Roma, come si sono mossi i sindaci della Capitale sulle tematiche Lgbti?

A otto mesi dall’insediamento la prima cittadina della Capitale continua a non ricevere le associazioni Lgbti. Come si sono comportati i suoi predecessori da Francesco Rutelli a Ignazio Marino?

Roma, come si sono mossi i sindaci della Capitale sulle tematiche Lgbti?

A otto mesi dallla vittoria di Virginia Raggi, la sindaca di Roma non ha messo in campo alcuna politica di contrasto all’omofobia e transfobia e non ha accolto la richiesta di incontro delle associazioni Lgbti. Per ora su questi temi regna un  silenzio sempre più assordante. Ma come si sono mossi i precedenti sindaci di Roma?

Francesco Rutelli: da grande amico a nemico giurato

Francesco Rutelli è stato eletto nel 1993 sull’onda di un grande sostegno anche della comunità Lgbti. Il suo impegno si era poi espresso nella nomina di un delegato su questo tema, individuato in Vanni Piccolo, esponente del movimento, e nella sua partecipazione al primo Pride della Capitale del 1994. Nel corso del suo secondo mandato però il suo profilo è inesorabilmente scivolato su posizione sempre più vicine al Vaticano. Così il Comune ritirò l’iniziale sostegno anche economico previsto per il World Pride del 2000 e avviò la chiusura con un’alta recinzione dell’area di Monte Caprino, allora frequentatissimo luogo di incontro gay. Nota la parabola di Rutelli, divenuto strenuo oppositore dei diritti civili delle persone Lgbti. Fino a portare in Parlamento la pattuglia dei cattodem che con Paola Binetti affossarono i Dico nel 2007.

Walter Veltroni: impegno amministrativo ma basso profilo

Molta attesa c’era nei confronti di Walter Veltroni, che da segretario Ds aveva preso parte proprio al World Pride del 2000. Partecipazione mai più replicata da sindaco. La giunta è stata tuttavia molto attenta alle questioni Lgbti con la creazione di un tavolo permanente delle associazioni presso l’assessorato alle Pari opportunità, incaricato di avanzare proposte e coordinare azioni di intervento. Le più rilevanti tra queste sono probabilmente la formazione specifica per il personale comunale (mai divenuta sistematica tuttavia) e una campagna di affissione contro l’omofobia che andò anche sui mezzi pubblici. Non sono mancate le ombre però. Veltroni non ha mai accolto la richiesta avanzata da alcune realtà di includere anche omosessuali, disabili e Rom nei viaggi della memoria organizzati dal Comune. Sul finire del suo mandato ha fatto inoltre bocciare dall’Assemblea capitolina la prima delibera sulle unioni civili di iniziativa popolare, forte di di oltre 10mila firme raccolte da una coalizione di associazioni cittadine.

Gianni Alemanno: contrario ai diritti ma con qualche apertura

A Veltroni è succeduto Gianni Alemanno, vittorioso su un Rutelli ormai poco amato dalla comunità Lgbti. Il primo impatto è stato all’insegna della polemica e della reciproca diffidenza, viste anche le posizioni dell’esponente della destra romana, decisamente contrarie ai diritti civili e critiche del Pride. Per provare a porre rimedio e accreditare un’immagine meno appiattita a destra Alemanno, immediatamente dopo le elezioni, ha ricevuto personalmente in Campidoglio tutte le associazioni Lgbti cittadine (è una prima volta) per raccoglierne le proposte e rinnovato alcuni dei finanziamenti già erogati in precedenza a progetti contro il bullismo nelle scuole.

In seguito, pur mantenendo le sue posizioni sui diritti e sui Pride, Alemanno invitò il Circolo Mario Mieli a un’edizione del Viaggio della Memoria ad Auschwitz organizzato dal Comune (esperienza mai più replicata) e ha sempre presenziato personalmente alla fiaccolata sugli stermini dimenticati. Inoltre, conscio dell’attenzione nazionale e internazionale attorno all’evento, ha sostenuto finanziariamente l’EuroPride di Roma nel 2011 e fatto illuminare con le luci rainbow alcune porte della città nei giorni della manifestazione. Anche Alemanno, come prima Veltroni, fece bocciare una nuova delibera di iniziativa popolare sulle unioni civili su cui si erano impegnate le associazioni cittadine, non discostandosi da una linea di profilo poco esposto sul fronte dei diritti.

Ignazio Marino: la svolta arcobaleno della Capitale

Il sindaco certamente più impegnato al fianco della comunità Lgbti è stato Ignazio Marino. Il chirurgo dem aveva vinto a sorpresa le primarie del centrosinistra e poi le elezioni comunali con un programma che prevedeva anche i registri delle unioni civili e un chiaro impegno nel contrasto alle discriminazioni. Nella stessa tornata approda in Campidoglio come consigliera di Sel l’esponente storica del movimento Lgbti Imma Battaglia. Nei due anni e mezzo a palazzo Senatorio Marino riscatta ampiamente il passo falso della mancata e inattesa partecipazione al Roma Pride del 2013, in calendario una settimana dopo il voto. Partecipa in prima fila, per la prima volta dopo vent’anni, al Pride del 2014 e poi del 2015.

Il Sindaco Ignazio Marino al Roma Pride 2014. Tra Valerio Barletta e Andrea Maccarrone

Ma soprattutto procede con grande enfasi alla registrazione dei matrimoni omosessuali celebrati all’estero nella splendida cornice della Protomoteca. Fa approvare, non senza qualche mal di pancia della sua stessa maggioranza, i registri delle unioni civili e crea un servizio Lgbti, sul modello di quanto fatto anni prima da Torino, con personale dedicato e un tavolo di raccordo con le associazioni. Tra le iniziative, portate avanti e difese strenuamente in un clima di crescente ostilità da parte di estremisti cattolici, i programmi contro l’omofobia nelle scuole superiori (Le cose cambiano a Roma 1 e 2) e una settimana di cultura Lgbti chiamata “Roma Rainbow Week“.

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