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Ciao Mariella Gramaglia

di Andrea Ambrogetti il 19 ottobre 2014

Ci ha lasciato Mariella Gramaglia, una figura di spicco delle istituzioni romane che si è battuta per i diritti lgbt. Pubblichiamo il ricordo di Andrea Ambrogetti.

Mariella ci mancherà.

La Redazione di “Pride”

Tre sindaci di Roma (Rutelli, Veltroni, Marino) e tantissimi cittadini oggi pomeriggio in Campidoglio per l’ultimo saluto a Mariella Gramaglia, assessore alle pari opportunità, ma non solo, dal 2001 al 2007.

Era nata femminista (e fu anche direttore di “Noi Donne”) qualche decennio prima, in un’Italia molto diversa da quella che dopo il Giubileo del 2000 si ritrova Berlusconi a Palazzo Chigi, l’euro in tasca e la paura per una globalizzazione molto più amara del previsto. Ma Mariella non tirò i remi in barca, non si rifugiò in qualche casale di campagna, anzi raddoppiò il suo impegno a favore dei diritti dei cittadini e degli esclusi. Con lei il Comune di Roma visse una nuova giovinezza: invitava le donne che avevano subito l’acidificazione del volto in Pakistan non per un passaggio televisivo ma per stabilirsi nella città eterna con armi e bagagli, reinventò tutta la comunicazione pubblica a misura di cittadino, dagli sms agli spot radiofonici, chiuse il vecchio “centralino” e lo trasformò in un moderno contact center che rispondeva 24 ore su 24, deliberò il passaggio all’open source e al wi-fi e la notizia andò sulle home page di mezzo mondo.

La sua visione dei diritti dei cittadini e dei diritti civili era molto ampia, sempre più moderna, secondo le linee di quel mainstreaming che è pane quotidiano a Londra e a Parigi e che in Italia è sconosciuto ai più.

Se il movimento gay italiano ha avuto qualche alleato nelle istituzioni, uno di questi è stata Mariella (dopo aver concesso un patrocinio non l’ha mai ritirato).

Il suo metodo di lavoro implicava l’ascolto di tutti gli stakeholders (altra parolina di cui la politica italiana dovrebbe fare tesoro), infatti riuniva ogni mese il tavolo con tutte le associazioni gay di Roma, la modernizzazione della macchina comunale e la crescita di una democrazia paritaria, dove nessuno si senta escluso. Si prodigò come non mai per portare le decine di migliaia di immigrati extra UE residenti a Roma a eleggere i loro primi consiglieri “aggiunti”.

Non fece una piega davanti alle levate di scudi per la campagna di affissioni dal titolo “Le differenze sono normali, i pregiudizi no” con la quale tappezzammo Roma e tenne un memorabile discorso al termine della fiaccolata con la quale in Campidoglio ricordammo una vittima dell’omofobia violenta, Stefano Seganti. Disse: “la città delle differenze è la città di tutti” e i presenti si sciolsero in un abbraccio liberatorio, anche quelli che fino a pochi minuti prima tremavano per le reazioni della curia e della destra oscurantista.

Ma i suoi orizzonti erano sconfinati e quindi partì per l’India, dove partecipò a un progetto della Cgil di sostegno alle donne lavoratrici. Tornata in Italia si è gettata a capofitto nell’avventura di “Se non ora quando”, ancora donne, che, a essere sinceri, dovremmo ringraziare per aver dato un contributo a stanare Berlusconi dalle sue ville quando nessuno sapeva più come fare.

Les nuits d'été di Mario Fanfani

Il leone queer

di Vincenzo Patanè il 16 ottobre 2014

Bella la mostra del Cinema, bello il Queer Lion. Come ogni anno la giuria – composta dal Presidente Alessandro Zan, da Marco Busato e da Daniel N. Casagrande, l’ideatore del premio – ha tenuto in considerazione i film, quest’anno 11, con spunti gay e lesbici presenti trasversalmente nel Festival, tranne quelli delle retrospettive (ma quest’anno eccezionalmente è stato consegnato un Queer Lion d’onore a Ettore Scola per Una giornata particolare). [continua…]

Willem Dafoe in Pasolini

Il poeta profeta

di Mario Cervio Gualersi il 13 ottobre 2014

“Scandalizzare è un diritto, scandalizzarsi è un piacere”. Era un motto di Pier Paolo Pasolini che Abel Ferrara deve aver fatto proprio. Dal Cattivo tenente al Nostro Natale sino al più recente Welcome to New York sulla vicenda giudiziaria e personale di Dominique Strauss Kahn, il regista ha da sempre nutrito grande ammirazione per l’opera e la figura dello scrittore tanto da volerne fare il protagonista del suo ultimo film, Pasolini, presentato in concorso alla 71a edizione della Mostra del Cinema di Venezia e interpretato dal suo attore feticcio Willem Dafoe. [continua…]

Tagame Gengorô

Il Caravaggio dei manga

di Marco Albertini il 11 ottobre 2014

Tagame Gengorô è un fumettista giapponese specializzato in manga gay sadomaso che ha iniziato la sua carriera nelle riviste nipponiche Sabu, SM-Z e G-men di cui ha disegnato anche la copertina per più di 60 numeri.
Nelle sue storie sono predominanti gli atti di violenza sessuale estremamente efferata o torture “erotiche” di ogni genere perpetrate da e su uomini marcatamente mascolini che sconfinano nell’immaginario dei muscle bears, gli uomini non solo grandi e grossi ma soprattutto molto muscolosi. [continua…]

A qualcuno piace gaio su Twitter

#gay cinguettii

di Roberto Cangioli il 9 ottobre 2014

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: Twitter non è l’antagonista o l’alternativa a Facebook.
I numeri pubblicati recentemente sul New Yorker parlano chiaro: gli utenti che accedono mensilmente a Facebook coprono il 70% della popolazione del pianeta (stima impressionante se si considera che solo il 39% della popolazione mondiale ha accesso a Internet), mentre la percentuale degli utenti mensili che accedono a Twitter rappresenta solo il 3% della popolazione mondiale. [continua…]

Stuart Hatton

Bello e possibile

di Massimo Basili il 6 ottobre 2014

Non siamo allo stesso livello di candore delle reginette che aspirano a portare la pace nel mondo, ma le intenzioni del neoeletto Mister Gay World 2014 (anche in copertina) suonano piuttosto ambiziose: “Questo è solo l’inizio. Ora è il momento di mostrare a tutti ciò che siamo come comunità gay mondiale”, ha dichiarato pochi attimi dopo la sua elezione. [continua…]

Pubblicità Kraft

Il re è nudo

di Massimo Basili il 3 ottobre 2014

Quanto è mercificato in Italia il corpo maschile?
A giudicare dai pettorali e dalle natiche virili che affollano sempre più le pubblicità di moda e profumi, sembra che nella comunicazione di massa qualcosa stia cambiando anche nel nostro paese, come del resto succede da anni nel resto del mondo occidentale.
Forse allora è utile capire se il cambiamento può considerarsi virtuoso o se invece vale l’avvertimento lanciato nel 2010 da Giovanna Cosenza, docente in Semiotica all’università di Bologna e pioniera nel campo dei gender studies proprio sul tema del corpo maschile, quando dalle pagine della rivista Alfabeta 2 scriveva che “rappresentare gli esseri umani […] come corpi belli ma privi di pensieri, emozioni, storie individuali […] comporta un grado troppo alto di svalutazione della complessità e varietà umana per non dovercene preoccupare”. [continua…]