Caso Unar, Antonello Sannino: «Da Forza Nuova intimidazioni squadriste»

Dall’imbrattamento del manifesto di Terzigno alle minacce contro la discoteca Macho Lato, fermamente condannate dall’assessora partenopea alle Pari Opportunità. Pride Online ha parlato di omofobia e debolezza del movimento Lgbti col presidente di Arcigay Napoli

Caso Unar, Antonello Sannino: «Da Forza Nuova intimidazioni squadriste»

La scritta “Ricchioni pedofili sulla targa toponomastica di Ospedaletto d’Alpinolo (Av). La distruzione di un manifesto raffigurante due uomini che si baciano in un Comune dell’area vesuviana. L’allontanamento di alcuni alunni da parte di genitori partenopei indignati per la partecipazione di associazioni Lgbti ad alcuni progetti scolastici. Le intimidazioni di Forza Nuova Napoli al presidente del Macho Lato, circolo affiliato ad Anddos e accusato di essere finanziato con fondi pubblici. Minacce che Salvatore Pacella, responsabile della sezione napoletana del movimento di destra radicale, ha pensato di poter correlare a un eventuale supporto del sindaco De Magistris.

Non si è invece fatta attendere da Palazzo San Giacomo la recisa smentita e presa di distanza attraverso un’inequivocabile nota dell’assessora alle Pari Opportunità: «Daniela Villani, assessore alla Qualità della Vita e alle Pari Opportunità del Comune di Napoli, con fermezza e rigore desidera prendere le distanze dagli atti di vandalismo a connotazione omofobica perpetrati dagli attivisti di Forza Nuova nelle scorse ore in via Abate Minichini.

Ci auguriamo che l’ondata di preoccupante disinformazione e quest’infamante ventata di omotransfobia cessino immediatamente».

Sul clima di recrudescenza omofobica, di cui i recenti servizi de Le Iene e le conseguenti quanto ingiustificate dimissioni del presidente dell’Unar Francesco SpanoPride Online ha parlato con Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli.

Antonello, alcuni giorni fa hai parlato di un vile atto omofobico accaduto a Terzigno (Na). Che cos’è successo?

È stato strappato un 6×3 raffigurante due giovani uomini che si baciano. Realizzato in tre esemplari, il manifesto voleva essere un messaggio d’amore secondo la chiara intenzione del fotografo Roberto Menzione.

Come giudichi quanto successo?

È preoccupante perché frutto di un clima di violenza, intolleranza, involuzione di cui sono anche prova i recenti episodi dell’imbrattamento della targa a Ospedaletto, del servizio de “Le Iene” contro l’Unar e Andoss, degli attacchi al presidente della Regione Lazio Zingaretti sulla questione dell’assunzione di ginecologi non obiettori. Stiamo facendo un pauroso salto indietro.

Hai accennato al caso Unar. Quali i danni per la comunità Lgbti?

È uno dei peggiori attacchi degli ultimi 15 anni alla libertà delle persone Lgbti. Non entro nel merito delle presunte illegalità, di cui ha parlato il servizio de “Le Iene”. Spetterà alle autorità giudiziarie far luce al riguardo. Ma non posso tacere sull’assurda posizione moralizzatrice degli ultimi giorni. Mi inquieta terribilmente ciò che sta succedendo nella comunità Lgbti, perché questa vicenda nasce al suo interno e ne sta mettendo a nudo tutti i limiti, le fragilità, i passi indietro. È di fatto segno dello sgretolamento culturale dell’intero movimento sorto all’insegna della liberazione sessuale.

Negli ultimi anni esso si è surrealmente ripiegato su un processo di “normalizzazione”. Ha perso così la sua vera essenza. Quella, cioè, di movimento di liberazione in difesa dei diritti civili e inviolabili della persona, dell’autodeterminazione dei corpi, della laicità della nostra democrazia. Sembrano vanificarsi anni e anni di battaglie e di lotte senza avere neanche ben chiara la percezione della gravità di quello che le forze reazionarie stanno mettendo in campo. E questo lo dico a distanza esatta di un anno da quella “occupazione” di Corso del Rinascimento a Roma, quando alcuni di noi ritrovarono compattezza ed entusiasmo nel protestate contro un disegno di legge – quello sulle unioni civili – di cui si stava discutendo come al mercato del pesce con veri e propri baratti e compromessi.

In stretto collegamento col caso Unar a Napoli si sta vivendo in queste ultime ore una preoccupante escalation di intimidazione omofobica da parte di Forza Nuova. Il responsabile Salvatore Pacella ha minacciato di chiudere la discoteca Macho Lato perché destinataria di finanziamenti pubblici, mentre nella notte sono state imbrattate le mura del circolo

È palese la cattiva fede di chi all’inizio ha detto che il Macho Lato aveva un finanziamento pubblico. Al di là della polemica nazionale se si prende il progetto, che è stato pubblicato, esso non prevede nessun intervento in tutta la regione Campania. È una situazione pretestuosa, scorrettissima anche da parte del quotidiano “Il Roma” e di altri giornali, che hanno riportato la notizia falsa del Macho Lato come un locale destinatario di pubblico finanziamento.

Ciò si è tradotto in una vera e propria reazione squadrista da parte di Forza Nuova. Reazione violenta, indegna, volgare, di chi come Forza Nuova e altri movimenti reazionari in questo Paese non è capace di produrre politiche vere. Non è capace di produrre alcuna idea e vuole quindi ottenere consensi tra la gente, semplicemente puntando il dito contro, seminando odio e agendo con la violenza.

È un’azione, intellettualmente parlando, fascista e materialmente squadrista per le intimidazioni che sta ricevendo il Macho Lato. Al presidente Rino Sorrentino, a tutto il personale del Macho Lato e soprattutto a tutte le persone, che frequentano da anni quel locale, va tutta la mia solidarietà e quella di Arcigay Napoli. È chiaro che questa vicenda inquieta molto. Perché questa volontà di cercare il consenso facile attraverso l’odio è una cosa che abbiamo già visto nel ‘900 e ha prodotto guerre, morti, dittature, facendo leva sulle paure e sulle difficoltà economiche della gente.