Antimafia e Massoneria, scontro sul filo della privacy

Al centro della polemica la richiesta dei nominativi degli affiliati da parte della presidente Bindi. Pride Online ha raccolto in esclusiva le dichiarazioni del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, del senatore Enrico Buemi e del Gran Maestro del Goi

Antimafia e Massoneria, scontro sul filo della privacy

La massoneria compie 300 anni. Ma per i “fratelli” italiani i festeggiamenti centenari rischiano di tingersi di nero. Nell’agosto 2016 la commissione Antimafia ha infatti avviato una serie di audizioni volte a far luce su eventuali relazioni tra logge e organizzazioni criminali mafiose. È di fatti incontestabile il forte radicamento della libera muratoria in zone come il Reggino e il Trapanese. Più in particolare in un Comune come Castelvetrano che ha dato i natali al boss latitante Matteo Messina Denaro.

Oltre a Federico Cafiero de Raho e Teresa Maria Principato, procuratori della Repubblica presso i rispettivi tribunali di Reggio (13 ottobre) e Palermo (23 novembre/11 gennaio), sono stati ascoltati i Gran Maestri delle varie obbedienze italiane: Stefano Bisi per il Grande Oriente d’Italia (3 agosto/18 gennaio), Fabio Venzi per la Gran Loggia Regolare d’Italia (24 gennaio) e Antonio Binni per la Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori (25 gennaio).

La richiesta della presidente Bindi: i nominativi dei massoni

È stato appunto durante le audizioni dei responsabili delle famiglie massoniche – più precisamente quelle riguardanti il Goi e l’Alam – che si è toccato il punto di criticità, quando, cioè, la presidente dell’Antimafia Rosy Bindi ha richiesto gli elenchi delle logge e degli affiliati. Punto, questo, sul quale Bisi e Binni non sono disposti a cedere perché, a loro parere, la richiesta della commissione sarebbe in aperta violazione dei principi tanto del libero associazionismo quanto di tutela della privacy e costituirebbe una caccia delle streghe.

I pareri di Enrico Buemi e di Franco Roberti

Questioni non da poco, al cui riguardo abbiamo chiesto il parere del senatore Enrico Buemi, componente della commissione, e del procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti.

«Sulla questione degli elenchi – così il senatore del Gruppo per le Autonomie – comprendo appieno il diniego di Bisi e di Binni. Credo che la commissione avrebbe dovuto chiedere i nominativi in maniera mirata. Vale a dire in maniera geolocalizzata con riferimento alle zone interessate da indagini giudiziarie sulle organizzazioni criminali mafiose. Detto questo, non credo che i Gran Maestri potranno opporsi alla richiesta della presidente Bindi. Altrimenti potranno essere accusati di reticenza».

Per il procuratore nazionale la questione è invece più complessa: «Da una parte c’è la giusta richiesta della presidente Bindi ai Gran Maestri, dall’altra la salvaguardia d’un principio costituzionale quale la libertà di associazione. No alle generalizzazioni, indubbiamente, ma non si può parlare di caccia alle streghe. Sono passati i tempi in cui era necessario il dato della segretezza. È ora che la massoneria diventi una casa di vetro».

Secondo l’avvocato Antonio Bubici a essere conculcato sarebbe invece il diritto alla riservatezza: «La commissione parlamentare Antimafia, in base alla legge 4 agosto 2008, n. 132, ben può chiedere alle associazioni massoniche informazioni sugli iscritti se il presupposto è motivo di difesa o di sicurezza dello Stato o di prevenzione, accertamento o repressione di reati. Ma il punto è se questo accesso può essere fatto “a strascico” e non in maniera selettiva, ovverosia, acquisendo bulimicamente tutti i dati senza distinzione e agendo in forza di un principio di presunzione di colpevolezza, oppure, richiedendo informazioni su un soggetto ben definito».

