Women March, Sue Doster: «Non lasceremo che le libertà conquistate siano perdute»

I primi passi da presidente Usa allarmano soprattutto in ambito di diritti umani e civili. La “Marcia delle Donne” ha mostrato quanto ampia sia l’opposizione popolare al nuovo corso. Ne abbiamo parlato con la co-presidente di InterPride

Uno scatto dell'oceanica manifestazione di Washington

I primi passi da Presidente degli Stati Uniti di Donald Trump continuano a destare allarme. Le decisioni già assunte in ambito ambientale, sociale, economico stanno dando corpo ai peggiori timori. Ancora più preoccupanti i segnali nell’ambito dei diritti umani e civili. Alla cancellazione delle pagine relative alle tematiche lgbtqi dal sito della Casa Bianca, è seguito, infatti, il taglio immediato dei finanziamenti alle associazioni che aiutano le donne ad abortire e le gravissime parole di sostegno alla tortura.

Un’escalation che incontra una crescente mobilitazione di oppositori in tutto il Paese. A cominciare dall’oceanica Women March che sabato scorso ha portato in piazza 3 milioni di manifestanti a Washington e in tante città degli Stati Uniti.

Ne abbiamo parlato con Sue Doster, attivista newyorkese e co-presidente di InterPride (l’associazione che raccoglie organizzatori dei Pride a livello globale), che ha preso parte alla marcia della Capitale USA.

Qualche giorno fa la Women March ha portato nelle strade di Washington e di molte altre città americane e in tutto il Mondo milioni di manifestanti contro il presidente USA Donald Trump. Qual è la ragione di questa mobilitazione? Perché si è voluto mettere l’accento proprio sulle donne?

La Women March ha riunito un incredibile mix di donne e altri sostenitori in una delle più grandi manifestazioni di protesta nella storia degli Stati Uniti. La stima è di oltre 3 milioni di partecipanti nella sola America, oltre ai manifestanti in 60 Paesi del Mondo.

Si manifestava per i diritti delle donne e l’eguaglianza sociale ed economica, mentre si protestava contro una quantità di ragioni, contro le prese di posizione presidenziali su immigrazione, salute, educazione e contro lo stesso Presidente con molti cartelli con la scritta “Dump Trump”.

Sue Doster, co-presidente di InterPride.
Sue Doster, co-presidente di InterPride.

Come è stata organizzata la manifestazione e come spiega una così vasta e trasversale partecipazione?

È stata organizzata in sole sei settimane. A partire dall’inattesa elezione di Trump. All’inzio si pensava a un modo per manifestare la disapprovazione per le politiche annunciate da Trump, ma è rapidamente cresciuta in qualcosa di molto più grande. È stata anche la prima occasione da quando Trump è stato eletto in cui si sono uniti i sostenitori di Hillary Clinton e quelli di Bernie Sanders. Ma a manifestare non c’erano solo persone che hanno votato contro Donald Trump. Anche elettori, che lo avevano sostenuto nelle urne, non hanno apprezzato le sue prime mosse.

Lei è un’attivista per i diritti delle donne e delle persone lesbiche, gay, bisessuali, intersessuali, queer (lgbtqi). Quali sono i suoi timori rispetto all’Amministrazione Trump?

Temo seriamente che Trump non sia capace di agire nel migliore interesse del Paese, e del Mondo. Non considera chiunque sia diverso da se stesso!

Temo che non possiamo fidarci di ciò che dice, perché dal suo primo giorno in carica ha esordito sfacciatamente con bugie talmente ovvie che già sono state facilmente smascherate.

Ma soprattutto temo che i comportamenti e le politiche divisive di Trump ci facciano tutti arretrare nella nostra battaglia per i diritti umani.

Quale ritiene essere il più importante messaggio della Women March?

L’importanza della manifestazione è duplice. In primo luogo manda il chiaro messaggio che noi stiamo controllando e continueremo a combattere per quel che è giusto. In secondo luogo ha provato a noi stesse che quando il popolo si unisce abbiamo un grande potere e non siamo una forza da prendere alla leggera.

Ritiene che gli organizzatori o una delegazione dei partecipanti dovrebbero incontrare il presidente Trump? Se potesse incontrarlo cosa gli direbbe?

Sfortunatamente non credo affatto che Donald Trump ascolti altri che se stesso. Ma se potessimo parlargli lo staneremmo su cose che sono già avvenute. A poche ore dall’assunzione dell’incarico presidenziale tutte le risorse online sulle questioni LGBTQ sono state rimosse dal sito della Casa Bianca. Questo è inaccettabile. Egli ha il dovere di essere un Presidente per tutti. Dobbiamo fargli capire che mentre come uomo d’affari poteva fare ciò che voleva, da Presidente lavora per noi e deve rappresentare tutti.

Ci sono già altre iniziative in programma?

Al momento non è ovvio quali saranno i prossimi passi. È chiaro pero che questo è un movimento senza precedenti, qualcosa di nuovo e diverso. Così tante persone si sono unite per protestare in tutti gli Stati Uniti e in 60 altri Paesi. È solo l’inizio! Molte altre proteste si sono già manifestate. In Utah (uno stato molto conservatore) i manifestanti che sono andati a Washington hanno riportato a casa i loro cartelli domenica e protestato contro il loro parlamento statale lunedì. Numerose altre proteste stanno venendo fuori a livello locale e statale. Non lasceremo che le libertà conquistate a caro prezzo siano perdute, e non lasceremo che questo Governo continui a seguire la sua agenda contro la volontà del popolo.