Israele, preoccupazioni internazionali per la decisione di Trump

L’intenzione del Presidente Usa di trasferire l’ambasciata a Gerusalemme ha riscosso grandi plausi da parte delle autorità israeliane. Diverse, invece, le reazioni a partire da quelle del mondo arabo, che vede compromesso il processo di pace

Israele, preoccupazioni internazionali per la decisione di Trump

 

Secondo quanto dichiarato dal nuovo portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, l’amministrazione del presidente Trump avrebbe intrapreso i primi colloqui con Nethanyau per spostare l’ Ambasciata americana a Gerusalemme.

Israele considera Gerusalemme la sua capitale, ma la comunitá internazionale non la riconosce come tale in quanto la parte est della cittá appartiene ai Palestinesi. Motivo per cui tutte le ambasciate in Israele si trovano a Tel Aviv.

La decisione ha provocato giá importanti reazioni.

Dopo la notizia, il presidente palestinese Mahmud Abás ha incontrato il re di Giordania Abdalá II. Entrambi hanno espresso la necessitá di accordarsi sulle possibili decisioni da prendere qualora venisse confermato il trasferimento dell’ambasciata americana.

Il presidente palestinese ha affermato la necessaria collaborazione con la Giordania anche in vista della visita del Re Abdalá a Washington e a Mosca nelle prossime settimane tanto più che i luoghi sacri di Gerusalemme sono sotto la giurisdizione proprio della Giordania.

A rendere ancora piú teso il clima ha contribuito, appena 48 ore dopo l’ insediamento di Trump alla Casa Bianca, l’approvazione, da parte della autoritá israeliane, della costruizione di 566 case nella colonia di Ramat Shlomo, a Gerusalemme est, territorio palestinese occupato da Israele.

Le nuove costruzioni erano in cantiere giá dal 2014, ma il progetto era rimasto bloccato per le tensioni che l’ ampliamento della colonia aveva causato tra l’amministrazione Obama e Israele.

Il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat, infatti, lo scorso giovedi, ha chiamato gli Israeliani ad appoggiare Trump e ha dichiarato: «Durante gli ultimi otto anni l’amministrazione Obama ha fatto pressioni affinché si congelassero le costruzioni di nuove colonie. Obama si è arreso agli iraniani e all’Islam radicale, abbandonando Israele davanti una risoluzione ostile dell’ Onu». Il riferimento è ovviamente alla decisione, votata dalla Nazioni Unite a dicembre passata grazie al mancato veto proprio degli Stati Uniti, in cui si condannano le colonie israeliane.

Un’ altra importante reazione a favore della Palestina è arrivata dal presidente della Cina. In visita alla Lega Araba a Il Cairo Xi Jinping ha infatti dichiarato: «La Cina appoggia il processo di pace in Medio-oriente e la creazione di uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme». Ha anche annunciato che stanzierà in aiuto della Palestina 50 milioni di yuan (circa 8 milioni di dollari). «Proteggere gli interessi legittimi del popolo palestinese – ha proseguito il presidente cinese – è responsabilità della Lega Araba e di tutta la comunità internazionale»

La preoccupazione della comunità internazionale è condivisa da alcuni esponenti del mondo arabo, che hanno espresso reazioni durissime. A partire da Abu Mazen, che ha dichiarato: Il trasferimento dell’ambasciata avrà consequenze distruttive sul processo di pace, sulla costruzione dei due Stati e sulla stabilità di tutta la Regione»

Anche il Gran Mufti di Gerusalemme Muhammad Hussein ha usato parole fortissime: «Non è solo un attacco contro i palestinesi, ma anche contro tutto il mondo arabo e i musulmani non rimarranno certamente in silenzio Secondo il Consigliere del Rais, Mahmud Al Habash, il trasferimento dell’ambasciata sarebbe una dichiarazione di guerra contro i musulmani».

Il clima é certamente teso e le dichiarazioni di Trump non aiutano a distenderlo, come quella sull’Onu, definita “un club dove le persone si riuniscono, chiaccherano e si divertono».

Anche Papa Francesco ha voluto sottolineare come la Palestina sia già uno Stato ammesso alle Nazioni Unite nel novembre 2012 con 138 voti a favori e 9 contrari. Premesso che sarà ben difficile privare i Palestinesi del loro diritto a esistere e a veder riconosciuta la propria nazione, sarà compito delle diplomazie internazionali tentare di evitare che la decisione del nuovo presidente degli Stati Uniti possa rendere vani i numerosi tentativi di trovare un accordo pacifico alla questione arabo-israeliana e far precipitare tutta la Regione in una nuova spirale di violenza.