Genova: addio a Carolina, donna transgender offesa anche in morte

Aveva appena 34 anni e da oltre dieci anni viveva nel capoluogo ligure. Ancora ignote le cause del decesso. Ma i giornali non le risparmiano affermazioni scorrette e offensive

Genova: addio a Carolina, donna transgender offesa anche in morte

Carolina. Un nome che è necessario subito indicare per riparare l’oltraggioso silenzio, cui la 34enne ecuadoregna transgender è stata assoggettata anche in morte. Il silenzio dell’innominabilità, che priva della più elementare dignità qualsiasi persona. Eppure sembrerebbe il contrario, leggendo i giornali (da Il Secolo XIX a La Repubblica.it senza dimenticare le testate locali minori) che ne hanno riportato il decesso in Via del Cipresso a Genova. Tutti hanno affermato che il cadavere, ritrovato in stato di decomposizione e avvolto in una coperta, è quello d’un uomo o, più precisamente, del trans all’anagrafe Jorge Arturo Romero Gurimendi.

E così alla donna trangender, arrivata oltre dieci anni fa a Genova, è stata perpetrata l’ennesima mancanza di rispetto con la menzione di quel nome anagrafico, che in vita non volle usare perché estraneo alla propria identità di genere. Ridicolizzando al contrario il nome d’elezione – l’unico che ne esprimesse veramente la sua personalità – con una correlazione alla fama “nell’ambiente della prostituzione”.

Al momento si susseguono le varie ipotesi sulle cause del decesso, che secondo gli inquirenti sarebbero da eventualmente riportare a un omicidio. Bisognerà attendere per maggiore chiarezza gli esiti dell’esame autoptico. Nell’attesa che si faccia luce al riguardo, è da augurarsi che si fermi lo scempio d’una narrazione giornalistica superficiale e offensiva. Già, perché il servizio informativo si concreta in parole e pertanto non può mai prescindere da un sorvegliato aspetto lessicale. Né tanto meno da un’accurata esposizione, che non dovrebbe limitarsi a ricalcare certune veline.

La redazione di Pride Online ha seguito da ieri la vicenda di Carolina e ha raccolto le giustificate quanto numerose reazioni di persone transgender. Tra tutte, in particolare, quelle dell’attivista campana Daniela Lourdes Falanga che, riprendendo il tema della prostituzione correlato tout court alle donne transessuali, ha giustamente affermato: «Si dimentica che si è vittime di non scelte, di una marginalità creata da una società che nega il diritto a stabilire nel mondo un ruolo. Carolina è stata vittima doppiamente nella morte, in quel momento altro e già passato in cui non c’era certo un uomo ma una donna e le sue necessità inascoltate».

Nel frattempo il Mit (Movimento Identità Trans) ha diramato un comunicato, in cui è stato preannunciato «Un esposto all’Ordine dei Giornalisti, affinché chi ha offeso la dignità di Carolina ne risponda».