L’intervista a Stefano Bisi, Gran Maestro del Goi

Libertà d’associazione, diritto alla riservatezza e nominativi dei fratelli. Su queste questioni Pride Online ha intervistato Stefano Bisi in quanto a capo della maggiore obbedienza massonica italiana con 23.o52 affiliati ripartiti in 805 logge.

Gran Maestro, che cosa c’è all’origine della richiesta di Rosy Bindi?

La commissione sulla scorta di indagini giudiziarie in atto in alcune regioni del Sud ha maturato l’idea che ci siano o ci possano essere dei legami mafiosi-politico-imprenditoriali-massonici. È nata quindi questa attenzione sulla massoneria che ha portato la presidente Bindi a sentire i responsabili delle obbedienze italiane.

Il Goi ha partecipato a due audizioni in seno alla Commissione. Quale l’apporto dato?

Sin dal momento in cui la presidente Bindi ha  manifestato nel luglio scorso la volontà di audire i Gran Maestri delle varie obbedienze massoniche, le ho subito scritto affermando la disponibilità del Grande Oriente d’Italia a collaborare. Credo che sia nell’audizione di agosto sia nell’ultima del 18 gennaio scorso siano stati forniti tutti i chiarimenti necessari e delineati quali sono l’attività del Grande Oriente, le finalità, le regole interne e il continuo controllo sulla vita delle officine. Officine che, se non lavorano secondo i canoni previsti, possono essere abbattute. Non ci sono e non ci risultano essere situazioni di contaminazione con fenomeni d’illegalità e indagini che ci riguardano.

Eppure gli scandali degli ultimi decenni – dalla P2 ai fratelli Occhionero – alimentano l’idea che il massone sia una persona deviata e pericolosa.

Niente di più sbagliato. Purtroppo questo tipo di pregiudizio è endemico e radicato in certa parte della società italiana che ha coltivato artatamente e a volte cavalcato l’idea di una massoneria deviata e pericolosa. In questo Paese viene addossata alla massoneria qualsiasi colpa che possa servire a distogliere l’opinione pubblica da fatti e situazioni di criticità che hanno ben altra origine e natura. E, ricordando quello che avvenne alla libera muratoria durante il fascicmo e sentendo gli slogan di certi partiti politici oggi, mi viene da pensare che bisogna continuare a difendere la fiaccola della libertà da chi pensa di avere il verbo di tutto e vuole rimandare al confino un’istituzione necessaria per la democrazia dell’umanità come la nostra.

Il dato della segretezza è un elemento tradizionale delle logge massoniche. Quale il significato?

Non si può parlare di segretezza ma semmai di riservatezza. Le logge massoniche in tutta Italia hanno una sede con tanto di scritta “Grande Oriente d’Italia”. Non facciamo nulla d’illegale in quanto rientriamo a pieno titolo fra le associazioni previste dall’articolo 18 della Costituzione. Chi vuole continuare ad etichettarci come associazione segreta è in malafede. I lavori rituali che compiamo durante le tornate nei templi restano riservati ma gran parte della nostra attività è pubblica con convegni, manifestazioni e attività benefiche nonché legate alla solidarietà.

Perché è contrario a consegnare gli elenchi dei nominativi?

Perché non si possono schedare i massoni, come se fossero delle persone pericolose o dedite a chissà quali loschi interessi o intrighi. Già di per sé l’idea di accostare la massoneria a organizzazioni malavitose mi fa rabbrividire. La libera muratoria ha principi e fini nobili per i quali lavora al fine di trasferirli all’umanità e migliorarla. I massoni sono cittadini come gli altri e va tutelato il diritto, afferente a ogni persona, di poter mantenere riservate le proprie inclinazioni, le proprie idee politiche, filosofiche, religiose. Si tratta di diritti e libertà fondamentali che non possono essere disattese o violate.

Quale messaggio vuoi lanciare alla presidente della Commissione?

Non devo lanciare messaggi. Ho ribadito la più totale collaborazione a fornire ulteriori indicazioni se mi verranno richieste ed eventuali nomi se legati a inchieste. Ma noi gli elenchi non siamo disposti a darli per i motivi che ho specificato.