Otto per mille, ecco le falle di un sistema che si contraddice

La Corte dei Conti si esprime ancora sul sistema dell’otto per mille, il meccanismo che in Italia sostiene le confessioni religiose. Un fondo che. nato in un periodo delicato della storia del nostro Paese, sembra porsi in contraddizione con le finalità originarie

Otto per mille, ecco le falle di un sistema che si contraddice

Ci risiamo: di otto per mille se ne discute da tempo tra polemiche, proposte e guerre di numeri. Sull’argomento è tornata di recente anche la Corte dei Conti con una relazione dettagliata, che ne denuncia il mal funzionamento. La tesi è evidente: il sistema che finanzia le confessioni religiose in Italia fa acqua da tutte le parti.

Da dove viene l’otto per mille? 

Ma andiamo con ordine. Il sistema dell’otto per mille è l’evoluzione del meccanismo della “congrua“, l’assegno statale che la Repubblica italiana pagava per il sostentamento del clero fino alla riforma del concordato del 1984. Perché mai, ci sarebbe da chiedersi, lo Stato dovrebbe sostentare la Chiesa cattolica? La storia è molto lunga. L’eredità di questo sistema, in breve, risale ai Patti Lateranensi firmati da Benito Mussolini nel 1929 con il Vaticano, in cui si ricuciva lo storico strappo derivato dalla nascita del Regno d’Italia e dalla presa di Porta Pia, che dal 1870 aveva decretato la soppressione dello Stato pontificio e la nascita della cosiddetta “questione romana” .

Mussolini e il fascismo provarono a utilizzare la Chiesa Cattolica per consolidare il proprio potere sulle masse. Ma, ironia della sorte, a beneficiare maggiormente di questo accordo, nei decenni, è stata di gran lunga la Santa Sede. Il periodo fascista si concluse infatti con la fine della seconda guerra mondiale. Tuttavia, nonostante l’avvento della Costituzione repubblicana, in Italia è rimasto in vigore fino al 1984 un accordo che decretava la religione cattolica come religione di Stato, quella sancita appunto dai Patti del 1929.  La “congrua” faceva parte di questa impostazione e il sistema dell’otto per mille, normato dalla legge 222/1985, può essere interpretato come una più che tardiva attuazione della nostra Costituzione (o almeno un tentativo) in particolare dell’articolo 8, riguardante la libertà religiosa. 

Come funziona?

figura 1 (Fonte MEF)

 Non più un assegno statale, quindi, ma un finanziamento che risulta dalla scelta di ogni cittadino e cittadina,  che può esprimere nella propria dichiarazione dei redditi a quale confessione religiosa dedicare l’otto per mille dell’Irpef.

Al 2014 le confessioni che, secondo la legge e le successive modifiche, possono accedere al fondo sono: Chiesa cattolica, Chiesa valdese, Unione delle Chiese metodiste e valdesi, Unione delle chiese cristiane avventiste del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia (Pentecostali), Unione delle comunità ebraiche italiane, Chiesa evangelica luterana in Italia, Unione cristiana eangelica battista d’Italia, Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia ed esarcato per l’Europa meridionale, Chiesa apostolica in Italia (pentecostali), Unione buddhista italiana, Unione induista italiana. Per aggiornare l’elenco delle confessioni che possono essere finanziate, è necessaria una modifica parlamentare della legge.

Solo per la Chiesa Cattolica i redditi del 2012, redistribuiti nel 2016, valgono 1.011.841.026 di euro (Ministero delle Finanze) contro i 187.173.782 di euro andati allo Stato (figura 1).

Ecco i problemi

La Corte dei Conti denuncia “assenza di controlli sulla gestione delle risorse”, “rilevanti anomalie sul comportamento di alcuni intermediari” e, infine, “scarso interesse per la quota di propria competenza da parte dello Stato”, che non produce alcuna campagna pubblicitaria per l’otto per mille nonostante sia stata aggiunta, fra le finalità finanziabili, anche la ristrutturazione degli edifici scolastici.  

A essere particolarmente significativi i risultati dei controlli sui Caf Mcl e Acli, i centri di Assistenza Fiscale dei sindacati di orientamento cattolico, in cui appaiono evidenti i condizionamenti nei confronti degli assistiti a scegliere “come sempre” la Chiesa Cattolica, alimentati anche attraverso note ufficiali dei responsabili del servizio (Relazione della Corte dei Conti, p. 21)

figura 2 (Fonte MEF)

Il segreto delle scelte inespresse

La questione più ambigua, tuttavia, rimane il trattamento delle scelte inespresse, che sono circa il 54% (vedi figura 2)Nel momento in cui non si esprime alcuna scelta, infatti, le “quote inespresse” non rimangono nelle casse dello Stato come ci si potrebbe aspettare, ma vengono redistribuite in proporzione alle scelte effettuate. Nel 2012 la Chiesa Cattolica ha ottenuto l’80,46% dei fondi, ma questa cifra proviene solamente dal 36,77 % dei e delle contribuenti che si sono espressi (figura 1). Per arrivare a quella percentuale sono stati assegnate in maniera proporzionale anche le quote Irpef di quel 54% che non si è espresso

In breve, oltre metà del miliardo erogato alla Chiesa Cattolica attraverso l’otto per mille viene da contribuenti che non hanno scelto di darlo alla Chiesa Cattolica. 

Che si tratti di una negligenza normativa o di un retaggio della ratio confessionale presente ancora in diversi meandri del nostro ordinamento, quest’anomalia della legge rappresenta una contraddizione intrinseca con l’obiettivo principale che il sistema 0tto per mille voleva raggiungere. Ovvero, dare finalmente la parola alla cittadinanza nella scelta del sostegno (o meno) alle confessioni religiose in Italia. È ragionevole affermare che qualunque discorso o programma politico che voglia definirsi laico o progressista dovrà al più presto confrontarsi con l’esigenza di porre rimedio a questa situazione.