. Rimane infatti un quadro poco chiaro e non uniforme sul territorio nazionale. Da giurista cosa ne pensi?

La situazione rimane assolutamente disomogenea e servirebbe una norma chiara. Per esempio l’adozione in casi particolari articolo ex articolo 44 è stata ottenuta con sentenza del Tribunale di Roma e seppure ha ottenuto una sentenza favorevole della Cassazione non è ancora acquisita come giurisprudenza omogenea da tantissimi altri tribunali. Il tribunale di Milano ha continuato a respingere queste istanze. E lo stesso Tribunale di Roma, dopo l’uscita della presidente Melita Cavallo, non ha fatto più uscire sentenze, nonostante ci siano ricorsi pendenti. Quindi persino tribunali che pure avevano pronunciato sentenze favorevoli non si esprimono più.

L’estensione dell’adozione del figlio del coniuge anche agli uniti civilmente avrebbe uniformato su tutto il territorio nazionale quelli che erano i pronunciamenti favorevoli ottenuti solo a Roma o a Torino.

Cosa pensi di chi, dicendosi contrario alla gpa, si oppone alle adozioni in casi particolai dei figli del partner?

Innanzitutto, anche con riferimento alla sentenza di Firenze, chi invita le coppie omosessuali ad adottare invece che a rivolgersi alla maternità surrogata dovrebbe sapere che in Italia anche l’adozione è preclusa alle coppie dello stesso sesso. Ma non vedo nessuno di costoro fare una battaglia sulle adozioni al fianco della comunità Lgbti.

Poi dobbiamo chiarire che sempre più le coppie di uomini che accedono alla gpa all’estero seguiranno il percorso segnato da Trento. Chiederanno cioè sentenze che trascrivano i certificati di nascita o le sentenze in merito dei tribunali del Paese di nascita dei bambini. Non si tratta di adozioni, neppure in casi particolari, ma di riconoscere i diritti di bambini che hanno passaporto straniero.

L’adozione in casi particolari, che nel dibattito pubblico è diventata stepchild adoption, è invece lo strumento utile per le coppie di donne che accedono alla fecondazione assistita eterologa partorendo in Italia. Insomma se vogliamo sgomberare il campo da ipocrisie e discorsi strumentali dobbiamo dire che questa non ha nulla a che vedere con la gpa e la maternità surrogata.