Edoardo Lanza, dall’università alle passerelle di moda (FOTO GALLERY)

E’ il volto pubblicitario dell’ateneo Uar Design Academy di Roma dove studia Architettura d’Interni e sogna una carriera da modello

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(Fotoservizio di: Alberto Servi)

Dall’università alle passerelle di moda: Edoardo Lanza è il volto pubblicitario dell’ateneo Uar Design Academy di Roma dove studia Architettura d’Interni ed il passo successivo, come ragazzo immagine per diversi brand di alta moda ed intimo, ma anche volto pubblicitario per discoteche e palestre, è stato immediato.

Classe ’96, diplomato al liceo scientifico di Santa Marinella dove risiede, nel 2015 si è iscritto a Civitavecchia ad un corso di posa e portamento presso Bloomers conseguendo l’anno scorso a pieni voti il diploma: oggi Edoardo non nasconde di nutrire grandi ambizioni nella professione di modello. Ma guai a pensare che sia una carriera facile, perché sono tanti i sacrifici che un ragazzo come lui di soli 20 anni deve affrontare per essere sempre all’altezza in ogni sfilata o su un set. Lo abbiamo ospitato nella nostra redazione di Roma dove ci ha regalato degli scatti in esclusiva.

Sacrifici? Vi dico subito una cosa: non mangio nutella da cinque anni, il classico panino ai fast-food per me è un tabù. La cura del corpo non può prescindere dalla sana alimentazione: non posso permettermi il pieno di carboidrati e grassi se voglio tenete un peso forma. La mia alimentazione, a base soprattutto di proteine, deve essere comunque sempre equilibrata e bilanciata nei suoi principi nutritivi. Se vuoi raggiungere degli obiettivi nella vita devi sapere che ci sono anche delle rinunce. Prima ero un ragazzo che ogni sabato andava in discoteca a ballare fino all’alba: adesso non posso permettermi gli stessi stravizi se il giorno dopo ho impegni di lavoro. Non posso fare tardi in discoteca e poi chiedere di eliminare le borse della fatica col photoshop: se voglio fare solo l’universitario vanno bene nutelle, fast-food e ballate fino all’alba, ma per prestare il volto alle campagne pubblicitarie o sfilare in una passerella di moda occorre grande professionalità ed un corretto stile di vita”.

Edoardo non ha difficoltà a parlare del suo orientamento sessuale: il suo coming out in famiglia è stato attraverso una lettera ai suoi genitori che lasciò scritta a 16 anni nel pc:

“Ricordo che ero quel giorno ad una festa e prima di uscire di casa lasciai scritta una lettera, una lettera lunghissima, ai miei genitori dove parlavo chiaramente della mia omosessualità. Decisi di fare coming out per vivere serenamente la mia vita, senza costruire un’altra vita parallela e virtuale, fatta di bugie e sotterfugi soprattutto agli occhi dei miei genitori. Telefonai ai miei quella sera, convinto che ormai avessero letto quella mia testimonianza e chiesi loro: “Mbè, non mi dite niente? Avete letto la lettera? Mica direte tutto a posto?”. Sapete cosa mi risposero i miei genitori? “Certo che tutto è a posto. Non è cambiato proprio nulla. Divertiti alla festa. Un bacio”. Riconosco di essere stato fortunato nel mio coming out, rispetto a tanti altri ragazzi che invece hanno trovato proprio nelle loro famiglie ostilità e nessuna comprensione, alcuni sono stati perfino costretti ad abbandonare casa solo perché magari le rispettive famiglie avevano paura del giudizio della gente. Le famiglie devono saper dare ai loro figli un amore ed un sostegno incondizionati. Nessuno invece si deve vergognare di essere gay: giudicateci per quello che siamo quotidianamente nella vita, tra scuola, lavoro, famiglia, amici, società civile, ma non ha senso essere giudicati per un orientamento sessuale. Non abbiate vergogna di scambiare un gesto di tenerezza con un ragazzo, non abbiate paura di dichiarare un proprio sentimento, non reprimete quel desiderio di intimità, vivendo di conseguenza una quotidiana situazione di conflitto, solamente per paura di essere bollati come gay per non dire qualche appellativo spregevole…

Non esiste per tutti un momento giusto per fare coming out: il momento più importante è prendere coscienza con serenità di quello che proviamo, con i nostri sentimenti e i nostri desideri sessuali, solamente così saremo in grado di dichiarare a testa alta il nostro orientamento sessuale in famiglia e con gli amici: spesso le reazioni possono essere più positive, come nel mio caso, rispetto a quello che ci si aspetta. Penso che un coming out in età adulta possa essere interpretato dai genitori e dagli amici più come una trasgressione o come un momento di confusione: l’ideale sarebbe proprio durante l’adolescenza confidare il proprio orientamento sessuale. Bisogna saper andare oltre la paura: è la fiducia in se stessi a fare la differenza, altrimenti rischiamo di perdere quella percezione della nostra autostima nel corso del tempo.

Omofobia? Purtroppo lo stigma sessuale è implicito nella nostra cultura, espresso da luoghi comuni e stereotipi nei confronti delle persone lgbti. Io sono Edoardo, un ragazzo come tutti gli altri. Con due occhi, due gambe, due braccia come tutti. Se mi devi guardare con occhi diversi o avere di me una diversa considerazione solo perché sono gay, il problema non è certamente mio ma di chi mi guarda e mi giudica con pregiudizio. Il divertimento? Sono single: credo quindi che abbia tutti i diritti di fare le mie esperienze e di conoscere ragazzi, come qualsiasi giovane della mia età. C’è fin troppa ipocrisia in giro quando si parla di sessualità. Devo rispondere alla mia coscienza non all’eventuale malalingua di qualcuno magari mosso pure dall’invidia. Sicuramente fa più male un panino imbottito di ketchup e maionese che una bella serata sexy…”

Ai più giovani che ti stanno leggendo cosa ti sentiresti di dire?

“Di essere sempre se stessi, con i propri pregi e con i propri punti di debolezza. Fin da piccolo ho cercato di esprimere la mia autenticità. Libero di essere, senza lasciarmi intrappolare dai giudizi degli altri o dover per forza compiacere a quelle persone che la pensano diversamente da me. Essere se stessi e credere nelle proprie potenzialità credo che siano le strade migliori per inseguire i propri sogni”.