Tribunale di Napoli: Facebook deve rimuovere i video hot illeciti

Dopo il caso del suicidio di Tiziana Cantone cambiano le responsabilità del gestore.

A smartphone user shows the Facebook application on his phone in the central Bosnian town of Zenica, in this photo illustration, May 2, 2013. Facebook Inc said July 24, 2013 that revenue in the second quarter was $1.813 billion, compared to $1.184 billion in the year ago period.  REUTERS/Dado Ruvic /Files (BOSNIA AND HERZEGOVINA - Tags: SOCIETY SCIENCE TECHNOLOGY BUSINESS)

A smartphone user shows the Facebook application on his phone in the central Bosnian town of Zenica, in this photo illustration, May 2, 2013. Facebook Inc said July 24, 2013 that revenue in the second quarter was $1.813 billion, compared to $1.184 billion in the year ago period. REUTERS/Dado Ruvic /Files (BOSNIA AND HERZEGOVINA - Tags: SOCIETY SCIENCE TECHNOLOGY BUSINESS)

Il Tribunale di Napoli Nord, in seguito al caso che inerente al suicidio di Tiziana Cantone, ha stabilito che Facebook Ireland Ltd è tenuto a rimuovere, prima ancora di ricevere l’ordine di rimozione del Garante della Privacy o del giudice, le informazioni illecite dopo aver ricevuto precisa segnalazione di un utente. Così è stato deciso dal collegio presieduto da Marcello Sinisi (Presidente II sezione civile) che ha imposto l’immediata cessazione di quattro link relativi a video hot che vedevano protagonista la ragazza partenopea che si è tolta poi la vita per la vergogna dopo aver scoperto la diffusione a sua insaputa sul web dei suoi video amatoriali. Il Tribunale, tuttavia, ha accolto il reclamo di Facebook di non avere obbligo generale di controllo preventivo su tutto il materiale che viene pubblicato, ma l’obbligo di intervento subentra invece nel momento in cui viene depositata una denuncia per bloccare e rimuovere i link diffamatori. L’azienda conferma comunque il proprio impegno a rimuovere dalla piattaforma quei contenuti atti a denigrare o mettere in imbarazzo gli utenti non appena arrivino segnalazioni, a conferma quindi gli hosting providers non sono tenuti al monitoraggio proattivo dei contenuti che vengono caricati sulle pagine.
Questa decisione è stata accolta con favore da Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia della Camera, per tutelare le vittime del web, auspicando che si possa arrivare presto in Parlamento all’approvazione della legge sul cyberbullismo.
Tempi duri per Mark Zuckerberg: in Germania la magistratura di Monaco ha indagato l’azienda per la mancata rimozione di alcuni contenuti criminali che presentavano minacce, incitazione alla violenza, spaccio di droga e negazioni dell’olocausto. Quando le autorità tedesche informarono Facebook di eliminare materiale illegale, non ci fu quindi cancellazione come da segnalazione.
La rete da l’illusione attraverso una tastiera di essere liberi e poi invece fa pagare il suo conto, nell’eventualità di incorrere in una vera e propria violazione della privacy personale.
Ricordiamo che “facebook non può essere ritenuto responsabile di eventuali elusioni delle misure di sicurezza del sito web o delle impostazioni sulla privacy. L’utente comprende e accetta che, anche dopo la rimozione dei contenuti dal sito, questi potrebbero rimanere visibili nella cache o nelle pagine archiviate o se altri utenti hanno salvato o copiato tali contenuti”: occorre allora porre estrema attenzione e cautela nel pubblicare ciò che ci riguarda, per evitare così di trovarsi in situazioni a dir poco imbarazzanti e spiacevoli, senza quindi rischiare di subire ripercussioni negative sul proprio futuro personale e anche lavorativo per la pubblicazione di post, immagini, foto o informazioni delicate e riservate anche di terzi.